Michael Hartnett, strategist di Bank of America, mette in luce un aspetto che, a suo avviso, gli investitori stanno sottovalutando: i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi a lungo termine si attestano intorno al 5%.
Hartnett osserva che questo rappresenta uno dei tre principali fattori che storicamente hanno contribuito allo scoppio delle bolle speculative. Rendimenti elevati, spesso accompagnati da un ciclo di rialzo dei tassi d'interesse da parte della Federal Reserve, hanno infatti spinto in passato gli investitori a vendere massicciamente azioni che avevano raggiunto livelli di prezzo troppo elevati rispetto ai fondamentali.
Tassi elevati rendono più costoso per le aziende accedere ai finanziamenti, con il rischio di frenare la crescita economica. Inoltre, rendono più attraenti per gli investitori strumenti più sicuri come le obbligazioni rispetto alle azioni.
Un altro fattore storico evidenziato da BofA è il cedimento dei titoli che hanno trainato il rally di Wall Street. Attualmente sono state le Magnifiche Sette a guidare l'ascesa del mercato, ma rispetto a qualche mese fa hanno perso slancio. Hartnett ritiene che, se il Magnificent Seven ETF non riuscisse a mantenersi sopra il livello di 65 dollari, ciò rappresenterebbe un segnale negativo per la Borsa americana.
Il terzo fattore riguarda le elezioni americane di mid-term e il rapporto tra inflazione e occupazione. Secondo Hartnett, il divario tra il tasso d'inflazione e quello di disoccupazione in prossimità delle elezioni di metà mandato ha storicamente spinto la Federal Reserve ad adottare una politica monetaria più restrittiva.
Altri quattro ricorsi storici inquietanti
Oltre ai fattori che in passato hanno remato contro le quotazioni di Wall Street, vale la pena sottolineare come nelle grandi crisi storiche si siano manifestate alcune condizioni che oggi sembrano presentarsi contemporaneamente.
Nel 1973 lo shock petrolifero fece impennare l'inflazione, provocando un crollo del 43% dell'indice S&P 500 prima dell'inizio della ripresa. Oggi le pressioni inflazionistiche sono alimentate dalla guerra in Iran, dal superciclo delle materie prime e dalle tensioni energetiche. In questo contesto, le Banche centrali potrebbero essere costrette a mantenere i tassi d'interesse su livelli elevati più a lungo del previsto.
Nel 1987 il Black Monday fece collassare Wall Street, con la liquidità che evaporò improvvisamente dal mercato. La gigantesca IPO di SpaceX: storicamente, alcune mega-IPO hanno coinciso con fasi di debolezza dei mercati azionari.
Nel 2000 scoppiò la bolla dot-com, con i titoli tecnologici che avevano raggiunto valutazioni fuori scala. Allora furono le società internet a offuscare il giudizio degli investitori; oggi potrebbe essere l'intelligenza artificiale. Ciò che accomuna i due scenari è il livello estremamente elevato delle valutazioni.
Nel 2008 la crisi dei mutui subprime culminò con il fallimento di Lehman Brothers, allora quarta banca d'investimento degli Stati Uniti. Oggi un rischio analogo viene individuato da alcuni osservatori nel settore del private credit, sebbene le tensioni, per quanto simili, siano meno estreme rispetto a quelle viste diciotto anni fa.