Indici di Borsa: i 5 migliori e i 5 peggiori del primo semestre | Investire.biz

Indici di Borsa: i 5 migliori e i 5 peggiori del primo semestre

Per gli indici di Borsa globali, il 1° semestre del 2022 è stato caratterizzato dalle vendite. Vediamo in questi primi sei mesi dell'anno chi sono i migliori e i peggiori

Il primo semestre dell'anno in corso è stato particolarmente sfidante per i mercati azionari di tutto il mondo. Gli indici sono stati messi costantemente sotto pressione da una serie di eventi che tutti insieme poche volte si sono visti nella storia dell'economia e delle Borse mondiali. Al centro delle principali dinamiche che hanno condizionato le quotazioni sicuramente la politica monetaria da parte delle Banche centrali, divenuta improvvisamente molto aggressiva per cercare di contenere un'inflazione straripante.

Stati Uniti, Europa e Gran Bretagna hanno dovuto fare i conti con tassi di crescita dei prezzi al consumo ben superiori all'8% e il rialzo dei tassi è sembrato un passaggio obbligato. La Federal Reserve ha aumentato il costo del denaro per tre volte, la Bank of England per quattro volte, che si sono aggiunte alla stretta di dicembre 2021, mentre la Banca Centrale Europea ha comunicato che inizierà il ciclo dei rialzi a partire da questo mese.

Lo scoppio della guerra Russia-Ucraina è stato l'altro grande fatto che ha contribuito ad affossare le quotazioni azionarie, creando una crisi energetica soprattutto in Europa che ha richiamato i momenti bui degli shock petroliferi degli anni ‘70. Nel contempo vi è stata la crisi degli approvvigionamenti, partita con la fase post-pandemica ed esacerbata con l'intensificarsi del conflitto nell'Est Europa, e l’imposizione delle sanzioni occidentali alla Russia. Non di meno ha influito il rallentamento dell'economia cinese per effetto delle chiusure primaverili da Covid-19, che hanno frenato fortemente la produzione industriale. 

 

Indici di Borsa: chi ha vinto e chi ha perso

In un contesto quindi davvero molto difficile, sono state poche le aziende che sono riuscite a rimanere a galla nei mercati azionari in questa prima metà del 2022. Il sell-off ha spazzato via centinaia di miliardi di capitalizzazione travolgendo ogni settore, in particolare quello tecnologico che aveva guidato il grande ciclo rialzista durato più di 10 anni.

Sono emerse le azioni legate alle materie prime, in modo speciale quelle energetiche del petrolio e del gas, che sono riuscite a realizzare profitti esorbitanti con il rincaro dei prezzi. Nel complesso gli indici azionari sono stati agonizzanti, con perdite diffuse in ogni Regione. Vediamo quindi nello specifico quali sono i 5 che si sono comportati meglio e i 5 peggiori al 30 giugno 2022.

 

I 5 migliori

 

FTSE 100

La maglia rosa degli indici più virtuosi è assegnata all'indice britannico, che rappresenta le 100 società più capitalizzate quotate al London Stock Exchange. La performance dell'indice dal 1° gennaio al 30 giugno è stata di -2,92%. Il primato del Financial Times Stock Exchange 100 è derivato dalla grande presenza di titoli energetici, che hanno beneficiato del grande rally delle materie prime come il petrolio, arrivato a un massimo di 138 dollari quest'anno. 

 

IBovespa

Secondo in classifica è l'indice brasiliano con una perdita del 5,99%. Il paniere comprende 60 titoli negoziati nella Borsa di San Paolo, che rappresentano l'80% del volume scambiato negli ultimi 12 mesi e che sono stati scambiati almeno nell'80% dei giorni di Borsa. L'IBovespa viene rivisto ogni 3 mesi, per mantenere alta la rappresentatività del volume negoziato. L'andamento migliore rispetto alle altre Borse è dovuto al fatto che il 70% dell'economia brasiliana dipende dall'export di materie prime di cui il Brasile è ricco. Da quelle agricole alle energetiche, ai minerali, il Paese ha tratto grande vantaggio grazie all'aumento dei prezzi sul mercato.

 

Hang Seng 

Al terzo posto troviamo l'Hang Seng con una performance negativa del 6,57%. L'indice è costituito dalle 50 società più capitalizzate della Borsa di Hong Kong. Il mercato cinese ha risentito molto meno della crisi energetica scaturente dalla guerra Russia-Ucraina e inoltre non è stato influenzato dalla politica monetaria della Banca Centrale del Paese che, a differenza di quella USA e britannica, si è mantenuta accomodante.

