Il mercato si prepara al nuovo appuntamento con il mercato del lavoro statunitense. Il rapporto sull’occupazione di giugno, che sarà pubblicato oggi alle 14:30, in anticipo rispetto al consueto calendario per la festività del 4 luglio, rappresenta uno dei principali indicatori osservati dalla Federal Reserve per valutare il prossimo percorso della politica monetaria (Market mover 29/06 - 03/07 2026: focus su PMI e mercato lavoro USA).
Le attese degli economisti indicano un rallentamento nella creazione di posti di lavoro rispetto al mese precedente, ma senza segnali di forte deterioramento. Il consenso prevede infatti un aumento dei Non farm payrolls di circa 110mila unità, dopo il balzo di 172mila nuovi occupati registrato a maggio, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere stabile intorno al 4,3%.
Le retribuzioni orarie medie sono attese in crescita dello 0,3% su base mensile e del 3,5% su base annua, leggermente sopra il +3,4% precedente. Il rapporto sarà particolarmente rilevante perché arriva in una fase in cui il mercato ha progressivamente ridimensionato i timori legati a un indebolimento dell’occupazione.
Nei mesi scorsi gli economisti avevano ipotizzato che i dazi introdotti dall’amministrazione Trump potessero frenare le assunzioni e aumentare l’incertezza per le imprese. Tuttavia, la resilienza dell’economia americana e la solidità dei dati occupazionali più recenti hanno spostato nuovamente l’attenzione sull’inflazione.
ADP USA sotto le attese: rallenta la creazione di posti di lavoro
Prima del report ufficiale del Bureau of Labor Statistics, gli investitori hanno ricevuto nuove indicazioni dal mercato del lavoro USA attraverso il rapporto ADP di giugno. Il settore privato americano ha registrato un aumento degli occupati pari a 98 mila unità, in rallentamento rispetto ai +122 mila posti di lavoro di maggio e al di sotto delle attese degli analisti, che prevedevano una crescita di circa 118 mila unità.
L’incremento dell’occupazione è stato trainato principalmente dal settore dei servizi, che ha aggiunto 96 mila posti di lavoro, mentre più contenuti sono stati i contributi di manifatturiero (+5 mila) e costruzioni (+2 mila). A livello dimensionale, le piccole imprese hanno registrato la crescita maggiore con +53 mila occupati, seguite dalle aziende di medie dimensioni (+29 mila) e dalle grandi imprese (+25 mila). Il dato suggerisce un ulteriore rallentamento nella dinamica delle assunzioni, pur in un contesto in cui il mercato del lavoro rimane complessivamente resiliente.
Secondo l’economista capo di ADP, Nela Richardson, il ritmo delle assunzioni riflette sia l’andamento della domanda sia quello dell’offerta di lavoro: i lavoratori impiegano più tempo a trovare nuove opportunità, mentre in alcuni settori persistono ancora carenze di manodopera.
Dopo il dato JOLTS di maggio, che aveva evidenziato un aumento delle offerte di lavoro negli Stati Uniti a circa 7,6 milioni, il quadro complessivo resta quindi quello di un mercato caratterizzato da una fase di moderazione, con una dinamica di “bassa assunzione e basso licenziamento”.
Occupazione USA decisiva per il futuro della politica Fed
Il dato sull’occupazione sarà determinante per le aspettative sui tassi di interesse. Dopo l’ultimo intervento della Federal Reserve, il mercato ha ridotto le aspettative di tagli dei tassi, anche a causa delle persistenti pressioni inflazionistiche legate all’aumento dei prezzi energetici.
Un report sul lavoro particolarmente forte potrebbe rafforzare l’ipotesi di una politica monetaria più restrittiva, mentre un rallentamento significativo dell’occupazione potrebbe riaprire il dibattito su possibili interventi espansivi.
Secondo gli analisti, tuttavia, il quadro attuale rende difficile un cambio di direzione netto della Fed. L’inflazione rimane infatti sopra il target della Banca centrale, mentre il mercato del lavoro non mostra ancora segnali sufficientemente deboli da giustificare un rapido allentamento monetario.
Fed: inflazione e petrolio restano variabili chiave
Oltre all’occupazione, gli investitori continueranno a monitorare l’evoluzione dell’inflazione, ancora fortemente influenzata dal quadro geopolitico in Medio Oriente. Il recente cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha contribuito a ridurre le quotazioni del petrolio, con il greggio sceso rispetto ai massimi raggiunti durante la fase più acuta delle tensioni. Il prezzo del petrolio resta però una variabile cruciale per le prospettive inflazionistiche.
Il rallentamento dei prezzi energetici potrebbe favorire una moderazione dell’inflazione nei prossimi mesi, offrendo maggiore flessibilità alla Fed. Al contrario, un nuovo aumento delle tensioni geopolitiche potrebbe riaccendere le pressioni sui prezzi e complicare il percorso della Banca centrale.
Kevin Warsh al Forum BCE a Sintra: Fed mantiene approccio prudente
Al Forum BCE di Sintra, il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha evitato di fornire indicazioni sulla decisione sui tassi attesa nella riunione di luglio, mantenendo un approccio prudente sulla futura traiettoria della politica monetaria.
Nel suo primo intervento internazionale da presidente della Fed, Warsh ha sottolineato che l’inflazione resta troppo elevata, ribadendo la priorità della banca centrale sulla stabilità dei prezzi. Il numero uno della Fed ha inoltre confermato la volontà di ridurre il ricorso alla forward guidance, lasciando maggiore spazio alla valutazione dei dati economici.
Dopo la decisione di giugno, che aveva mantenuto i tassi invariati nel range 3,50%-3,75%, il mercato continua quindi a monitorare l’evoluzione dell’inflazione e del mercato del lavoro per valutare le prossime mosse della Banca centrale.