Una delle valute emergenti che si è mossa in controtendenza rispetto al mercato valutario dei Paesi non sviluppati è la rupia indiana. La debolezza che ha colpito la divisa del subcontinente è stata diffusa e poco frenata da una Banca centrale che ha preferito la competitività dei prodotti locali in un contesto di dazi americani che rendevano molto care le merci indiane. A confortare la RBI (Reserve Bank of India) anche un’inflazione in graduale raffreddamento.
Ma negli ultimi giorni è arrivata la svolta con deal commerciali importanti sia con gli USA che con l’Europa.
Dopo aver toccato un minimo storico a 92 contro dollaro, la rupia indiana è tornata protagonista grazie all’annuncio di accordi commerciali raggiunti prima con la UE e poi con gli Stati Uniti che hanno deciso di rivedere al ribasso i dazi imposti nel 2025. Dazi che scendono dal 50% al 18% sulla merce in ingresso negli USA, un valore inferiore a quello applicato a molti concorrenti asiatici dell’area e che combinato alla svalutazione rende competitivo l’export indiano. L’India in cambio promette di ridurre a zero le barriere sulle merci americane, acquistare più made in USA e ridurre progressivamente l’acquisto di petrolio dalla Russia.
Questo accordo offre alla banca centrale la concreta possibilità di agire con maggiore libertà sui tassi di interesse, recentemente mantenuti invariati al 5,25% dopo il taglio di dicembre nell’ultimo meeting di politica monetaria.
L’inflazione core rimane nella parte bassa del range target 2-6% fissato da Dehli con l’economia che dovrebbe viaggiare ad un ritmo del 7% di crescita anche per il prossimo anno. Un buon viatico per limare al massimo di qualche centesimo i tassi, mantenendo però generosi tassi reali a supporto della valuta reduce da una serie di minimi storici importanti.
Rupia Indiana: USD/INR, focus su quota 90
Per USD/INR l’attesa a questo punto è per una discesa che dovrebbe trovare tra 88 e 86 i primi supporti rilevanti. Una chiusura di febbraio sotto 90 formalizzerebbe un bearish engulfing pattern mensile che permetterebbe di guardare con estremo ottimismo a questa valuta emergente, attardata rispetto ai suoi competitor presenti nei vari portafogli dei gestori.

La rupia nell’ultimo anno ha perso il 20% contro euro, un estremo che in passato ha sempre generato una reazione per la divisa asiatica che dopo il minimo di 110 potrebbe ambire a ritornare sotto quota 100 anche contro euro.