Wall Street ha chiuso l'ultima settimana di contrattazioni con un rialzo dell'indice S&P 500 dello 0,62%, a 7.757,64 punti, a poca distanza dal nuovo massimo storico raggiunto due giorni prima a 7.793,68 punti. A dare slancio al benchmark statunitense sono stati i deboli dati sull'occupazione USA di luglio.
Sembra un paradosso, ma su questo fronte una cattiva notizia viene interpretata dal mercato come una buona notizia, perché la Federal Reserve non sarà costretta ad aumentare in fretta e furia i tassi di interesse per frenare l'inflazione. Le strette monetarie sono da sempre il principale spauracchio dei mercati, poiché finiscono per rallentare l'economia americana.
Wall Street è passata sopra ai dazi e alla guerra, aggiornando costantemente i massimi storici, ma sui tassi non transige. L'avvento di Kevin Warsh come nuovo presidente della Fed non è stato accolto con entusiasmo dagli investitori, dopo la sua prima riunione ufficiale, nella quale ha indicato la lotta all'inflazione come priorità della politica monetaria della Banca centrale.
Tuttavia, il mercato resta convinto che le decisioni sui tassi non saranno scollegate dall'andamento dell'economia, in particolare da ciò che accade nel mercato del lavoro. Ecco perché un rallentamento su questo fronte alimenta la speranza di una Fed più accomodante.
Wall Street: dove arriverà ora l'S&P 500?
Con la stagione delle trimestrali ormai vicina alla conclusione, è possibile tracciare un bilancio attendibile sullo stato di salute delle aziende americane. Secondo i dati LSEG, delle 436 società dell'S&P 500 che avevano pubblicato i risultati del secondo trimestre fino a venerdì mattina, l'85,1% ha battuto le attese degli analisti, ben al di sopra della media di lungo periodo del 68% registrata dal 1994.
Questo suggerisce che l'economia americana si trovi in una fase di notevole solidità. C'erano molte preoccupazioni legate all'intelligenza artificiale, in particolare riguardo ai ritorni finanziari degli enormi investimenti effettuati dalle grandi aziende tecnologiche.
Secondo gli analisti di JPMorgan Chase, i benefici stanno emergendo con maggiore chiarezza, come dimostrano la forte crescita del cloud, l'aumento degli ordini arretrati e una migliore visibilità sui flussi di cassa di hyperscaler come Alphabet, Amazon e Microsoft.
La banca americana ritiene ora che prospettive di utili societari solidi e la crescente fiducia nel fatto che gli investimenti in AI possano sostenere una crescita più rapida dei ricavi saranno fattori determinanti per il mercato azionario statunitense.
"Man mano che gli ordini accumulati si trasformeranno in ricavi contabilizzati, la crescita del cloud dovrebbe restare ben supportata, contribuendo a giustificare l'aumento della spesa in AI, a rafforzare la copertura degli ordini e ad attenuare ulteriormente le preoccupazioni sul ROIC (ritorno sul capitale investito)", hanno scritto gli analisti di JPMorgan.
Gli esperti vedono ora l'S&P 500 a fine anno a quota 8.000 punti, rispetto ai 7.800 punti precedentemente stimati. Il nuovo target implica un potenziale rialzo di circa il 3,1% rispetto all'ultima chiusura del principale indice borsistico statunitense.
La banca d'affari ha inoltre rivisto al rialzo le proprie stime sull'utile per azione dell'S&P 500 a 365 dollari per il 2026 e a 420 dollari per il 2027, rispetto alle precedenti previsioni rispettivamente di 350 e 390 dollari. Tuttavia, JPMorgan ha mantenuto invariato il proprio obiettivo sul rapporto price/earnings a 12 mesi a 20 volte, poiché continua a vedere rischi legati a tassi di interesse più elevati, alla geopolitica e all'aumento dell'indebitamento delle aziende attraverso l'emissione di azioni e obbligazioni.