Kimura Trading

Investimenti: 2021 sarà l'anno degli ETF sul Bitcoin negli USA?

Sarà il 2021 l'anno del lancio del primo ETF su Bitcoin? Tanti fattori spingono in questa direzione ma la SEC ancora non ha ancora dato il tanto sospirato ok. I dettagli

Con la crescita esponenziale del Bitcoin, si moltiplicano le manifestazioni di interesse per la criptovaluta anche da parte di personaggi pubblicamente molto influenti. Ultima e forse la più fragorosa l’esternazione arrivata da BlackRock.

Secondo le affermazioni della sua guida storica, Larry Fink, la più grande società di gestione del risparmio a livello mondiale ha deciso di entrare a piè pari sul mercato criptovalutario consentendo a due dei suoi fondi flagship (Global Allocation Fund e Strategic Income Opportunities potenzialmente) di utilizzare derivati su Bitcoin.

Con una comunicazione alla SEC la società americana americana offre la sua visione di come la prima moneta digitale per capitalizzazione potrà essere considerato da adesso in avanti uno strumento di hedging di portafoglio.

Senza comprarlo fisicamente ma tramite derivati quotati a Chicago, BTC potrà così diversificare gli asset di investimento all’interno di questi due fondi. Una bella giravolta quella di Fink che nel 2017 lo aveva definito un perfetto strumento di riciclaggio del denaro.

Ma mentre Elon Musk continua a spingere la criptovaluta dopo aver dichiarato che Tesla ha investito parte della sua liquidità in Bitcoin, e che questa divisa virtuale potrà essere utilizzata per comprare le auto di casa, il tema della quotazione del primo ETF su bitcoin negli Stati Uniti torna d’attualità.

 

Bitcoin: arriverà l'ETF nel 2021?

Al momento chi vuole comprare Bitcoin in USA deve rivolgersi ad un exchange o passare da strumenti come Grayscale Bitcoin Trust (quasi 30 miliardi di masse gestite) che di fatto replicano la performance della criptovaluta con alcune limitazioni pur con un collaterale costituito proprio da criptovaluta.

Come ben sappiamo però l’aspetto peculiare dell’ETF è quello di eliminare il rischio emittente visto che il patrimonio dell’ETF è separato. Questo limite lo troviamo ad esempio in uno degli ETN più scambiati in Europa, ovvero il VanEck Vectors Bitcoin quotato in Germania.

Anche in questo caso il sottostante è garantito da Bitcoin fisici ma il compratore ha una nota di credito in mano, non un ETF. Ecco spiegato uno dei motivi più forti che spingono gli emittenti a cercare questa sospirata autorizzazione dalle autorità di controllo.

Proprio VanEck ha nuovamente richiesto alla SEC americana a dicembre domande tutte negate dal 2013 in avanti. I gemelli Winklevoss ci avevano provato allora, poi sono arrivati Direxion, ProShares, First Trust, Grayscale, WisdomTree e GraniteShares: tutti tentativi senza successo.

Bitwise a sua volta a gennaio 2021 ha presentato la richiesta per un ETF che replicherebbe un indice costituito da società con più del 75% dei ricavi proveniente dal settore crypto. Indubbiamente la domanda è: perché autorità coma la SEC finora hanno negato l’autorizzazione?

I motivi sono diversi e certamente le parole delle scorse settimane di Yellen e Lagarde sul rischio truffe è un tema sempre sul tavolo. Le autorità di controllo devono tutelare al massimo il sottoscrittore e sommando la scarsa trasparenza alla volatilità del sottostante abbiamo già due paletti che la SEC fatica a digerire.

Basti pensare che la volatilità mensile di Bitcoin supera attualmente il 20%, quella dell’azionario americano è di poco superiore al 6%. Altro tema oggetto di attenzione quello del possibile hackeraggio dei Bitcoin sottostanti l’ETF, una sicurezza che ancora nessun exchange al mondo è in grado di fornire pur avendo migliorato moltissimo le misure di sicurezza negli ultimi tempi.

Naturalmente la spinta dal basso che sta arrivando da società come PayPal o Tesla ad utilizzare Bitcoin come moneta di pagamento non potrà non avere impatti sulle decisioni di una SEC sempre più accerchiata dai big di Wall Street desiderosi di allargare il giro d’affari.

Infine c’è sempre l’incognita del Governo americano che potrebbe vedere in Bitcoin un diretto concorrente alla tradizionale moneta di scambio, il dollaro. Limitare il raggio d’azione come asset class di investimento o imponendo misure regolamentari molto rigide potrebbero ridurre l'attrattività della criptovaluta.

Un tema insomma tutto da seguire nel corso del 2021. Vista la netta tendenza al rialzo delle ultime settimane ci si chiede infati cosa potrebbe succedere a bitcoin se in questo primo semestre 2021 la SEC decidesse di sorprendere i mercati autorizzando l’emissione di ETF.

Ogni opinione espressa in questi commenti è unicamente quella del suo autore, identificato tramite nickname collegato alla sua registrazione e di cui si assume ogni responsabilità civile, penale e amministrativa derivante dalla pubblicazione del materiale inviato. L'utente, inviando un commento, dichiara e garantisce di tenere Investire.biz manlevata e indenne da ogni eventuale effetto pregiudizievole e/o azione che dovesse essere promossa da terzi con riferimento al materiale divulgato e/o pubblicato.

0 - Commenti