Kevin Allen Hassett, nato a Greenfield il 20 marzo 1962, è oggi una delle figure economiche più influenti degli Stati Uniti. Economista di lungo corso, dal 20 gennaio 2025 ricopre il ruolo di Direttore del Consiglio Economico Nazionale della Casa Bianca sotto la presidenza Trump.
È proprio il suo rapporto privilegiato con il presidente che lo ha portato al centro dei rumor: per molti, sarà lui il prossimo presidente della Federal Reserve dopo Jerome Powell. Vediamo cosa c’è da sapere su di lui.
Biografia Kevin Hassett: dall’accademia alla Fed
La carriera di Hassett nasce nell’ambiente accademico più tradizionale. Dopo la laurea con lode allo Swarthmore College, ottiene un dottorato in economia alla University of Pennsylvania sotto la supervisione di Alan Auerbach. Tra il 1989 e il 1994 insegna alla Columbia Business School, per poi entrare come economista alla Federal Reserve dal 1992 al 1997.
Nel 1997 approda all’American Enterprise Institute, think tank conservatore dove rimane per due decenni occupandosi di politica fiscale, energia, tassazione d’impresa e mercato azionario. In questi anni firma analisi sulla tassazione del capitale, sui dividendi, sulle carbon tax e sulla politica di bilancio, contribuendo a diverse riforme fiscali del Partito Repubblicano.
“Dow 36.000” e altre controversie intellettuali
Nel 1999 Hassett balza agli onori della cronaca con il libro “Dow 36,000”, scritto con James K. Glassman: un testo che prevede un’impennata dell’indice azionario Dow Jones fino a 36.000 punti entro pochi anni. L’opera, pubblicata alla vigilia dello scoppio della bolla dot-com, viene successivamente criticata, tra gli altri, dal futuro Nobel Paul Krugman per errori metodologici.
Hassett non teme posizioni controcorrente: nel 2007 sostiene che gli USA avrebbero potuto aumentare le entrate abbassando l’aliquota sulle imprese, interpretazione della curva di Laffer poi contestata da vari economisti.
Il consigliere dei Repubblicani: Bush, McCain, Romney, Trump
Hassett è un habitué dell’ambiente politico repubblicano. Consiglia le campagne presidenziali di McCain (2000 e 2008), George W. Bush (2004) e Mitt Romney (2012). Parallelamente costruisce una reputazione da editorialista: scrive per New York Times, Washington Post, Wall Street Journal, e firma rubriche per National Review e Bloomberg.
Il suo legame con Trump prende forma nel 2017, quando diventa Presidente del Consiglio dei Consulenti Economici (CEA), figura chiave nel varo del Tax Cuts and Jobs Act. In questa fase definisce l’Irlanda un “paradiso fiscale”, attirando critiche.
La pandemia e il ritorno alla Casa Bianca
Nel 2020, in piena crisi COVID-19, Trump lo richiama come consigliere senior. Hassett elabora un modello epidemiologico che sottostima drasticamente i decessi e spinge per una riapertura economica anticipata, venendo criticato da epidemiologi e analisti.
Con la rielezione di Trump nel 2024, Hassett torna al centro del potere economico. Da direttore del NEC sostiene la linea protezionista della Casa Bianca, appoggiando dazi e misure commerciali aggressive. Non mancano uscite controverse: attacca il Canada parlando di “emergenza droga”, e minimizza l’impatto dei nuovi dazi USA annunciati nel 2025.
Crypto, Coinbase e potenziali conflitti d’interesse
Uno degli aspetti più discussi della sua candidatura alla Fed è il suo passato (e presente) nel mondo cripto. Hassett ha infatti: ricoperto un ruolo nel consiglio consultivo di Coinbase, percepito compensi per oltre 50.000 dollari annui, detenuto tra 1 e 5 milioni di dollari in azioni dell’exchange.
Una posizione delicata: la Fed gioca un ruolo cruciale nella regolamentazione bancaria, negli standard per gli exchange e nelle discussioni su un eventuale dollaro digitale. La sua nomina aprirebbe un dibattito nazionale sul rischio di conflitti d’interesse, soprattutto se non dovesse vendere le quote.
Il favorito di Trump per la Fed
Secondo Bloomberg, Hassett è il frontrunner nella selezione del successore di Powell. I prediction markets gli attribuiscono oltre il 50% di probabilità. Per Trump, sarebbe un presidente della Fed meno ostile ai tagli dei tassi, più sensibile alle esigenze del mercato, possibilmente più aperto verso il settore crypto.
Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha lasciato intendere che l’annuncio arriverà entro Natale o, al più tardi, a inizio 2026. Il mandato di Powell scade a maggio 2026: la Casa Bianca vuole una transizione ordinata. In corsa ci sono anche Kevin Warsh, ex governatore Fed, Christopher Waller, governatore attuale, Michelle Bowman, governatrice Fed e Rick Rieder, manager di BlackRock (Fed: ecco i 5 candidati alla presidenza per il dopo-Powell).
Verso una Fed più politica?
La sua possibile nomina solleva dubbi tra analisti e osservatori istituzionali: un presidente della Fed così vicino alla Casa Bianca rappresenterebbe un rischio di politicizzazione dell’istituto.
Un’eventualità che potrebbe cambiare profondamente il funzionamento della Banca centrale, la politica monetaria e il rapporto dei mercati con l’autorità più importante del mondo finanziario. Se Hassett diventerà davvero il prossimo presidente della Fed, la Banca centrale entrerà in una nuova fase, più politica e forse più accomodante.