29 ottobre: anniversario del Big Crash di Wall Street del 1929 | Investire.biz
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29 ottobre: anniversario del Big Crash di Wall Street del 1929

Quello 2020 è un 29 ottobre particolare: ricorre l'anniversario del Black Tuesday del '29. Le discese delle Borse degli ultimi giorni fan tornare alla mente cosa successe

E' di questi ultimi giorni il ritorno delle vendite sui principali indici di Borsa mondiali, con gli investitori che sembra abbiano orientato il loro sentiment verso un atteggiamento da risk-off dopo le ultime notizie sulla ripresa del numero di contagi da Coronavirus e le relative misure di contenimento di diffusione del virus. E proprio oggi, 29 ottobre, ricorre l'anniversario che ha fatto la storia delle Borse internazionali, scatenando il panico prima a Wall Street e poi provocando veri e propri disastri a tutta l'economia reale del Mondo.

Il 29 ottobre del '29 passò infatti alla storia come il martedì nero di Wall Street, giorno in cui avvenne il tracollo della Borsa americana che si riflesse sugli altri mercati. Tutti associano quel giorno alla Grande Crisi a livello mondiale che durò un decennio, ma non tutti sono d'accordo se il crash fu la causa o l'effetto di ciò che avvenne dopo. Vediamo di analizzarlo insieme ripercorrendo i fatti.

 

Martedì nero: il giorno del collasso

La mattina di martedì 29 ottobre del 1929 la Borsa di New York entrò nel panico più totale. 16 milioni di azioni furono tempestate da ordini di vendite selvagge che nell'arco di mezza giornata bruciarono 14 miliardi di dollari. Il contagio si diffuse ben presto nelle altre Borse di tutto il Paese, come quelle di Chicago e San Francisco.

Il Dow Jones sprofondò del 12% e gran parte delle azioni delle più grandi società persero fino al 50% del loro valore. Per le strade di New York si consumarono tragedie indicibili, con le persone in preda a uno stato di follia collettiva e un certo numero di investitori che si tolsero la vita vittime della disperazione per le ingenti perdite subite.

Tuttavia le avvisaglie della catastrofe ci furono tutte nei giorni precedenti il Big Crash. Lunedì 21 ottobre e martedì 22 ottobre infatti il mercato azionario statunitense era stato segnato da pesanti vendite che facevano presagire un ulteriore tonfo delle quotazioni. Cosa che avvenne puntualmente il giovedì 24 ottobre dove le contrattazioni videro una crescita violenta degli ordini short. Vennero vendute in un solo giorno più di 12 milioni di azioni, che precipitarono di valore. Nonostante i broker e le banche cercassero di rassicurare gli investitori, nessuno voleva più comprare in preda al panico.

Venerdì 25 ottobre Thomas W. Lamont, numero uno della Morgan Bank, Albert Wiggin, capo della Chase National Bank e Charles E. Mitchell, Presidente della National City Bank, si diedero appuntamento per affrontare la situazione e per tentare di concerto di frenare l'onda disastrosa delle vendite. Nella riunione si decise di intervenire attraverso Richard Whitney, vice presidente dell'Exchange, che fece per conto delle banche un ordine di acquisto della società U.S. Steel, le cui azioni stavano colando a picco. Subito dopo la stessa cosa fece con altre azioni minori.

La situazione così temporaneamente si stabilizzò e il fatto fece pensare a molti che si fosse trattato soltanto di una settimana turbolenta dal carattere passeggero. Il successivo martedì invece si consumò il dramma. Sebbene alcuni giganti finanziari come il fondo Rockefeller comprarono una grande quantità di titoli per sostenere il mercato, fu tutto inutile. La discesa fu perentoria: da quel giorno iniziò la prima grande crisi finanziaria globale, che prese il nome di Grande Depressione.

 

Martedì nero: genesi di un crollo

L'indice Dow Jones era aumentato di cinque volte nel quinquennio precedente al grande crollo, con le azioni che raggiunsero il picco di 381,17 dollari il 3 settembre del 1929. L'euforia generale aveva spinto molti americani a indebitarsi per comprare azioni, così i broker nell'agosto di quell'anno finanziavano per circa il 70% l'investimento dei loro clienti. Il controvalore dei prestiti aveva raggiunto la cifra di 8,5 miliardi di dollari, una quota impressionante se si pensa che era superiore rispetto alla quantità di moneta che circolava negli Stati Uniti.

