Dopo la riunione della Fed, la seconda dell’era Kevin Warsh, la direzione di EUR/USD è apparsa subito chiara: rialzo. La lettura dovish espressa dal neo-presidente di una Fed divisa, con tre membri che avrebbero preferito un aumento del costo del denaro per contrastare l’inflazione, non ha raffreddato i rendimenti, saliti verso la soglia psicologica del 4,75%, né favorito il dollaro.
L’impressione è che il mercato stia valorizzando il biglietto verde soprattutto per le sue caratteristiche di bene rifugio, alla luce delle tensioni geopolitiche in corso in Medio Oriente, e decisamente meno per l’attuale differenziale di rendimento rispetto, per esempio, a euro e yen.
Una volta rimosse le incertezze legate al conflitto, gli squilibri di bilancio statunitensi, insieme a una Fed che potrebbe trovarsi a rincorrere l’inflazione, potrebbero invece favorire una nuova risalita di EUR/USD.
Un dollaro ancora sopravvalutato
Secondo alcune metriche fondamentali, il dollaro risulta sopravvalutato di circa il 10% secondo il Big Mac Index, e ancora di più sulla base della parità dei poteri d’acquisto. Come ben sanno gli operatori del mercato valutario, tuttavia, non sono queste le metriche su cui impostare strategie di breve periodo, che risultano poco utili nell’attività quotidiana di trader e investitori.
Nel 2022 si era presentata una ghiotta occasione per ridurre l’esposizione al dollaro, tornato sotto la parità con l’euro, capitalizzando profitti significativi, sostenuti anche da un più favorevole flusso cedolare. Da allora, il bull market dell’euro ha subito una sola battuta d’arresto nel 2025, quando EUR/USD è sceso fino a 1,02: una seconda finestra utile per uscire dal biglietto verde, prima del successivo rally fino a 1,19.
EUR/USD davanti a una fase decisiva
A quota 1,19, il cambio ha incontrato la linea di tendenza che unisce i massimi del 2018 e del 2020. Da quel momento, per l’euro è iniziata una fase più complessa, tuttora in corso.
A favore della moneta unica arrivano però alcuni elementi di supporto: una crescita economica che, nonostante le difficoltà, sembra mantenere una certa tenuta e una BCE pronta a mantenere alta l’attenzione sull’inflazione. L’euro viene inoltre percepito come una valuta solida verso cui convergere con maggiore fiducia, anche in funzione di alternativa al dollaro USA.
Sul piano tecnico, i supporti in area 1,14, più volte indicati come cruciali per la tenuta dell’attuale trading range, hanno resistito ai diversi tentativi del dollaro di spingere il cambio verso il basso e avvicinarsi all’ultimo livello chiave di 1,12. Una violazione di quest’ultimo avrebbe aperto la strada, con pochi ostacoli intermedi, a un rafforzamento del biglietto verde e a un possibile ritorno verso la parità.
Il post-Fed riapre la partita
Il rimbalzo seguito alla riunione della Fed sembra però rimettere tutto in discussione, rilanciando la possibilità che EUR/USD possa tornare a testare l’area 1,18-1,19 prossimamente. Un superamento di questa fascia rappresenterebbe un importante segnale tecnico e potrebbe aprire la strada a un ulteriore allungo dell’euro, mettendo sotto pressione il biglietto verde in vista della fine dell’anno.
L’incertezza resta tuttavia elevata. Tra settembre e dicembre, infatti, il dollaro USA entra nella sua fase stagionale storicamente più favorevole, un elemento che potrebbe complicare il quadro per la moneta unica. A fornire indicazioni più chiare potrebbe essere ancora una volta Warsh, atteso a fine mese a Jackson Hole, tradizionale appuntamento tra banchieri centrali che il mercato osserva con particolare attenzione.