Materie prime: caffè amaro con il coronavirus

  • Coronavirus ha colpito duramente tutto il comparto delle commodities
  • Il caffè è scivolato nuovamente sui minimi storici dopo un illusorio rally nel mese di dicembre
  • L'eccesso di offerta ed il prevedibile crollo dei consumi cinesi all'interno di locali come Starbucks tra le cause del crollo dei prezzi

Mentre le attenzioni dei media si sono concentrate nei giorni scorsi sugli effetti negativi generati dal coronavirus verso i prezzi di materie prime come petrolio e rame, poca attenzione è stata rivolta all’andamento del caffè, il cui valore si è letteralmente sbriciolato in pochi giorni con un calo che da inizio anno supera il 20%.

In realtà la discesa del prezzo del caffè arabica comincia a metà di dicembre quando il picco di prezzo registrato dopo un rally dirompente cominciato ad ottobre 2019 (+50%) ha dato il là a vendite che di fatto hanno riportato le quotazioni a poco più del 5% dai minimi storici.

Il coronavirus ha le sue colpe, non tanto per il consumo cinese di caffè tuttora modesta all’interno del panorama mondiale, quanto per le prospettive di rallentamento nell’economia che vedono il caffè ed i consumi discrezionali come una variabile molto interessata. A dover di cronaca ricordo comunque che la domanda cinese di caffè è in crescita costante dal 2010, con il consumo raddoppiato dal 2016 al 2019.

Starbucks ed il rivale cinese Luckin hanno più di 4000 punti vendita in Cina con una forte espansione programmata per gli anni a venire. Naturalmente il blocco delle attività ed il forzato utilizzo di mascherine nei luoghi pubblici rende pressochè inservibili questi locali. Starbucks ha perso nelle ultime due settimane il 10% del suo valore in borsa.

In realtà il calo del prezzo del caffè nasce da una situazione pregressa di eccesso di produzione che si va ad incastrare in uno scenario di prevedibile rallentamento congiunturale. Secondo gli analisti al prezzo attuale il caffè viene venduto per molti produttori al di sotto del prezzo di produzione ed il coronavirus rende quanto mai opportuno il detto “piove sul bagnato”.

Caffè e mercati: quali strumenti sfruttare

Chi volesse comunque scommettere sull’ennesima commodity prossima ai minimi storici esistono strumenti quotati come l’ETF Wisdom Tree Coffe, anche in versione a leva. Lo strumento è un ETC quotato su Borsa Italiana ed ha l’obiettivo di replicare l’indice Bloomberg Coffe Subindex. Naturalmente lo strumento ha natura sintetica in quanto la replica dell’indice avviene con contratti futures.

Come ben spiegato sul factsheet di Wisdom Tree “ I contratti future sono di norma venduti proprio prima della scadenza del contratto stesso per stipularne dei nuovi, al fine di evitare l'effettiva consegna della materia prima in questione (un processo conosciuto come "roll-over") in modo da mantenere un'esposizione continua alla materia prima. I contratti acquistati possono essere più cari rispetto ai contratti venduti, in tal caso l'investitore in contratti future su materie prime va incontro a una perdita aggiuntiva. Tale tendenza di mercato è nota come "contango". Alternativamente, i contratti acquistati possono essere più convenienti rispetto a quelli venduti, il che comporta un guadagno supplementare, conosciuto come "backwardation". La differenza di prezzo è comunemente chiamata "roll yield".

Un po’ di education di ripasso non fa mai male ed è giusto ricordare che ai costi di rolling vanno aggiunte le commisioni di gestione dello 0,49% e che il metodo di replica è fully funded swap, ovvero che la società emittente trasferisce la liquidità proveniente dagli investitori alle controparti di swap.

Buon caffè a tutti.

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