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Banche USA: 3 catalizzatori con le trimestrali in arrivo

Questa settimana le banche americane apriranno la stagione delle trimestrali. Investitori e analisti presteranno particolare attenzione a 3 aspetti. Vediamoli insieme

La stagione delle trimestrali sta per iniziare a Wall Street, con le prime a essere chiamate all'appello che saranno le banche d'affari americane. JP Morgan aprirà i giochi rilasciando i risultati mercoledì 13 ottobre. A seguire il giorno successivo saranno i dati di Bank of America, Citigroup, Morgan Stanley e Wells Fargo. Fanalino di coda Goldman Sachs, che concluderà la serie settimanale venerdì.

Gli investitori hanno diversi motivi per essere ottimisti. L'ETF SPDR S&P Bank quest'anno è cresciuto del 31%, quasi il doppio rispetto al 16% dell'indice S&P 500. Le banche stanno tornando a distribuire dividendi e a riacquistare azioni proprie dopo il freno della Federal Reserve durante la pandemia. Per questo terzo trimestre le attese sono di un aumento degli utili del 20%.

 

Banche: gli elementi d'incertezza visti dal mercato

Non tutto però deve essere visto in chiave euforica, perché vi sono degli aspetti da considerare in funzione di come tutto ciò potrà riflettersi sul prezzo delle azioni. Innanzitutto gran parte delle attese è già incorporata nelle quotazioni e quindi si tratterà di vedere quanto spazio ancora ci sarà di crescita.

In secondo luogo è estremamente importante che le imprese e le famiglie tornino a richiedere prestiti come facevano prima della pandemia per alimentare l'attività bancaria, ma questo dipende da vari fattori che non sempre sono controllabili dalle banche.

Ad esempio la variante Delta è un'incognita, perché nessuno sa effettivamente il danno ancora che potrà fare sull'economia e soprattutto sul reddito delle persone. Se le attività non crescono e non si crea occupazione le aziende non prosperano e non chiedono soldi per gli investimenti, così come le famiglie non accendono mutui.

Inoltre c'è sempre il discorso dei tassi Fed. Se la Banca Centrale deciderà una stretta monetaria e alzerà il costo del denaro, come ha fatto capire, a quel punto il vantaggio delle banche sarà evidente in quanto aumenterà il margine di intermediazione. Tutto ciò però è sempre legato a doppio filo all'andamento dell'economia. Se questo dovesse essere precario i tassi potranno restare ancora prossimi allo zero almeno fino al 2023, come era originariamente nei piani dell'istituto guidato da Jerome Powell.

 

Trimestrali banche: 3 catalizzatori per gli investitori

Tenuto conto di questi aspetti, su cosa presteranno attenzione investitori e analisti nelle trimestrali in arrivo dalle banche? Sono fondamentalmente 3 gli elementi che catalizzeranno il mercato, come di seguito:

 

Le prospettive economiche

Il mercato molto spesso guarda non tanto quello che è successo in passato, ma quello che potrà succedere in prospettiva. Per questo saranno molto importanti le comunicazioni societarie sulle previsioni trimestrali future, in particolare con riferimento a fusioni, acquisizioni e IPO. Queste operazioni di finanza straordinaria rivestono un'importanza vitale per le banche d'affari in quanto ne aumentano il valore delle commissioni.

 

Il margine d'interesse

La differenza tra il tasso d'interesse ottenuto dai prestiti concessi e quanto pagato sulle attività degli investitori rappresenta la fonte di guadagno prioritario delle banche. Con tassi bassi per un lungo periodo, tutto il settore ne ha risentito in maniera notevole. La speranza per gli istituti di credito è che il costo del denaro salga e, visto come si stanno mettendo le cose, ci sono ottime probabilità che ciò avvenga presto.

Secondo gli analisti di Goldman Sachs, se i tassi salissero dell'1%, il margine d'interesse aumenterebbe del 13% il primo anno e del 18% il secondo. Attualmente il mercato comunque ha già prezzato il 30% del possibile aumento di valore delle azioni se l'eventualità si dovesse verificare.

 

La crescita dei prestiti

Nell'ultimo anno e mezzo famiglie e imprese sono state riluttanti a chiedere soldi alle banche, vista l'incertezza generale. Il sentiment sta cambiando con la ripresa economica, ma si procede ancora a rilento. Dalla fine di giugno a oggi i prestiti sono aumentati meno dell'1%, in base ai dati rilasciati dalla Fed, troppo poco per parlare di un vero e proprio punto di svolta.

Gli analisti staranno molto attenti a quanto sia stata la flessione effettiva riguardo le richieste di finanziamento e a quali saranno le proiezioni per il 2022, anno in cui il ciclo economico dovrebbe normalizzarsi e la pandemia finire definitivamente all'angolo.

 

 

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