Apple: i due assi nella manica per spingere i ricavi | Investire.biz
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Apple: i due assi nella manica per spingere i ricavi

Apple potrebbe avere due driver per aumentare i ricavi nei prossimi anni senza contare gli iPhone. Vediamo quali sono

Dopo gli ultimi dati trimestrali hanno messo in luce come Apple sia in grado di mettere a segno ricavi record anche con il progressivo allentamento delle misure restrittive dovute al Covid-19. Nel terzo trimestre fiscale del 2021 infatti, il gruppo ha raggiunto ricavi record per 81,41 miliardi di dollari e utili per azione a 1,30 dollari, ben oltre le attese degli analisti di 73,30 miliardi di dollari e 1,01 dollari.

Ad un mese dalla presentazione del nuovo iPhone, una domanda che ci si potrebbe fare è relativa alla possibilità dell’azienda guidata da Tim Cook di continuare a mantenere questi ritmi di crescita. Nell’ultima presentazione dei dati finanziari, il CFO della compagnia, Luca Maestri, ha dichiarato che per l’ultimo trimestre fiscale la crescita su base annuale dovrebbe essere a doppia cifra. Tuttavia la portata della crescita non è prevista così forte come nei tre mesi precedenti a causa di un rallentamento nel business dei servizi e delle problematiche alla fornitura per gli iPhone e gli iPad.

 

Gli assi nella manica di Apple: le pubblicità

Per diversi analisti la prossima chiave per l’accelerazione dei ricavi di Apple non arriverà tanto da nuovi dispositivi, ma dall’aumento del fatturato dei business della pubblicità e dai ricavi di ricerca. Secondo un report pubblicato dall’analista di Evercore Amit Daryanani evidenzia come il settore pubblicitario per il colosso di Cupertino potrebbe arrivare a valere 20 miliardi di dollari entro settembre 2025.

Le stime del 2020 vedono questo business valere 2 miliardi di dollari. L’esperto mette in luce come la crescita potrebbe essere simile a quella di Amazon, che in quattro anni ha visto gli introiti da pubblicità passare da 3 a 20 miliardi di dollari. Dell’opinione che questo business delle pubblicità possa essere molto redditizio per Apple è anche l’analista di Bernstein Toni Sacconaghi, il quale stima che entro il periodo compreso tra il 2023 e il 2024 i ricavi pubblicitari della società californiana possano arrivare ad una cifra compresa tra i 7 e i 10 miliardi di dollari.

 

Gli assi nella manica di Apple: il business della ricerca web

Un altro elemento da monitorare per l’azienda guidata da Tim Cook sono le sue relazioni con Google, che paga una cospicua commissione per essere il motore di ricerca di default dell’iPhone. Sebbene non sia stato reso noto quanto valga l’accordo tra le due big tech, Sacconaghi stima che nel 2020 il deal possa aver avuto un valore di 10 miliardi di dollari. Questa rilevazione potrebbe salire a 15 miliardi nel 2021.

Se Google è sicuramente un importante partner dell’azienda della mela morsicata, l’analista mette in luce alcuni rischi, in primis quelli di natura regolatoria. Oltre a questo, l’azienda del gruppo Alphabet potrebbe decidere di sospendere i pagamenti ad Apple, o semplicemente di rinegoziare i termini degli accordi per pagare meno. Per l’esperto, le ragioni di un pagamento così elevato, che potrebbe arrivare a 20 miliardi di dollari nel 2022, risiedono nel tentativo di bloccare i possibili rilanci di Microsoft, unico vero competitor di Google nel business della ricerca web.

 

 

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