La tregua di due settimane in Medio Oriente ha portato fortuna ad Amundi. Durante la guerra USA-Iran, il più grande gestore patrimoniale europeo ha avuto il merito di acquistare azioni mentre altri investitori vendevano. Il crollo dei mercati ha rappresentato un’occasione per aumentare l’esposizione azionaria, nella convinzione che sarebbe arrivata una de-escalation.
Così è stato. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha tenuto il mondo intero con il fiato sospeso mentre l’ultimatum lanciato a Teheran giungeva a scadenza alle 2:00 di notte (ora italiana). L’intermediazione del Pakistan è stata decisiva per raggiungere un accordo su un cessate il fuoco temporaneo che includesse la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Oggi i mercati azionari stanno salendo in maniera sostenuta e anche i futures a Wall Street preannunciano una seduta in forte rialzo. “Eravamo già posizionati per un ‘TACO’”, ha dichiarato Amelie Derambure, senior portfolio manager multi-asset di Amundi. “TACO” è un termine ormai diffuso nei mercati e significa “Trump Always Chickens Out”, ossia “Trump alla fine si tira sempre indietro”.
In pratica, indica i momenti in cui il capo della Casa Bianca decide di non portare fino in fondo posizioni negoziali massimaliste. “Abbiamo aumentato gradualmente le nostre partecipazioni azionarie durante il ribasso, in particolare la scorsa settimana”, ha aggiunto Derambure, specificando che la strategia ha incluso anche alcuni acquisti di azioni statunitensi.
Ora che la situazione in Medio Oriente mostra una luce in fondo al tunnel, altre società di investimento cercano di muoversi in ottica rialzista sui mercati azionari. Ad esempio, Gary Tan, gestore di un fondo di Allspring, ha dichiarato di utilizzare la volatilità dei prezzi azionari per “migliorare la qualità delle partecipazioni in portafoglio e rafforzarne la resilienza a prezzi dell’energia strutturalmente più elevati in futuro”. Ciò significa aggiungere selettivamente esposizione ai suoi temi principali, come l’intelligenza artificiale, la difesa e le aziende con un miglioramento della governance.
Azioni: è davvero passata la paura?
La guerra USA-Iran, scoppiata alla fine di febbraio, ha messo a dura prova i nervi degli investitori e gli indici azionari sono stati sotto pressione in questo periodo, facendo impennare la volatilità. La tregua sancita nella notte distende gli animi per qualche tempo, ma il conflitto non può ancora considerarsi concluso, benché sia stato compiuto un importante passo avanti.
Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha parlato di “fragile tregua”, alludendo al fatto che non tutti remano nella stessa direzione per porre definitivamente fine alle ostilità. Sarà importante osservare come reagiranno i mercati nelle prossime settimane, ma ciò dipenderà inevitabilmente dagli sviluppi nei colloqui diplomatici, necessari per evitare un ritorno ai bombardamenti.
Secondo il desk azionario di JP Morgan Chase, “i mercati azionari hanno trovato un minimo, dato che l’accordo suggerisce un picco delle incertezze sulla guerra”. A giudizio degli strategist di Barclays, si verificherà un “potente short squeeze, poiché gli hedge fund rimuoveranno le coperture messe in atto per proteggersi dal rischio di un’ulteriore escalation”.