Dopo l’operazione militare degli USA in Venezuela, nella prima settimana di Borsa completa del 2026 l’attenzione degli investitori è stata rivolta agli sviluppi geopolitici e ad alcuni dati macroeconomici importanti. Le turbolenze politiche in Venezuela hanno fatto balzare il prezzo dell’oro e rafforzato il dollaro USA, mentre sul petrolio l’impatto - almeno nel breve termine - è stato minimo.
A questa criticità si è aggiunta la rinnovata mira espansionistica del presidente Trump, che ora vuole la Groenlandia per “ragioni di sicurezza nazionale”. Questa settimana l’amministrazione Trump dovrebbe incontrare i funzionari danesi per discutere di come gli USA possano acquisire l’isola più grande del mondo.
Sul fronte dei dati macro, dal report sul mercato del lavoro degli Stati Uniti di dicembre è emerso che le buste paga del settore non agricolo sono aumentate di 50 mila unità, rispetto alle 60 mila attese, mentre il tasso di disoccupazione è calato al 4,4% rispetto al 4,5% di novembre. I mercati ora prevedono che la Fed rimarrà in attesa. Il prossimo taglio dei tassi non è atteso prima di giugno, anche se le indicazioni che domani arriveranno dall’inflazione di dicembre potrebbero cambiare le carte in tavola.
2026: il ritorno di Riccioli d’Oro
Bentornata Goldilocks. Il 2026 si apre sotto i migliori auspici per gli investitori, segnando il ritorno di quell’economia “né troppo calda, né troppo fredda” che i mercati amano. La crescita economica è vista ad un livello che non dovrebbe frenare né il processo di riduzione dei tassi USA e né la crescita degli utili aziendali.
Uno scenario che piace sia al reddito fisso sia all’azionario perché combina condizioni finanziarie non punitive e utili ancora in espansione. Sull’azionario, le stime puntano a un guadagno del 10%, ma attenzione: la marea non alzerà tutte le barche. In special modo per quanto riguarda gli Stati Uniti, l’economia continuerà ad essere caratterizzata da una “K”, con i consumi sostenuti quasi esclusivamente dai ceti più abbienti, mentre la crescita salariale resta modesta.
L’inflazione si conferma appiccicosa in alcuni comparti, ma mostra segnali di raffreddamento grazie al rientro dei costi abitativi e a un mercato del lavoro che perde lentamente pressione.
La strategia facile di comprare ciecamente i “Magnifici 7” del Tech potrebbe non bastare più; il 2026 richiederà una selezione chirurgica tra vincitori e vinti, privilegiando le Large Cap. Ma l’anno da poco iniziato sarà anche quello delle elezioni di Mid Term negli USA. Un calo di sostegno repubblicano potrebbe innescare politiche fiscali espansive a breve, per rilanciare rating e umore di mercato. In sintesi, il 2026 non sarà privo di sfide, ma la rete di protezione della Fed e la solidità degli utili disegnano un anno solido per gli asset di rischio.
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