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Nikkei 225: il Sol Levante vuole risorgere

  • La Borsa giapponese ha riportato il suo valore a quello di inizio anni '90;
  • Vittima di una bolla spaventosa negli anni '80, il Giappone non è mai riuscito a riprendersi in pieno con i tassi di interesse da tempo inchiodati allo zero;
  • Il cambio rappresenta una variabile non irrilevante per chi investe in Giappone. A costi molto bassi è però possibile eliminare questo rischio


Uno degli indici di Borsa più scambiati prima della crisi delle dot-com nel 2000 era quello legato al mondo azionario giapponese. L’associazione Giappone-tecnologia era scontata, ma soprattutto il Paese nipponico vantava ancora il titolo di seconda economia mondiale nonostante il declino del settore immobiliare degli anni 90.

Successivamente il Nikkei 225, il Topix ed altri indici collegati alle azioni quotate a Tokyo sono caduti nel dimenticatoio, a dispetto del fatto che il loro peso rimanga importante all’interno dei panieri dei listini mondiali. Se prendiamo ad esempio l’indice MSCI World vediamo come il Giappone rimanga il secondo Paese per importanza con circa il 7% di esposizione.
 

Giappone: il rischio dello Yen

Giappone significa anche Yen, una divisa che tipicamente viene comprata dagli investitori per coprirsi dai rischi di impennata della volatilità, ma che negli ultimi tempi è stata ben apprezzata anche per un fattore impensabile fino a pochi anni fa, ovvero un vantaggio di tasso.

Già, perché se i rendimenti decennali giapponesi le aspettative di inflazione rimangono inchiodati attorno allo zero, la variazione dei prezzi al consumo attuale è negativa. Questo conferisce al rendimento reale dei bond giapponesi un segno positivo oggi solo sognato da quelli europei ed americani.

Ecco quindi che il tradizionale legame azionario giapponese su Yen giù si è un po’ perso nel corso degli ultimi mesi. Come vedremo dopo sul mercato esistono ETF in grado di eliminare la variabile cambio tramite strumenti Eur-hedged con un costo di copertura molto modesto. Ma su questo torniamo a breve.
 

Nikkei 225: l'analisi tecnica dell'indice

Osservando il grafico dell’indice giapponese Nikkei 225 ci accorgiamo come la soglia dei 25.000 punti rappresenta quella barriera che nell’ultimo decennio del secolo scorso ha sempre contenuto le velleità rialziste del listino dopo lo scoppio della bolla immobiliare degli anni '80. Ora ci risiamo e il superamento di questo ostacolo psicologico avrebbe impatti notevoli sul futuro della Borsa giapponese.

Nel lungo periodo le Borse permettono all’investitore di ottenere guadagni più alti dell’obbligazionario per effetto di un maggior premio per il rischio. Questo dicono i manuali, ma purtroppo a livello regionale non è sempre così ed il Giappone ne è un esempio. Negli ultimi 30 anni il Nikkei 225 Total Return (compresi i dividendi) ha fatto guadagnare agli investitori appena lo 0,6% annuo. Statistica che migliora a partire dal 2000, quando il rendimento azionario è stato pari al 2,8% annuo.
 

Nikkei 225: due ETF per puntare ad un cambio di tendenza

Considerando che i tassi giapponesi sulle scadenze decennali erano superiori al 5% a inizio anni '90 e sopra al 2% ad inizio anni 2000, si fa presto a capire chi ha vinto la sfida tra bond e equity in Giappone. Soprattutto traspare l’inquietante messaggio per i prossimi anni che la macchina del tempo giapponese sta mandando ai viaggiatori del mondo finanziario.

Confidando in un’inversione di tendenza nella decade appena cominciata, il recupero dell’equity giapponese può essere sfruttato in due modi. Acquistando ETF a cambio aperto oppure a cambio coperto. Sono numerosi gli strumenti quotati a Milano, ma tra questi segnaliamo i due più liquidi e scambiati che però hanno come sottostante il più diversificato indice Topix.

I due ETF appartengono a Lyxor ed hanno codice ISIN FR0010245514 per quello ad accumulazione e FR0011475078 per quello a distribuzione. Gli ultimi 20 anni ci dicono che, pur al lordo dei costi di copertura, fare hedging sullo Yen è stato vincente visto che il Nikkei 225 convertito in Euro ha portato a casa un rendimento annuo pari alla metà (1,4%) rispetto a quello denominato in Yen.

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