È stato il petrolio con la sua impennata di prezzo causata dalla guerra tra Iran e Usa a decidere i vincenti del mondo forex del mese di aprile. E sempre il petrolio ha sancito anche le valute perdenti a causa della dipendenza dalle importazioni di greggio delle rispettive economie.
Ma cominciamo proprio da chi ha realizzato le performance migliori contro euro in un mese dove la moneta unica ha comunque guadagnato terreno sul dollaro americano.
Classifica forex aprile 2026: le elezioni spingono il fiorino
Il rublo russo ha dominato il panorama emergente grazie alla sua capacità di essere un grande produttore di petrolio e gas. La sospensione temporanea delle sanzioni americane verso i prodotti energetici russi ha spinto ulteriormente il valore del rublo, in aumento del 6% rispetto a fine marzo,
Bene anche la corona norvegese che contende ad un altro grande produttore di petrolio, il Brasile e quindi il real brasiliano, la palma della seconda piazza con un guadagno di quasi il 3%. Oltre alla correlazione diretta con il greggio qui l’impatto è amplificato anche da politiche monetarie che mantengono sostenuti i tassi di interesse, aumentando di conseguenza l’appeal delle obbligazioni locali.
Subito dopo arriva un lotto di commodity currencies come dollaro australiano, peso messicano e rand sudafricano in guadagno di oltre il 2%.
A dire il vero la miglior valuta del mese sarebbe un’altra emergente che ha sfruttato un evento eccezionale come il cambio di guida politica del Paese. Sto parlando del fiorino ungherese che si è apprezzato del 7% dopo la sconfitta di Orban, in quello che appare un cambio di rotta epocale per un Paese che a lungo ha messo i bastoni tra le ruote alla politica europea con veti incrociati a tante decisioni nel campo dell’energia e della difesa.
Aprile 2026: le valute peggiori
Passiamo adesso ai peggiori che, come detto, trovano nei prezzi del petrolio alle stelle la causa principale della svalutazione contro euro.
Se nel mondo G10 sono dollaro americano, ma anche yen giapponese ad aver perso tra l’1% e il 2% di valore contro euro, è nel mondo emergente che si vedono i cali più consistenti nonostante una buona intonazione dell’universo delle valute non sviluppate.
Rupia indiana e lira turca hanno perso oltre il 3% come la rupia indonesiana. Le prime due devono la loro dipendenza dal greggio e dalle forniture a singhiozzo in arrivo dall’area del Golfo, la causa di questi cali. Per l’Indonesia, indipendente nella produzione di oro nero, sono questioni legate all’economia e alla incapacità del governo di mettere a terra le riforme del sistema finanziario richieste dalle grandi istituzioni mondiali a pesare sul ribasso. Alterando il clima di fiducia attorno alla rupia.
Appuntamento quindi a maggio dove capiremo se un’eventuale avanzamento dei colloqui di pace tra Usa e Iran saprà produrre il più classico dei fenomeni di peggiori che diventano migliori e viceversa.