C’era grande attesa per il meeting di politica monetaria della Bank of Japan, soprattutto per capire quali margini ci sono per aumentare i tassi di interesse, contrastare l’inflazione e soprattutto fermare l’emorragia valutaria in corso da mesi.
In realtà è uscito ancora un nulla di fatto cone la solita retorica attendista che non fa altro che danneggiare una delle divise più deboli degli ultimi anni. E con il più alto debito pubblico del mondo è comprensibile la timidezza con cui si approccia il costo del denaro che è anche interesse passivo per lo Stato.
Yen giapponese: attenzione al meeting della BCE
La debolezza dello yen giapponese è rimasta particolarmente intensa fino ai giorni scorsi e questo vale sia contro dollaro americano che contro euro. Quello che preoccupa è che proprio lo scarso appeal esercitato dal dollaro ha comunque avuto la meglio sullo yen. Tiene comunque a fatica il cap di 160 su USD/JPY, mentre sempre più vicino ad area 190 è EUR/JPY dove la sensazione è che un approccio più "hawkish" della BCE potrebbe spingere ancora più in alto il cross creando le premesse per un estremo a cui in Giappone qualcuno dovrà pensare di porre rimedio se non si vuole produrre l’avvitamento della divisa locale in una sanguinosa svalutazione.
Indubbiamente pesano per il Giappone le tensioni in Medio Oriente con il petrolio e il gas, ma anche altri prodotti cruciali nella produzione industriale per l’intero mondo asiatico, che faticano ad arrivare nei porti giapponesi con prezzi particolarmente elevati. Gli effetti sull’inflazione giapponese infatti sono già visibili.
Il tasso di inflazione giapponese a marzo è salito oltre le attese a +1,5%, con il dato core che ha accelerato a +1,8% dopo cinque mesi consecutivi di calo. Questo dato ha riacceso i riflettori sulla gestione dei prezzi al consumo da parte della BoJ che mantiene tassi reali negativi.
Buone notizie sono intanto arrivate dagli indicatori PMI, che ad aprile nel settore manifatturiero sono saliti ai massimi degli ultimi quattro anni; il merito è però delle scorte, quindi un sussulto temporaneo, che sui timori di carenza delle forniture dall’area del Golfo sono aumentate in modo importante
EUR/JPY: direzione 190 ¥
Andando all’analisi tecnica e sorvolando su USD/JPY che permane sotto 160 probabilmente con qualche intervento mirato della banca centrale giapponese a protezione dello yen, su EUR/JPY un massimo primario in zona 190 me lo aspetto. Qui infatti troviamo il 61,8% di ritracciamento del bear market 1990-2000.

Non escluderei nemmeno un affondo fino alla zona psicologica di 200. A quel punto, considerando la fortissima sottovalutazione dello yen, un approccio costruttivo di accumulazione della valuta giapponese potrebbe essere interessante strategicamente.