Hertz a un passo dal fallimento: debito di 17 miliardi di dollari

  • Il 22 maggio scade il termine per trovare nuovi finanziatori, Hertz ad un passo dal default;
  • Finora la società con sede in Florida ha licenziato quasi un terzo del personale;
  • Gli analisti raccomandano di vendere il titolo dopo i tracolli degli ultimi mesi.

 

Il Coronavirus colpisce senza pietà e non risparmia nessuno. Ad essere caduto sotto i colpi violenti della pandemia è anche il gigante dell'autonoleggio, Hertz Global Holdings Inc. Solo prima della tragedia che ha interessato il mondo intero la società, che ha in Carl Icahn il maggiore azionista (38,9% di quote), deteneva una liquidità di 1 miliardo di dollari. Da quanto il Covid-19 è entrato nelle nostre case i ricavi si sono praticamente azzerati e sono stati polverizzati circa 200 milioni di dollari al mese. Ciò che adesso vede la holding della Florida è lo spettro del fallimento a fronte di rate di finanziamenti che non riesce a onorare. La domanda che molti si fanno è se riuscirà l'azienda a risollevarsi dalle sabbie mobili.

La scadenza del 4 maggio e la situazione dell'azienda

Martedì 4 maggio era una data importante perché scadeva l'ultimatum dei finanziatori sulle rate per le flotte auto cedute in leasing che non erano state pagate il 28 aprile. Gli amministratori dell'azienda sono riusciti a ottenere una proroga al 22 maggio, ma questa lieve boccata d'ossigeno non risolve affatto il problema. Il colosso automobilistico ha un debito monstre di 17,1 miliardi di dollari, di cui 13,4 miliardi garantiti dai suoi autoveicoli e 3,7 miliardi emessi come obbligazioni societarie e altri prestiti. Quindi ci stanno poco più di un paio di settimane per elaborare un piano di ristrutturazione da presentare ai finanziatori per evitare la bancarotta. Il management conta molto sulla ripresa del mercato delle auto crollato di valore solo nel mese di aprile del 18%, secondo i dati dell'indice delle auto di Manehim. Nel frattempo la società con sede in Florida ha licenziato 10 mila lavoratori negli Stati Uniti, vale a dire quasi un terzo del personale (38 mila dipendenti a fine 2019). In aggiunta a questo, Hertz ha previsto di non acquistare altre auto per tutto il 2020 e anzi cercherà di intraprendere delle azioni decise per sminuzzare la quantità notevole di spese operative che gravano sul bilancio aziendale. Basterà? Secondo Bloomberg i prezzi delle auto dovrebbero rimanere bassi per ancora parecchi mesi e potrebbero risentire della decisione dei creditori di liquidare i veicoli usati in garanzia a rimborso del proprio credito. Ciò si ripercuoterebbe per forza di cose sulla volatilità dei prezzi. La situazione è indubbiamente grave e la stessa amministratrice delegata, Kathyrin Marinello, ne è convinta dichiarando a Reuters che la società si deve preparare anche alla possibilità di chiedere il default. La ristrutturazione del debito potrebbe passare attraverso istituzioni creditizie che richiederebbero condizioni sanguinose per l'azienda. Nel mese di marzo si era fatta avanti Barclays proponendo un finanziamento fino a 500 milioni di dollari al tasso del 12%, ma rifiutato dalla dirigenza aziendale per via dell'eccessiva onerosità del prestito. Ad oggi verrebbe difficile immaginare di trovare dei finanziatori disposti a rischiare il proprio capitale senza un ritorno che tiene conto della pericolosità dell'impiego.

Come sta andando Hertz sui mercati finanziari?

Le vicende che hanno travolto l'automotive americana hanno enormemente condizionato l'aspetto finanziario sia sotto il profilo obbligazionario che su quello azionario. Nel primo caso i bond Hertz sono sprofondati sotto una pioggia di vendite negli ultimi due mesi con rendimenti che oggi, per alcune scadenze come quelle di aprile 2022, hanno raggiunto il 152%. Sul fronte azionario la situazione è altrettanto drammatica, con le azioni che al NYSE hanno perso il 78,93% del loro valore rispetto all'anno scorso. Su 8 analisti che si sono pronunciati sui titoli della società, 4 hanno raccomandato di tenere i titoli in portafoglio e 4 sono per la vendita sul mercato ai prezzi attuali. Nessuno quindi scommetterebbe sulle azioni della holding nonostante i prezzi molto bassi. Nell'ultima seduta borsistica c'è stato un crollo del 16,16% con gli scambi aumentati del 24,75%, a dimostrazione del fatto che il mercato è posizionato in strong sell. Purtroppo lo spettro del fallimento si fa un'ipotesi sempre più probabile all'avvicinarsi della nuova deadline del 22 maggio e in questa fase storica potrebbe essere importante preservare la liquidità per investimenti meno rischiosi.

2 - Commenti

gianfranco aldeni

gianfranco aldeni - 06 maggio 13:37 Rispondi

Fabio Di fiore

Fabio Di fiore - 06 maggio 18:33 Rispondi