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Usa: Hong Kong non è più zona autonoma dalla Cina

Hong Kong potrebbe perdere lo status speciale riconosciutogli dal Dipartimento di Stato Americano.

  • Per gli Usa Hong Kong non risponde più ai requisiti stabiliti nel 1992 per avere lo status speciale da parte di Washington
  • Tanti i vantaggi sfruttati finora dall’ex colonia britannica grazie a rapporti commerciali privilegiati
  • Possibile una nuova guerra dei dazi e anche lo stop dei visti diplomatici

Hong Kong potrebbe non essere più riconosciuta dal Dipartimento di Stato Americano come entità politica autonoma rispetto alla Cina. La dichiarazione arriva direttamente dal Segretario di Stato Mike Pompeo.

Cancellazione status speciale: conseguenze

La prima conseguenza è stata quella di un indice Hang Seng in perdita. A differenza di un Nikkei che, invece, ha superato anche il 2,3%. Ma le parole di Pompeo fanno pensare anche ad un'altra conseguenza. Il rischio sarebbe quello di vedersi cancellare lo status speciale di cui  proprio Hong Kong gode con gli Stati Uniti e che le ha permesso di diventare una piazza di scambio ed un centro commerciale internazionale, oltre ad avere privilegi commerciali particolarmente vantaggiosi. Tra questi anche la possibilità, per diverse multinazionali, di sfruttare agevolazioni fiscali non indifferenti. Tutti vantaggi che sono stati possibili  anche e soprattutto dallo status speciale garantito dagli Stati Uniti. Lo stesso che durante la guerra dei dazi ha permesso all’ex colonia britannica di essere esente dalle maggiorazioni tariffarie. Lo stesso che oggi viene messo in serio pericolo a causa di forti pressioni da parte di Pechino.

Cosa prevede la legge voluta dalla Cina

A scatenare la crisi tra Stati Uniti e Cina, l'ennesima, è stata la proposta di legge presentata al parlamento cinese che prevede, in nome della sicurezza nazionale, la possibilità da parte del governo centrale di Pechino di aumentare i controlli e i suoi poteri giuridici sul l'ex colonia. Legge che, ufficialmente, è stata presentata per riuscire a controllare meglio i recenti disordini nati poco prima dello scoppio della pandemia. Praticamente darebbe carta bianca a Pechino sull'uso di qualsiasi tipo di misura preventiva e dissuasiva nei confronti delle proteste di piazza scoppiate ad Hong Kong. Sempre la stessa norma vieta qualsiasi tipo di secessione. Di fatto  quindi, si tratta di cancellare definitivamente il sistema del "un paese, due sistemi"  che fino a qualche tempo fa ha permesso una convivenza relativamente pacifica non solo fra Pechino e Hong Kong ma anche fra Pechino, Macao e Taiwan.

La Cina ha approvato la legge sulla sicurezza nazionale

Di queste ore la notizia, peraltro da confermare, secondo cui il Congresso Cinese avrebbe approvato la legge in discussione. Legge che, tra le altre cose, non richiede nemmeno il consenso da parte dei vertici politici di Hong Kong. Aumenta perciò esponenzialmente il rischio del ritorno di nuovi dazi come già minacciato dagli Stati Uniti nei giorni precedenti, verso Pechino. Ma aumenta anche il rischio di un blocco o per lo meno di un calo (o un cambio) da parte statunitense, del flusso commerciale con Hong Kong, terzo mercato per l’export Usa di vino e quarto per quello di carne bovina. Senza contare il fatto che la perdita di status speciale porterebbe forti limitazioni al settore tecnologico, in particolare per le esportazioni Usa verso le aziende con sede ad Hong Kong.

Flusso commerciale Usa-Hong Kong

Numeri alla mano, guardando ai rapporti commerciali tra le due nazioni, si parla di qualcosa che va oltre i $ 66 miliardi (dati 2018) con esportazioni che da Washington sono state pari a $ 50,1 miliardi. Il problema, però, va anche oltre la questione commerciale. Nel caso venisse confermata la notizia dell’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale, Washongotn potrebbe limitare o bloccare anche la concessione di visti per il personale diplomatico di Hong Kong creando nuovi motivi di attrito tra le parti.

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