Inflazione: preoccuparsi o no di un rialzo nei prezzi? | Investire.biz
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Inflazione: preoccuparsi o no di un rialzo nei prezzi?

L'economia mondiale sarà contrassegnata da alta inflazione come molti temono o è soltanto una preoccupazione eccessiva? Vediamo perché potrebbero esserci i due scenari

L'inflazione viene vista dalle istituzioni e dagli investitori come una seria minaccia per il periodo post pandemico. Sebbene per il momento non se ne trovi traccia nell'economia reale e poco fa pensare che possa rialzare la testa, si sta studiando una exit strategy nel caso si dovesse verificare questo scenario.

Ma perché fa tanta paura l'inflazione? Sono diverse le ragioni, ma soprattutto vi è quella che tutti gli sforzi, che da varie parti si stanno compiendo per riprendersi da una tragedia di portata storica, potrebbero alla fine risultare vani. La crescita dei prezzi riduce il potere d'acquisto della classe produttiva e dei pensionati. Questo inevitabilmente farebbe da freno alla ripresa dei consumi, fondamentale per riavviare l'attività produttiva nel Paese una volta superata la pandemia.

Inoltre, la minaccia inflazionistica potrebbe limitare, se non addirittura arrestare, gli stimoli fiscali e monetari necessari per combattere la crisi. Ecco perché diventa importante capire se nei prossimi anni ci sarà da aspettarsi una crescita dell'inflazione oltre la linea Maginot fissata dalle Banche centrali, oppure se le preoccupazioni si riveleranno essere ingiustificate. Vediamo le ragioni che vertono in una direzione e quelle che avallano lo scenario opposto.

 

Inflazione: 3 motivi per essere preoccupati

La prima ragione per cui temere la risalita dei prezzi è dettata dall'ondata di denaro facile iniettato nel sistema da Governi e Banche centrali per combattere le ricadute economiche del Covid-19. Joe Biden ha da poco presentato un maxi-piano di 1.900 miliardi di dollari, mentre la Federal Reserve ha dichiarato da mesi che lascerà correre il tasso d'inflazione oltre il target del 2% nell'ambito della sua politica monetaria.

Lo stesso pericolo si avvertì dopo la crisi del 2008, ma allora gran parte del denaro rimase nei bilanci delle banche o si riversò in Borsa. Oggi invece inevitabilmente deve andare a finire nelle mani di consumatori e imprese che rimettono in moto il ciclo produttivo e possono causare una spirale inflazionistica.

La seconda ragione sta nelle catene di approvvigionamento che mostrano carenze in alcuni settori chiave come i semiconduttori e l'energia. Questo giocoforza farà lievitare i prezzi di alcuni beni, così come faranno gli sforzi dei Governi per accaparrarsi prodotti che sono diventati di importanza vitale tipo mascherine, farmaci e chip per computer. 

È presumibile che nel nuovo panorama mondiale che si andrà a delineare, il progresso tecnologico possa non essere più sufficiente a tenere bassi i prezzi d'importazione, come ha fatto in questi ultimi decenni.

La terza ragione attiene alla voglia di uscire dai recinti imposti dalla pandemia e quindi di liberare la propria capacità di spesa, molto più marcata rispetto alla situazione pre-Covid. Si viene a creare insomma una sorta di revenge spending, i cui primi segnali si sono visti in questi giorni in Italia ad esempio, dove i cordoli sono stati allentati e i ristoranti hanno fatto il pieno.

 

Inflazione: 3 motivi per non temerla

I sostenitori dell'idea che l'inflazione non rappresenti una reale minaccia confidano in primis sul fatto che i prezzi non vengono solo influenzati dalla quantità di soldi che viene messa in circolo, ma anche dalla frequenza con la quale essi vengono utilizzati.

Questo spiegherebbe perché dopo la crisi dei mutui subprime, il denaro a pioggia stampato dagli istituti centrali non ha sortito l'effetto di rilanciare i prezzi. Infatti in giro di moneta ce ne stava tanta, ma la velocità attraverso la quale passava da una persona all'altra per acquistare beni e servizi era ridotta.

In secondo luogo occorre fare una valutazione sulla spesa dei consumatori. La pandemia ha messo in ginocchio intere classi di lavoratori, nei settori più disparati. La disoccupazione sarà peggiore di quanto non si temesse qualche mese fa. Questo potrebbe voler dire che, una volta che il virus sarà debellato, le preoccupazioni per il proprio status lavorativo e le incertezze dettate dalla propria condizione economica spingano le famiglie alla prudenza, contenendo le spese e preservando i risparmi.

Infine vi è una questione di equilibrio tra la domanda e l'offerta nel mercato del capitale. Quando arriva una guerra distrugge strutture produttive e quindi l'equilibrio pende sempre a favore dell'offerta, che si riduce e che quindi innesca un circolo vizioso di natura inflazionistica. Nel caso del Coronavirus è soprattutto la domanda a farne le spese, perché il capitale attraverso cui si attiva la produzione è rimasto intatto.
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