La più celebre delle commodity currency, il dollaro australiano, continua a fornire segnali contrastanti, rendendo complesso un posizionamento convinto sia long sia short.
Dopo aver tentato una fuga in avanti nel corso del 2026, con un massimo raggiunto in area 0,72, l’Aussie è tornato sui propri passi, lavorando per settimane attorno alla resistenza, anche psicologica, di 0,70. Ora AUD/USD ha finalmente superato questa soglia, riportando l’attenzione sul possibile sviluppo di un movimento rialzista più ampio.
La rottura di 0,70 rappresenta un primo segnale tecnico interessante, ma dovrà essere confermata dalla capacità del cambio di mantenersi sopra questo livello. Il successivo ostacolo è rappresentato proprio dall’area 0,72, dove si è arrestato il precedente tentativo di accelerazione. Una violazione di quest’ultima soglia potrebbe aprire scenari decisamente più interessanti per la valuta australiana.
Materie prime e politica monetaria restano cruciali
Sul fronte delle materie prime, soprattutto metalli industriali e preziosi di cui l’Australia è ricca, emergono ancora segnali contrastanti. Da una parte il rame continua a segnare nuovi massimi, dall’altra oro e argento faticano a recuperare dopo la forte correzione. E poi c’è la Fed.
Una Federal Reserve più hawkish delle previsioni nell’ultimo FOMC, con tre membri favorevoli a un immediato aumento del costo del denaro, ha favorito un restringimento del differenziale di rendimento tra il decennale australiano, ora intorno al 5%, e il Treasury statunitense, arrivato fino al 4,75%.
Per chi opera in carry trade, un differenziale così contenuto non rappresenta certamente un incentivo particolarmente forte. Per sostenere un movimento più deciso dell’Aussie servirebbe quindi una prospettiva di rialzo dei tassi australiani più aggressiva rispetto a quella statunitense, tale da rendere nuovamente più interessante il differenziale di rendimento.
L’economia australiana mostra segnali ancora resilienti
La Reserve Bank of Australia, tra le prime banche centrali ad adottare misure di politica monetaria restrittive per contenere l’inflazione, ha fatto capire che sarà necessario tempo per valutare pienamente gli effetti degli aumenti dei tassi sull’economia domestica.
Al momento, gli indicatori PMI manifatturieri e i dati sul mercato del lavoro confermano una certa resilienza dell’economia australiana, anche se dal fronte del commercio estero arrivano segnali meno incoraggianti. A maggio, per esempio, le esportazioni hanno registrato una contrazione superiore al 7%.
Ora la tenuta di 0,70 diventa decisiva
Sono proprio questi elementi a spiegare perché, nonostante la recente rottura, l’Aussie abbia faticato finora a costruire un movimento rialzista più deciso. Il superamento di 0,70 cambia però la configurazione tecnica: quella che fino a pochi giorni fa rappresentava una resistenza diventa ora il primo livello da difendere.
In caso di consolidamento sopra 0,70-0,71, il mercato potrebbe tornare a mettere nel mirino 0,72, il massimo raggiunto nel corso dell’anno. Al contrario, un ritorno sotto 0,70 ridimensionerebbe il segnale rialzista e riproporrebbe l’area di 0,685 come supporto fondamentale.
La struttura delle candele mensili, rialzo ad aprile, stallo a maggio e discesa a giugno, aveva alimentato qualche timore sulla possibilità di un’inversione. Ora, però, la recente rottura di 0,70 obbliga i compratori di dollari australiani a uscire allo scoperto: sarà la capacità di difendere il breakout a dirci se si tratta dell’inizio di una nuova fase rialzista o soltanto di un falso segnale.