La dislocation price che sta colpendo gli ETF

  • Giornate con forte liquidità ed illiquidità sul mercato hanno provocato diverse distorsioni nei prezzi degli ETF spesso distanti dal reale valore dell'indice sottostante
  • Anche fondi molto capitalizzati come quelli di Vanguard hanno toccato punte di disallineamento del 6%
  • Il rischio è quello di una crisi di fiducia nei confronti di strumenti che hanno avuto una larghissima diffusione negli ultimi anni tra gli investitori

Uno dei fenomeni che nelle ultime settimane ha colpito soprattutto il mondo degli ETF obbligazionari è stato quello della cosiddetta “dislocation price”, ovvero lo scostamento deciso dei prezzi di mercato dell'ETF rispetto al valore dell'indice sottostante. A differenza dei fondi di investimento che prezzano a fine giornata un solo prezzo che appunto è il Net Asset Value del fondo (NAV), gli ETF quotati sul mercato consentono agli investitori di scambiare liberamente gli strumenti sulla base di una domanda ed offerta. Normalmente il prezzo di questi strumenti molto liquidi coincide con il NAV.

 

Dislocation price: un fenomeno che nasce con volatilità e stress

Basti pensare che uno degli ETF obbligazionari più scambiato al mondo (il ticker è AGG) rispetto al suo indice di riferimento Bloomberg Barclays Gregate Bond Index nel 2017 ha evidenziato una differenza dello 0,01%,  nel 2018 dello 0,08% e nel 2019 del -0,26% (ha fatto peggio). Nel mese di marzo la differenza è però esplosa con l’indice che ha realizzato al 26 marzo una contrazione deò 4,2% a fronte di un -6,2% dell’ETF. In momenti di stress in cui il bid ask si allarga o quando la volatilità sul mercato è particolarmente elevata, strumenti come ad esempio le obbligazioni possono vivere momenti durante la giornata in cui i prezzi sono disallineati da quelli effettivi praticati  sul mercato. Esistono poi asset ancora più sensibili a questo fenomeno  avendo come sottostanti che già in momenti normali soffrono di illiquidità e penso agli high yield bond tanto per citare un esempio. Questa dislocation ha creato non poche polemiche nei giorni scorsi con ETF anche di “grido” coinvolti in fenomeni particolarmente accentuati di differenza tra prezzo di contrattazione e valore dell'indice sottostante.

L’investitore di lungo termine che già possiede lo strumento non subisce nessuna conseguenza se non una valorizzazione distorta in quella giornata o al massimo per quelle attività di ribilanciamento obbligate che costringono l’ETF a comprare e vendere bond per rimanere allineate nei pesi all’indice. E’ ovvio che queste operazioni automatiche possono portare ad attività di compravendite onerose soprattutto quando gli attori in campo sono pochi. Ma i problemi maggiori li sta registrando chi fa una compravendita nella giornata in cui i disallineamenti sono molto forti. Il rischio è ovviamente quello di una crisi di fiducia verso uno strumento finora circondata da un’aurea quasi divina di inattacabilità. Non è un caso che il successo di Vanguard del passato si sia fondato sui fondi indice e non sugli ETF. Proprio uno dei flagship di Vanguard, il Total Bond Market,  pur forte dei suoi 50 miliardi di capitalizzazione, è arrivato a quotare con uno sconto del 6,2% rispetto al NAV a metà marzo. Non un evento unico, ma piuttosto uno dei tanti che seppur in percentuali più ridotte si è ripresentato nelle settimane successive durante le giornate di panic selling.

 

Consiglio: operare con i mercati a pieno regime per evitare distorsione

Quello che si è verificato in pratica è stata una situazione di stress in cui i market maker dell’ETF non riuscivano ad avere una chiara idea del livello di prezzo corretto in quel momento. Il mio consiglio non è quello di demonizzare gli ETF, ma di evitare magari di operare quando la volatilità raggiunge livelli stellari. Fasi di stress come quelle viste in questi giorni si erano già viste nel 2008 e per investitori di lungo periodo questo non è altro che rumore. Al limite quello che si può tentare di fare quando si decide di entrare sul mercato per vendere o comprare, è operare dopo le 16 ora italiana quando mercati americani ed europei girano a pieno regime e la liquidità tocca uno dei suoi livelli più alti.

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