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Cina: per la PBOC l'inflazione è sotto controllo

Nonostante la crisi energetica e la crescita dei prezzi delle materie prime, la Banca Centrale cinese prevede un'inflazione temporanea e non pericolosa, vediamo perché

L'inflazione sta rappresentando un tormento per i principali Paesi a livello mondiale. Negli Stati Uniti l'indice dei prezzi al consumo nel mese di settembre è aumentato del 5,4% su base annua, una cifra che non potrà più essere tollerata dalla Federal Reserve. Questo infatti ha fatto aumentare le scommesse da parte di analisti e investitori sul tapering in tempi brevi dell'istituto centrale, probabilmente già a partire da novembre.

La Gran Bretagna sta facendo i conti anche con una crescita dei prezzi che rischia di andare fuori controllo se la Bank of England non interviene rapidamente sul fronte dei tassi. Ormai sembra scontato che il prossimo anno ci potrà essere una serie di aumenti che porteranno il costo del denaro fino allo 0,75% dallo 0,10% attuale. Ma sono sempre più gli economisti che scommettono su un rialzo di un quarto di punto già prima della fine dell'anno.

La crisi energetica che sta devastando il Paese con ogni probabilità spingerà in alto i prezzi dei beni al consumo e il 20 ottobre viene visto dagli investitori come una data fatidica, in quanto verranno rilasciati i dati sull'inflazione. Di certo c'è che ormai il mercato sta scontando il fatto che la BoE sarà la prima banca ad alzare i tassi nell'era post-pandemica, come conferma il continuo rafforzamento della Sterlina.

 

Cina: per la PBOC l'inflazione è sotto controllo

E la Cina? A Pechino i prezzi di fabbrica sono saliti del 10,7% rispetto all'anno precedente, segnando la più rapida crescita dal 1995. Secondo l'Ufficio Nazionale di Statistica a incidere in maniera determinante è stato l'energy crunch che ha spinto alle stelle i prezzi delle materie prime. Tuttavia, per la PBOC i rischi di inflazione sono controllabili.

Il capo del dipartimento di politica monetaria, Sun Guofeng, si è espresso in maniera poco preoccupata riguardo i prezzi alla produzione, in quanto ritiene che rimarranno elevati per un breve periodo di tempo ma già entro la fine dell'anno inizieranno a scendere.

Nel frattempo le piccole aziende potrebbero essere danneggiate per l'aumento dei costi, per questo le Autorità monetarie forniranno supporto a queste tipologie di imprese. Le affermazioni di Guofeng risultano essere perfettamente in linea con quella che è la politica monetaria che da tempo viene portata avanti dalla Banca Centrale, ovvero di essere flessibile e appropriata alle circostanze. 

 

Cina: cosa potrà far crescere i prezzi

Ma sarà realmente così, cioè che l'inflazione sia davvero sotto controllo? Il Governatore Yi Gang negli ultimi tempi ha ribadito un atteggiamento sobrio della Banca, restio a fornire stimoli su larga scala che potrebbero fomentare focolai inflazionistici.

Gli spazi di manovra però ci sono ancora, perché l'indice dei prezzi al consumo si mantiene a livelli piuttosto bassi. Inoltre Yi Gang si pone come obiettivo quello di sostenere la crescita e presto potrebbe ridurre il coefficiente di riserva obbligatoria per le banche, stimolando la liquidità e quindi creando un volano per la risalita dei prezzi.

Un altro aspetto che va considerato e che potrebbe essere decisivo riguarda l'innalzamento da parte del Governo dal 10% al 20% del tetto degli aumenti che i produttori di energia possono fare per scaricare il costo delle materie prime sui consumatori. E questo con i prezzi del carbonio e del petrolio alle stelle non sarà di certo un freno alle scorribande inflattive.

 

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