Lo Yen giapponese non sembra trovare grandi sostenitori sul mercato con la debolezza che persiste e anzi si amplifica a causa della nuova fiammata sui tassi americani combinata a rinnovate tensioni nel Golfo che infiammano il prezzo del petrolio di cui il Giappone è grande importatore. L’inflazione non è domata e la svalutazione della moneta locale, unito ad importazioni di energia più care, rimettono sotto pressione la Bank of Japan.
Il differenziale di tassi tra bond americani e giapponesi con scadenza 10 anni era sceso sotto i 170 punti base, prima di una reazione innescata dalle dichiarazioni del ministro delle Finanze giapponese sull’impegno che dovranno necessariamente mettere i fondi pensione domestici nell’allocare più risorse sulle obbligazioni nipponiche. Lo scopo è evidente. Comprare meno valuta estera e raffreddare i rendimenti.
L’interesse degli istituzionali giapponesi, assicurazioni, banche e fondi pensione, con livelli di rendimento sulle scadenze molto lunghe come quelli che stiamo vedendo, è indubbiamente aumentato sul fronte del reddito fisso dopo anni di “siccità”, ma questa non è garanzia di recupero per una valuta che ancora oggi non è supportata da tassi reali positivi.
Analisi USD/JPY e EUR/JPY
La divergenza tra andamento dello Yen (debole) e spread con i tassi USA (in restringimento) rimane, a conferma dell’esigenza di investitori che vogliono essere ricompensati per mettere soldi sulle obbligazioni e sulla valuta giapponese.
In questo contesto di stallo anche sulla politica monetaria giapponese dalla quale il mercato pretenderebbe di più, ovvero tassi in aumento in maniera più aggressiva e veloce, lo Yen non è certamente una valuta che sta producendo valore nei portafogli di trader e investitori, tutt’altro.

L’impressione è che a fatica la Bank of Japan riesce a contenere le spinte "bullish" su USD/JPY. Con i massimi poco sotto 163 che rimangono vicini e discese particolarmente blande, appare evidente quanto il denaro desideroso di andare sullo Yen è in questo momento veramente scarso. Sarebbe necessaria una chiusura settimanale confermata sotto 160 per cominciare ad aprire le porte ad un allungo più consistente dello Yen verso 157/158 contro dollaro, in questo momento l’obiettivo massimo a cui potrebbe ambire il cambio.

Incredibilmente bassa anche la volatilità su EUR/JPY. Il cross non riesce a scendere da marzo sotto 183 in un range sempre più stretto di prezzi che potrebbero trovare uno sfogo verso l’alto rendendo a quel punto 190, ma addirittura 200 un obiettivo praticabile. Solo una definitiva chiusura settimanale sotto 181 fornirebbe quel segnale tanto atteso di prima inversione di tendenza. Ma la BoJ deve metterci del suo.