 

Ibex 35

L'indice spagnolo occupa la quarta posizione con un passivo in questi primi 6 mesi del 7,06%. Il benchmark comprende i 35 titoli a maggiore capitalizzazione della Borsa di Madrid. Le performance dell'Ibex 35 sembrano un'anomalia se rapportate a quelle di altri indici europei, considerando anche che la Spagna importa l'11% del petrolio dalla Russia, appena sotto il 12% dell'Italia. La chiave di lettura sta però in una minor dipendenza di Madrid dal gas russo, al punto che la Spagna può considerarsi quasi un'isola felice. Il Paese è leader nelle rinnovabili grazie all'energia solare, eolica e idraulica e ha attualmente sei impianti per il trattamento del gas naturale liquefatto. Cosa quest'ultima estremamente importante per accogliere il GNL che arriva dagli Stati Uniti.

 

Nikkei 225

Il Nikkei 225 si trova al quinto posto, facendo registrare un calo nella prima metà dell'anno dell'8,33%. L'indice contiene i 225 titoli migliori per capitalizzazione quotati al Tokyo Stock Exchange. Le quotazioni medie vengono calcolate ogni giorno dal 1971 dal quotidiano Nihon Keizai Shinbun. L'economia giapponese è stata ben lontana dal dramma inflazionistico vissuto da Europa, Gran Bretagna e Stati Uniti. Di conseguenza la Bank of Japan ha mantenuto lo stesso espansionismo monetario del periodo pandemico, nonostante lo yen abbia continuato a perdere quota sulle principali valute. Il riflesso in Borsa è stato di una perdita inferiore rispetto alla stragrande maggioranza delle Piazze mondiali.

 

I 5 peggiori

 

NASDAQ Composite 

Il NASDAQ Composite indossa la maglia nera di tutti gli indici con un tonfo del 29,51%, per effetto della grande componente tecnologica al suo interno. Il paniere è costituito per il 90% dai titoli del NASDAQ-100, ossia le 100 più grandi società non finanziarie americane per valore di mercato. L'indice ha sofferto tremendamente il rialzo dei tassi d'interesse della Federal Reserve, perché le società tech hanno visto aumentare l'onere di finanziamento per sostenere gli investimenti e diminuire i flussi di cassa futuri attualizzati.

 

OMX Stockholm 30

Al secondo posto tra i cattivi troviamo l'indice svedese, con un crollo del 22,61% nel primo semestre. L'OMX Stockholm 30 è ponderato per i 30 titoli più capitalizzati della Borsa NASDAQ di Stoccolma. Il calo delle azioni svedese ha scontato la minaccia proveniente dalla Russia di un'eventuale invasione della Svezia, dopo che Putin avrà sistemato i conti con l'Ucraina. Per questo le Autorità svedesi hanno chiesto a gran voce l'adesione nella NATO.

 

FTSE Mib

L'indice italiano si trova al terzo posto dei peggiori, con una performance di -22,13%. Il FTSE Mib comprende le 40 società italiane a maggiore capitalizzazione, flottante e liquidità, che rappresentano oltre l’80% della capitalizzazione complessiva e circa il 90% del controvalore degli scambi. Il paniere è stato messo particolarmente sotto pressione a causa dello stretto coinvolgimento dell'Italia nella questione energetica derivante dalla guerra Russia-Ucraina. Mosca ha tagliato circa il 40% delle forniture di gas e questo sta mettendo seriamente a rischio il soddisfacimento del fabbisogno energetico del Paese.

 

S&P 500

Il principale indice americano, che comprende le 500 società più capitalizzate quotate a Wall Street e realizzato da Standard & Poor's fin dal 1957, ha perso il 20,58% da gennaio a giugno 2022. Dai massimi storici di gennaio, l'S&P 500 è scivolato in un mercato ribassista qualche settimana fa, contrassegnato da un calo superiore al 20%. Questo ha fatto allarmare gli investitori che, stando a quanto successo nella storia, si aspettano ulteriori cali almeno del 10% per rimanere nella media.


Euro Stoxx 50

Non poteva mancare un indice rappresentativo dell'Eurozona tra i primi 5 che hanno registrato la peggior performance, visto il periodo di grande difficoltà che la Regione sta attraversando a causa della crisi energetica. L'Euro Stoxx 50 è stato introdotto il 26 febbraio 1998 e comprende 50 titoli di aziende rappresentative dei principali settori industriali di Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna. L'indice viene rivisto ogni anno nel mese di settembre. La performance realizzata nel primo semestre è stata del -19,62%.

 

 

 

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