Cina e Stati Uniti, due borse al comando

  • Le Borse di Cina e America da inizio anno sono state quelle capaci di difendere meglio il capitale azionario dai graffi del mercato orso
  • Osservando gli indici azionari mondiali ed emergenti ci si rende conto dello strapotere che proprio Cina e Stati Uniti hanno in termini di peso sul paniere complessivo di titoli
  • Anche volendo investire direttamente in Cina sorge però un grosso problema nell'identificare l'indice giusto. Numerosi ETF disponibili ma performance molto disperse tra loro

Se osserviamo la composizione di due indici molto diffusi e conosciuti come il MSCI World (azionario mondiale dei Paesi sviluppati) e MSCI Emerging Market (azionario dei Paesi emergenti) balza subito all’occhio il peso che due Paesi come Stati Uniti e Cina hanno all’interno dell’indice stesso. Circa il 60% è il peso degli Stati Uniti sull’indice MSCI World, oltre il 35% quello della Cina nell’indice MSCI Emerging Market.

Comprando ad esempio due ETF che replicano questi indici per complessivi 2.000 Eur (1.000 Eur ciascuno) dobbiamo essere consapevoli che la nostra esposizione complessiva verso questi due singoli Paesi sarà proprio di 1.000 Eur. I restanti 1.000 Eur verranno spalmati in forma residuale su tutti gli altri paesi. Questa osservazione serve anche per capire quanto importanti sono le due economie al giorno d’oggi e dove si muovono i flussi di denaro. Sarà un caso ma da inizio anno proprio Wall Street e Shanghai risultano le due migliori Borse al mondo con perdite più contenute di altri. Un dato che farà felice chi da sempre contesta il criterio di composizione di un portafoglio di investimento tramite la iperdiversificazione.

Dalla Cina è partito tutto il disastro Coronavirus e gli Stati Uniti sono diventati il Paese a maggior diffusione. La Borsa però sta premiando proprio questi due. La spiegazione degli analisti a questo fenomeno è che in Cina si sta ripartendo prima degli altri per l’azzeramento (forse) dei contagi, mentre in America sono state messe in campo misure monetarie e fiscali talmente imponenti da tenere su Wall Street.

Prendendo per buono questo assunto e preso atto dello strapotere cinese anche all’interno degli ETF dedicati ai mercati emergenti, un investitore potrebbe pensare di investire in azioni cinesi sempre tramite strumenti a replica passiva. Qui sorge il problema. Ce ne sono tanti ma ognuno con caratteristiche proprie da rendere le performance molto differenti tra loro. Andando sul sito di JustETF ho trovato ben 17 fondi che investono sul mercato azionario cinese. Le performance da inizio anno vanno dallo zero del Lyxor HWabao WP MSCI China al -10% del CSOP Source FTSE China in compartecipazione con l’Amundi MSCI China.

Una zuppa che contiene tanti ingredienti e nella quale risulta anche complicato (oltre che inutile) cercare di destreggiarsi. Ogni scelta sarebbe legata a giudizi soggettivi sul fatto che un indice è migliore di un altro. Ovviamente una selezione quasi sempre smentita poi nei risultati dei mesi successivi.


Quindi il mio consiglio in questo momento è sempre quello. Ricordiamoci sempre che nel lungo periodo la mean reversion è un processo che si ripresenta. Ciò che oggi sembra buono e destinato a fare meglio degli altri (altro esempio sono i FANG) prima o poi inverte la tendenza e lascia il testimone ai concorrenti.

La soluzione è comprare indici generici dove Cina e USA pesano sì tanto, ma dove anche sono presenti altri paesi che in questo momento faticano a reggere il passo. Il premio per il rischio su questi ultimi sarà quel rendimento addizionale che compenserà la minor remunerazione soprattutto dei carissimi Stati Uniti ma eventualmente anche della Cina. La media che uscirà rappresenta l’equa remunerazione di lungo periodo per chi investe nel mercato azionario.

 

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