CNH Industrial chiude temporaneamente stabilimenti in Europa | Investire.biz
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CNH Industrial chiude temporaneamente stabilimenti in Europa

Il gruppo ha comunicato che diversi siti produttivi verranno temporaneamente chiusi per carenza di componenti chiave come i semiconduttori. I dettagli

CNH Industrial ha annunciato che chiuderà temporaneamente diversi dei propri siti produttivi di macchine agricole, veicoli commerciali e sistemi di propulsione in Europa, in conseguenza delle interruzioni alla catena di fornitura e alla carenza di componenti chiave come i semiconduttori.

Il gruppo ha precisato che rimane impegnata a rivedere i propri piani di produzione per rispondere all'attuale contesto altamente volatile e pianifica di chiudere gli impianti interessati per non più di otto giorni lavorativi questo mese. L’azienda, si legge in una nota, rimane costantemente impegnata a ottimizzare le operazioni produttive al fine di rispondere alla continua forte domanda e servire al meglio i propri concessionari e clienti.

 

Crisi dei semiconduttori: mancano i chip per la produzione dei veicoli

Nonostante la fase più critica dell’emergenza sanitaria sia ormai alle spalle, per il prossimo periodo molti analisi del settore sono concordi nel fatto che la crisi dei semiconduttori durerà ancora a lungo. Il lockdown e le numerose chiusure delle attività hanno infatti portato delle conseguenze negative in quasi tutti i settori industriali.

Uno dei problemi più critici al momento è la forte carenza di semiconduttori. Da mesi ormai mancano i microchip e l’industria automobilistica è senza dubbio una delle più colpite dalla scarsità globale di questi componenti, un problema che appare più duraturo del previsto.

La crisi dei chip che sta travolgendo l'industria automotive globale. I risultati si sono visti anche sui dati del mercato, che ha visto gli USA correre ai ripari pensando di appellarsi al “Defense Production Act” per dirottare i chip sulla produzione più remunerativa, mentre l’UE ha deciso di creare l’European Chips Act, che nasconde la volontà di “unire le forze” per evitare che l’economia cinese possa essere ancora più predominante nel settore.

 

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