Keir Starmer ha comunicato che lascerà l’incarico di Primo ministro del Regno Unito, impegnandosi a garantire un passaggio di poteri ordinato e un nuovo leader in sella entro il ritorno del Parlamento a settembre.
Ha già informato Re Carlo III e chiesto all’esecutivo laburista di fissare il calendario della successione, ammettendo che il gruppo parlamentare non lo considera più il volto giusto per le prossime elezioni.
A meno di due anni dalla vittoria travolgente che aveva riportato il Labour a Downing Street, il Paese si prepara così al settimo premier dal referendum sulla Brexit, con cui è stata decisa l'uscita dall'Unione Europea, tenutosi esattamente 10 anni fa. Gli operatori misurano l’impatto delle dimissioni di Starmer su valuta, bond sovrani e azionario.
Dimissioni Starmer: sterlina, Gilt e FTSE in modalità “limbo”
La reazione immediata è stata controllata: la sterlina è rimasta in calo nella seduta, intorno a 1,319 dollari (grafico GBP/USD), con il cambio a 86,76 pence per euro, leggermente più debole (grafico EUR/GBP). Il rendimento del decennale britannico si è portato intorno al 4,85%.
Poco mosso anche l'indice della City, il FTSE100, che poco prima del giro di boa passa di mano a 10.366,50 punti (+0,03%), segno di un mercato che aveva già prezzato l’uscita di scena di Starmer. Per gli strategist l’effetto di breve resta limitato: la vera variabile è il profilo del nuovo leader Labour e della futura squadra economica, in particolare sul rispetto delle regole fiscali e sul ritmo di emissioni sul mercato dei gilt.
Analisti divisi su rischi e opportunità
Per alcuni operatori l’arrivo di Andy Burnham, favorito nella corsa, potrebbe contenere i rischi su pound e gilt grazie ai segnali di continuità sui vincoli di bilancio e al lavoro con economisti considerati credibili. Altri ricordano le sue posizioni passate e preferirebbero una vera competizione interna, con un confronto pubblico sui programmi per welfare, difesa e gestione del debito, temi chiave per la curva dei rendimenti.
Elaborazione: Investire.biz
C’è chi vede nelle dimissioni di Starmer un potenziale “downside” di medio periodo, tra crescita debole, inflazione elevata e tassi alti, ma anche chi intravede un “upside tail risk” per la sterlina se a fianco di Burnham dovesse arrivare al Tesoro un profilo come Wes Streeting, percepito come più orientato alla crescita.
Politica frammentata e nuova scommessa sulla leadership
Sul piano politico le dimissioni di Starmer fotografano un Labour che, dopo aver conquistato Westminster con una maggioranza storica, ha perso entusiasmo interno e consenso nel Paese, complice la percezione di un premier senza “grandi idee” e logorato da gaffe, retromarce e dal caso Mandelson.
La vittoria di Burnham nel collegio di Makerfield, contro il candidato Reform UK, ha trasformato il sindaco di Manchester nel “Reform slayer” che molti deputati vedono come unico argine alla crescita del partito di Nigel Farage.
Mentre le dimissioni di Starmer aprono la strada a un passaggio di consegne che i fedelissimi vogliono ordinato, la City resta in attesa: solo quando sarà chiaro chi guiderà il Labour e chi terrà il timone del Tesoro si capirà se questa uscita da Downing Street sarà ricordata come semplice cambio di volto o come nuovo capitolo di volatilità strutturale sui mercati britannici.