I multipli societari nel settembre del '29 avevano toccato quota 32,6 e ciò faceva pensare a una bolla speculativa in atto. Dopo il picco del 3 settembre i corsi azionari persero nell'arco di un mese circa il 17% ma poi recuperarono in una settimana la metà del valore perduto.

Per l'economista Jude Wanniski, queste oscillazioni erano correlate alla prospettiva del passaggio parlamentare della legge di Smoot-Hawley, secondo cui venivano imposte maggiori tariffe sulle importazioni. Questa teoria non ha comunque trovato un suffragio universale nel mondo degli economisti, pertanto rimane solamente un'ipotesi.

Alcuni accademici come Joseph Schumpeter e Nikolai Kondratieff videro quel crollo come il risultato di un processo storico che iniziò e finì come qualsiasi ciclo economico che vede un periodo di crescita e di arresto.

Un'altra scuola di pensiero imputò a quel crollo la Grande Depressione che colpì successivamente l'economia americana con l'aumento delle bancherotte, delle chiusure aziendali e dei licenziamenti. Addirittura l'economista Milton Friedman additò alla FED la responsabilità di aver trasformato una recessione in depressione a causa di interventi scellerati di restrizione monetaria dopo quel giorno.

Sulla Banca Centrale a stelle e strisce puntò il dito anche l'economista americano Murray Rothabard, facendo però un passo indietro rispetto a Friedman. Secondo l'esperto, la Federal Reserve, insieme ad altri istituti centrali, si rese artefice di una reazione a catena nel mondo del credito attraverso tassi bassi che crearono una bolla, poi scoppiata con i successivi rialzi del costo del denaro.

 

Martedì nero: dopo il default

Causa o effetto che sia stato, il 29 ottobre lasciò un segno nei mercati finanziari che non fu più scordato. Dopo quel giorno la Borsa americana entrò in una spirale negativa che culminò il 13 novembre con un nuovo minimo del Dow Jones a 198,6.

Da quel momento però ci fu una reazione del mercato che portò a una crescita di circa il 50% fino all'aprile dell'anno successivo. Ma il rimbalzo non durò molto, le vendite continuarono fino al 1932 quando l'indice americano toccò l'8 luglio la quota di 41,22 dollari, ossia il valore più basso di tutto il '900. Si dovette aspettare fino al 1954 perché il Dow Jones tornasse ai livelli antecedenti all'ottobre del 1929.

Nel frattempo, due anni dopo il crash, il Senato americano istituì una Commissione d'Inchiesta che indagasse sulle cause del crollo, ma non ne venne a capo di nulla di particolare. Nel 1933 il Congresso approvò il Glass Steagall Act con cui sancì la separazione tra le banche commerciali e quelle d'affari. Le prime si sarebbero occupate della gestione dei conti correnti e dei finanziamenti. Le seconde invece della parte relativa al trading sui mercati finanziari. La ragione fu dettata anche e soprattutto dal fatto che, dopo il crash, molti risparmiatori si precipitarono presso la propria banca a ritirare i propri risparmi, mettendo in difficoltà molti istituti di credito che furono costretti a dichiarare default.

Intanto però la crisi colpiva al cuore l'economia, soprattutto con riferimento al ceto medio che fu protagonista in quegli anni degli investimenti in Borsa, ma anche come sostenitore della domanda nell'economia reale. Il calo dei consumi che ne conseguì dopo quel giorno portò molte fabbriche a chiudere, altrettante a ridurre la forza lavoro o i salari. L'effetto insomma fu devastante.

Il Martedì Nero sensibilizzò le istituzioni borsistiche per sospendere le contrattazioni nel caso in cui avvenissero dei crolli repentini causati dal panico generale. La cosa però fu messa in pratica quando, quasi sessant'anni dopo, l'America rivisse lo stesso incubo con quello che passò alla storia come il Lunedì nero del 1987.

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2 - Commenti

Lorenzo Schneider

Lorenzo Schneider - 30 ottobre 12:13 Rispondi

Johnny Zotti

Johnny Zotti - 30 ottobre 15:13 Rispondi