Europa: arriva l'embargo su gas e petrolio, ora che succede? | Investire.biz

Europa: arriva l'embargo su gas e petrolio, ora che succede?

Il Parlamento Europeo ha votato a larga maggioranza per imporre l'embargo di combustibili russi, ma l'Europa può davvero liberarsi dalle forniture di Mosca? Vediamolo

Il Parlamento Europeo ha votato a favore dell'embargo totale e immediato nei confronti di gas, petrolio, carbone e combustibile nucleare russi. Sono stati 513 i voti favorevoli, 22 i contrari e 19 gli astenuti. Inoltre è passato l'emendamento per l'abbandono all'utilizzo dei gasdotti Nord Stream 1 e 2, con 413 voti favorevoli, 93 contrari e 45 astenuti.
 
L'Eurocamera quindi lancia un messaggio chiaro, condannando senza appello le atrocità russe commesse dall'esercito in Ucraina. In questo modo viene tolta una fonte di finanziamento importante a questa guerra Russia-Ucraina che sta seminando vittime quotidiane.
 
Adesso la palla passa al Consiglio UE e alla Commissione Europea, che sono al lavoro per preparare un altro pacchetto di sanzioni atte a indebolire la posizione di Putin, convincendolo ad aprire seriamente le trattative di pace. 
 

Gas naturale: le alternative alla fornitura russa

L'indignazione per quanto avvenuto a Bucha è tanta ed era difficile immaginare che l'Europa non avrebbe preso una posizione netta. Il punto è chiedersi se rinunciare alle risorse energetiche russe è un lusso che potrà permettersi. Analizzando la situazione dei principali produttori mondiali qualche dubbio rimane.
 
Ad oggi, l'Unione Europea si approvvigiona per il 30% del petrolio e per il 40% del gas dalla Russia per soddisfare il proprio fabbisogno energetico. Nelle casse di Mosca entra qualcosa come 850 milioni di dollari al giorno dal pagamento degli idrocarburi.
 
La questione del gas è più complicata. Gazprom produce 540 miliardi di metri cubi, di cui 331 miliardi consumati in Russia e 168 miliardi esportati in Europa attraverso i vari gasdotti. Il secondo produttore è la National Iranian Oil Company che produce 291 miliardi di metri cubi, dei quali 280 miliardi convogliati in Iran. In pratica la produzione russa stacca di quasi il doppio quella del secondo estrattore di gas mondiale.
 
Qui emergono 2 ordini di problemi. Intanto l'Iran è sottoposto alle sanzioni per via della questione del nucleare. Tuttavia, un accordo in tale senso potrebbe aprire all'accesso al gas iraniano, se non fosse che mancano le strutture per trasferire il combustibile fino all'Europa. E a questo punto entra in gioco il secondo problema.
 
A differenza del petrolio, il gas è un bene meno fungibile, quindi ha bisogno di gasdotti o di impianti di liquefazione per trasferirlo dal punto di produzione. Per costruirli occorrono anni, non si fa in un giorno.
 
Gli unici gasdotti che arrivano in Europa, oltre quelli che partono dalla Russia, sono i gasdotti di Norvegia, Azerbaigian, Libia e Algeria. Quest'ultima ha peraltro qualche problema diplomatico con il Marocco, che da novembre ha bloccato una delle sue rotte verso la Spagna. Tuttavia, secondo James Waddell, responsabile del gas europeo presso consulenza Energy Aspects, in Algeria ci potrebbe essere una capacità di esportazione inutilizzata.
 
La Norvegia e l'Azerbaigian potrebbero aumentare le forniture di gas rispettivamente fino a 5 miliardi e 3 miliardi di metri cubi. Troppo poco anche solo per pensare di sostituire il combustibile importato dalla Russia.
 

Gas naturale: GNL unica ancora di salvezza per l'Europa?

L'Europa si trova di fronte a un'unica scelta a questo punto: aumentare le importazioni di gas naturale liquefatto. Il GNL non dipende da gasdotti, ma può essere trasportato via nave. Recentemente l'Europa ha raggiunto un accordo con gli Stati Uniti, che hanno garantito ulteriori 15 miliardi di metri cubi per il 2022 e anche di più in futuro, senza alcuna indicazione della quantità.
 
Per fare questo, i produttori americani dovrebbero approvare progetti che raddoppino la capacità di esportazione, da 105 miliardi a oltre 200 miliardi di metri cubi all'anno entro la fine del decennio. Questo farebbe degli USA il più grande esportatore al mondo di GNL.
 
L'altro canale è il Qatar. La società statale QatarEnergy nel 2021 ha prodotto 110 miliardi di metri cubi di gas, di cui 24 miliardi consumati internamente e 86 miliardi convertiti in GNL per l'export. Il prossimo grande progetto è l'espansione di North Field, riguardante lo sviluppo di 6 mega treni di GNL, che dovrebbe iniziare la produzione nel 2025, aumentando la capacità di fornitura all'estero da 77 a 126 milioni di tonnellate entro la fine del 2026.
 
In Europa, tra le grandi compagnie energetiche, è Shell a produrre la maggiore quantità di gas, estraendo oltre 100 miliardi di metri cubi, di cui quasi la metà vengono convertiti in GNL. Al di là di tutti questi numeri, rimane sempre la questione che in Europa non ci sono abbastanza gassificatori per accogliere il gas naturale liquefatto e trasformarlo al fine di farlo arrivare nelle case e nelle industrie. E iniziare a costruirli anche qui non richiede un giorno.
 
 

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