Petrolio giù: l'accordo dell'OPEC+ che non convince i mercati | Investire.biz

Petrolio giù: l'accordo dell'OPEC+ che non convince i mercati

14 apr 2020 - 12:47

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Dopo lo storico accordo tra i paesi dell'OPEC+ per il taglio dell'offerta, il prezzo del greggio torna a scendere dopo un'impennata iniziale. Nere le previsioni di GS.

  • L'OPEC+ annuncia un taglio di 9,7 milioni di barili giornalieri ma il prezzo del petrolio scende;
  • Il mercato giudica inadeguata la riduzione dell'offerta e vede ancora squilibri nel mercato dell'oro nero;
  • Le previsioni degli analisti non sono molto confortanti per il futuro del petrolio, almeno nel breve.

 

Il prezzo del petrolio perde circa il 2% nella giornata di oggi, con il Brent sceso fino a 29 dollari al barile e il WTI a 22 dollari. Dopo quattro interminabili giorni di trattative finalmente si è giunti ad un risultato storico: l'OPEC+ lo scorso giovedì sera ha tagliato l'offerta di greggio di 9,7 milioni di barili al giorno. Da lì le quotazioni dell'oro nero hanno inizialmente preso il volo, dando l'impressione di voler recuperare in breve tempo tutto il terreno perduto dopo la drammatica frattura in seno al Cartello di marzo. Ben presto però il mercato ha cambiato direzione e ha ripreso a vendere a mani basse il grsso, riportando le quotazioni dell'oro nero sotto i livelli iniziali. In controtendenza stamane i titoli dell'energia negoziati a Piazza Affari, con ENI che guadagna l'1,14% e Saipem l'1,29%. Tenaris viaggia appena sopra la parità.

Cosa è successo tra giovedì e venerdì

La trattativa non è stata facile, c'è stato bisogno di tutto il savoir faire e l'autorevolezza di Donald Trump per conciliare le posizioni in campo tra chi come l'Arabia Saudita avrebbe voluto un taglio corposo e generalizzato e chi come la Russia preferiva andarci con i piedi di piombo. Il Presidente USA ha dovuto soprattutto dipanare la questione che vedeva l'insorgere di un'autentica spina nel fianco, ossia la posizione del Messico. Il Paese di Obrador è stato restio sin dall'inizio a decurtarsi i rifornimenti e ha respinto qualunque richiesta in seno al Cartello di ridurre di 400 mila barili al giorno la produzione di greggio. Alla fine si è giunti ad un compromesso convincendo lo Stato nordamericano a un taglio di 100 mila barili. Come riportato dal New York Times, proprio Trump si è fatto garante dei rimanenti 300 mila accollandosi tutto il peso e proponendo di conteggiare il tutto come se fosse una riduzione del Messico. Quindi gli USA, insieme a Brasile e Canada, porteranno a 3,7 milioni giornalieri il calo complessivo dell'offerta. Il grosso del taglio complessivo sarà ovviamente tutto sulle spalle di Russia e Arabia Saudita che si accolleranno la metà del carico. Mentre verranno risparmiati Iran, Venezuela e Libia.

L'accordo in 3 punti

La cosa che interessa particolarmente il mercato in tutta questa vicenda, al di là dei numeri, riguarda il significato profondo di tutto l'accordo. Questo potrebbe essere riassunto in 3 punti:


1) L'accordo ha dato alla luce una nuova grande alleanza di portata storica: USA, Russia e Arabia Saudita. Ciò non solo ha evitato il collasso del mercato dell'oro nero, ma permetterà di controllare l'offerta globale nei prossimi anni permeando tutto su un asse di ferro. In questo si giustifica l'entusiasmo del presidente Trump che ha dichiarato che tale accordo salvaguarderà migliaia di posti di lavoro negli Stati Uniti;

2) Ciò che è venuto fuori dalla riunione dell'OPEC+ e dal G20 Energia è solo il primo passo verso un'intesa più corale per il futuro. Infatti l'obiettivo sarebbe di raddoppiare la diminuzione dell'offerta portandola a 20 milioni di barili. A questo proposito il principe saudita Abdullaziz Bin Salman ha dichiarato che verrà monitorata attentamente la domanda e se ce ne sarà bisogno si interverrà nuovamente per un altro piano di equilibrio ancora più imponente. Bisogna però confrontarsi, ha aggiunto, con l'incertezza legata al Coronavirus, ma la flessibilità e il pragmatismo saranno le armi che permetteranno a questa nuova alleanza di affrontare al meglio la situazione. Importante è stato il passo in tale direzione che ha condotto alla decisione di accumulare fino a 200 milioni di barili le scorte strategiche nei prossimi due mesi;

