La guerra in Medio Oriente è entrata nel suo settimo giorno e gli investitori corrono verso i beni rifugio. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha previsto che occorreranno dalle quattro alle cinque settimane per la fine delle ostilità, ma la situazione diventa sempre più controversa anche alla luce di chi potrà essere il successore dell’Ayatollah iraniano Ali Khamanei, caduto in battaglia.
Nel frattempo, crescono le preoccupazioni per una possibile crisi energetica e per gli effetti sull’economia. Il Fondo Monetario Internazionale ha previsto che un aumento del 10% del prezzo del petrolio farà crescere il tasso di inflazione dello 0,4% e ridurrà la crescita fino allo 0,2%. In tale contesto, gli asset che tradizionalmente hanno svolto un ruolo di porto sicuro non mostrano una direzione chiara, evidenziando anch’essi incertezza su quale possa essere il loro andamento nei prossimi mesi. Tuttavia, rimangono tra i più ricercati in una fase in cui gli investitori fuggono dalle attività più rischiose, come azioni e criptovalute.
Beni rifugio: su quali puntare?
I beni rifugio considerati più affidabili nei momenti di stress economico e geopolitico sono l’oro, il dollaro USA, i titoli di Stato e le azioni difensive. Ecco una panoramica di ciascun asset.
Oro
Dall’inizio del conflitto USA-Iran, l’andamento dell’oro è stato altalenante. Inizialmente i prezzi si sono impennati fino a raggiungere i 5.434 dollari l’oncia, facendo pensare a un imminente nuovo record. Tuttavia, le quotazioni si sono poi ritirate attestandosi poco sopra i 5.100 dollari, comunque lontano dai massimi storici di 5.627 dollari del 29 gennaio scorso.
Secondo gli analisti, le ultime vendite si spiegano con la necessità degli investitori di monetizzare per coprire le perdite subite altrove, ma lo status dell’oro come bene rifugio non è in discussione. "Nel nostro scenario base, 6.000 dollari è più probabile di 4.000 quest’anno, e siamo appena sopra i 5.000", ha affermato Aakash Doshi, responsabile della strategia sull’oro di State Street Investment Management.
Dollaro USA
Il dollaro USA sembra rinato dall’inizio del conflitto Mediorientale. Questa settimana il Dollar Index ha guadagnato circa l’1,5%, invertendo la rotta dopo un lungo periodo sotto forte pressione. La forza del biglietto verde si è manifestata anche nei confronti di valute tradizionalmente considerate rifugio, come yen e franco svizzero, a dimostrazione del suo ottimo momento di forma.
Questo sprint della moneta americana rimuove soprattutto i dubbi avanzati fino a poco tempo fa sul suo effettivo ruolo come bene rifugio, dopo che era stata venduta pesantemente in seguito ai dazi commerciali imposti lo scorso anno dall’amministrazione Trump. "Il dollaro ha alcune caratteristiche da bene rifugio, ma dipende molto dal contesto", ha affermato James Lord, responsabile della strategia FX di Morgan Stanley. "Non sarà sempre così, perché l’incertezza della politica statunitense ha eroso alcune delle qualità di rifugio della valuta".
Titoli di Stato
I titoli di Stato hanno in parte smarrito il loro appeal come rifugio in quest’ultima fase di tensioni geopolitiche. Gli investitori sembrano preoccupati per le conseguenze inflazionistiche di quanto sta accadendo, temendo che le Banche centrali possano alzare i tassi di interesse e quindi impattare sul prezzo delle obbligazioni.
Esistono anche timori legati all’aumento dell’indebitamento pubblico in Germania, che rischia di mettere sotto pressione il bilancio statale. "La Germania è un investimento tipico di fuga verso la qualità, ma non vuoi posizionarti sul lungo termine di un mercato rialzista se stanno aumentando il debito", ha detto Bryn Jones, responsabile del reddito fisso di Rathbones.
Azioni difensive
Le azioni difensive di norma si comportano meglio delle altre nei periodi di stress, in particolare nei settori delle utility e dei beni di consumo di base. Questo perché la domanda di alcuni prodotti essenziali rimane comunque stabile in un contesto in cui i consumatori tendono a rinunciare ai beni discrezionali. Tuttavia, con lo scoppio della guerra, questo non è avvenuto.
Ad esempio, il settore utility dell’S&P 500 è scivolato di circa un punto percentuale, mentre quello dei consumer staples ha perso quasi il 3%. Una delle ragioni potrebbe essere il fatto che finora questi settori avevano performato bene, nell’ambito della rotazione dalle azioni growth. "Quando investi nei settori difensivi ai livelli attuali dei tassi d’interesse, devi essere molto più disciplinato sui prezzi relativi", ha affermato James Bristow, gestore di portafoglio di Templeton Global Investments.