Wall Street: cosa dice la storia quando entra in un mercato ribassista | Investire.biz

Wall Street: cosa dice la storia quando entra in un mercato ribassista

La Borsa americana è ufficialmente entrata in un mercato ribassista questa settimana. Per la storia però non sempre questa è una notizia negativa, vediamo perché

L'indice S&P 500 è entrato ufficialmente in un mercato ribassista questa settimana, allorché è diminuito di oltre la soglia del 20% dai top storici, che determina la linea di demarcazione tra un territorio neutro e un percorso in discesa. Le ragioni che hanno portato a questo, e che devono far temere gli investitori di ulteriori cadute, si racchiudono nell'aspettativa che la Federal Reserve si mostri più aggressiva sul fronte tassi di quanto finora si è creduto.
 
L'inflazione dell'8,6% di venerdì scorso ha superato le attese e mostra che ancora non è tempo per un rallentamento dei prezzi. Da quel momento il mercato ha maturato l'idea che alla fine dei due giorni di riunione della Fed che terminerà questa sera, la Banca Centrale deciderà per un aumento dello 0,75% del costo del denaro. Una stretta così forte non si ha dal 1994 e negli ultimi 50 anni è avvenuta solamente i 28 occasioni. In attesa del verdetto i trader continuano a vendere, perché ora si aspettano ulteriori ribassi dei prezzi delle azioni.
 

Cosa succede storicamente quando vi è un mercato orso

Valutando le cose con maggiore freddezza e facendo ricorso alla storia, non è detto che quando Wall Street entra in un mercato ribassista siano solo cattive notizie. Dalla grande crisi del '29 l'S&P 500 ha avuto a che fare con oltre 25 mercati ribassisti e il calo medio quando si è entrati in questo territorio è stato del 36%, con il raggiungimento del minimo in un tempo medio di 52 giorni. Questo vuol dire che, ponendosi nella norma, ci sarebbero oggi altre 10 settimane di vendite, con il livello più basso che sarebbe toccato a fine agosto. Questa di per sé non sarebbe una buona notizia, perché vorrebbe dire che per tutta l'estate i mercati soffriranno ancora.
 
Tuttavia, vi sono stati mercati ribassisti che sono andati molto più in basso e sono durati più a lungo. Ad esempio, quando vi è stata la crisi dei mutui subprime nel 2008, l'indice S&P 500 è sceso fino al 52% e il calo è durato oltre 12 mesi. Viceversa nel 2020, con lo scoppio della pandemia, il drawdown è stato del 34% e la durata si è limitata ad appena 33 giorni. Mentre nel 1962 la durata è stata più lunga, ovvero 240 giorni, però il ribasso ha raggiunto solo il 22%. Questo significa che vi sono mercati ribassisti e mercati ribassisti, quindi non è possibile uniformarli.
 
La buona notizia è un'altra, ovverosia che nel lungo termine i rendimenti dell'S&P 500 sono risultati positivi. Dal 1950, il principale indice americano 3 mesi dopo del manifestarsi di un mercato ribassista è stato più alto nel 75% delle volte, con un rendimento medio del 6,4%. Mentre se si estende l'orizzonte temporale a 12 mesi, il recupero è stato del 17%.
 

Cosa potrebbe cambiare questa volta?

Il mercato ribassista di oggi potrebbe presentare delle differenze rispetto a quelli del passato. Ad esempio attualmente vi è un tasso di inflazione più radicato e questo sicuramente rappresenta un fattore che potrebbe sostenere i cali più a lungo e magari con un passivo maggiore. Questo ancor più che la politica aggressiva della Federal Reserve andrà a colpire gli utili delle imprese, che verosimilmente saranno rivisti al ribasso nei prossimi mesi.
 
Di diverso oggi vi è anche il fatto che nel mondo si sta combattendo una guerra sanguinosa tra Russia e Ucraina, che ha un impatto pesantissimo su economie, imprese e mercati. Tuttavia, è sempre bene ricordarsi che niente dura per sempre e prima o poi anche i mercati ribassisti più accentuati e duraturi hanno svoltato. Quindi, gli investitori con un orizzonte temporale lungo potrebbero già cominciare a costruire posizioni, accumulando gradualmente azioni di qualità e in settori che avranno una maggiore probabilità di rialzarsi.
 
 
 

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