Potrebbe essere questo il rapporto di cambio che certifica la fine della guerra nel Golfo e quindi l’incredibile rally nel prezzo del petrolio che tanto disagio ha portato a consumatori e imprese? Probabilmente sì e sto parlando di USD/NOK, un cambio da sempre ben correlato all’andamento dei prezzi dell’energia vista la capacità estrattiva del paese scandinavo.
Il rally della NOK è stato in questa ultima fase naturalmente alimentato dai corposi flussi in ingresso di investitori alla ricerca delle valute di quei Paesi che trovano negli elevati prezzi del greggio delle importanti risorse monetarie in ingresso. La Norvegia è una di queste, vantando oltre tutto una politica di bilancio molto sana ed equilibrata.
USD/NOK: fine della guerra e Fed spingono il cambio
La prima parte della discesa è stata però dettata da una visione di politica monetaria mai dovish in Norvegia, a differenza di quella un po' ambigua vista in America. Con i tassi recentemente alzati al 4,25%, l’interesse per la NOK si è fatto consistente spiegando un movimento che è andato a sfiorare l’importante supporto di lungo periodo in area 9 su USD/NOK.
La decisione di mantenere i tassi al 4,25% comunicando al mercato che un nuovo rialzo nel corso dell’anno sarà da mettere in preventivo, non è stato però sufficiente a compensare le vendite post accordo Usa - Iran sull’onda di un prezzo del petrolio in caduta.

Proprio il test grafico dei supporti, unito alle notizie più recenti, sembra confermare quello che i mercati vedono nel futuro. La crisi Mediorientale che rientra, ma anche una FED più "hawkish" del previsto che potrebbe addirittura mettere mano ai tassi se i dati macro dovessero andare in una certa direzione pro inflazione.
Per chi è rimasto ai margini di questo rapporto di cambio finora, oppure per chi è ancora short, l’idea a questo punto potrebbe essere quella di fare un reverse, ovvero smontare le posizioni lunghe di NOK a favore di USD ponendo come stop il minimo di maggio a 9,1.
Non è escluso un retest dei supporti, ma vista la valenza della trend line in essere da 8 anni sarebbe quella una buona opportunità per prendere profitto sulla corona norvegese e mettersi in casa una divisa certamente meno esposta ai marosi dei mercati finanziari come il dollaro americano.
Non va infatti mai dimenticato infatti che la NOK è una valuta a cosiddetto alto beta, ovvero che risente particolarmente di scenari macro economici avversi come recessioni e rallentamento economico. Non può dunque definirsi una valuta difensiva se non in contesti geopolitici come quelli appena visti negli ultimi mesi. E se nei prossimi mesi la politica monetaria della Fed (Riunioni Fed: calendario delle date dei meeting del FOMC 2026) dovesse farsi destabilizzante per i mercati, la NOK non sarebbe tra i beneficiari netti per una questione di correlazione con il ciclo economico mondiale.