3) Quella tra Russia e Arabia Saudita non è solo una tregua, ma una pace vera e propria. Questo aspetto dovrebbe tranquillizzare i mercati per i prossimi anni che in teoria non dovrebbero aspettarsi ancora un guerra di prezzi. Lo dimostrerebbe quello che c'è scritto nel comunicato finale dell'OPEC Plus: il taglio collettivo sarà portato a 7,7 milioni dal 1°luglio 2020 e a 5,8 milioni dal 1° gennaio 2021 al 30 aprile 2022. Un piano triennale che dimostrerebbe tutta l'intenzione dei due Paesi di cooperare e di risparmiare al mercato altri eventuali shock. E la dice lunga anche l'intervista entusiastica del portavoce al Cremlino Dmitry Peskov che era stato nei giorni scorsi parecchio caustico nel modo di porsi rispetto agli alleati. Alla fine dei lavori si è detto soddisfatto per il risultato raggiunto perché questo ha evitato di far sprofondare tutto il mercato dell'oro nero nel caos a causa di dinamiche di prezzo che non si sarebbe poi riusciti a controllare.

Cosa non è piaciuto ai mercati

Il prezzo del petrolio però è sceso. Probabilmente c'è una componente legata al fatto che il mercato aveva già almeno in parte scontato l'accordo, come dimostra il rialzo dell'11% del giorno antecedente alla riunione dell'OPEC+. Secondo gli esperti però il vero motivo risiede nel fatto che il mercato abbia giudicato insufficiente il taglio dell'output in rapporto al drammatico crollo della domanda. Una stima del New York Times rivela che il Coronavirus ha portato a un calo delle richieste di petrolio di 25-35 milioni di barili giornalieri che rimarranno tali fin quando non si riprenderà il normale ritmo dei viaggi aerei, delle spedizioni delle merci e di tutto il commercio globale. Di fronte a questo shock della domanda, 9,7 milioni di barili in meno offerti sarebbero assolutamente inadeguati, creando degli squilibri tali da spingere il prezzo di equilibrio a livelli ancora più bassi.

Gli analisti di Goldman Sachs mettono addirittura in dubbio che il taglio sia della portata annunciata. La banca d'affari sostiene che nel totale è stato conteggiato anche il petrolio dell'Iran che è stato sanzionato e il calo dell'offerta legato alle tensioni politiche di Nigeria, Libia e Venezuela. Quindi la decurtazione effettiva sarebbe di 4-5 milioni di barili e non di 9,7 milioni.
A questo bisogna aggiungere un fatto che probabilmente non è passato inosservato. In Asia, Saudi Aramco applicherà ulteriori sconti sul prezzo del petrolio, questo significherebbe che nonostante tutto in alcune aree geografiche la compagnia petrolifera non è disposta a cedere quote di mercato e questo per gli operatori non è un segno di totale distensione.

 

Analisti: Morgan Stanley vede stabilità nei prezzi

Secondo alcuni analisti l'accordo che è stato raggiunto forse eviterà di far precipitare i prezzi verso minimi storici, ma non sarà abbastanza per rilanciare le quotazioni del greggio. Ne è convinta Morgan Stanley che vede nel terzo trimestre il WTI a 27,5$ al barile e il Brent a 30 dollari, in rialzo entrambi di 5$ rispetto alle stime precedenti. La casa d'affari americana ritiene anche che le scorte nei prossimi mesi non verranno ridotte, però la ripresa delle attività dovrebbe consentire di diminuire gli stock nei magazzini. Più nera la previsione di Goldman Sachs che è dell'idea che il prezzo continuerà a scendere, almeno fino a quando il traffico aereo non riprenderà a viaggiare. La perdita di 19 milioni di barili di domanda nei prossimi due mesi non potrebbe di certo venire compensata da un taglio volontario dell'offerta. Per questo solo quando il Coronavirus allenterà la diffusione e la domanda riprenderà a salire si potrà assistere ad una vera inversione di tendenza.

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