Tensioni geopolitiche internazionali da un lato, tensioni politiche interne dall’altro. Il fattore Trump continua a shakerare il sentiment degli operatori in questo avvio di 2026. Sul fronte internazionale, alla partita venezuelana si sono aggiunte quella iraniana e quella danese.
Se per ora la questione riguardante Teheran è stata messa in stand-by, “fonti importanti” avrebbero riferito che le uccisioni e le esecuzioni sono state fermate, il numero uno della Casa Bianca ha confermato i suoi intenti verso la Groenlandia, irritando gli alleati europei e portando 7 Paesi della NATO che hanno inviato alcune unità delle loro truppe.
Ad agitare, per ora sommessamente, il mood del mercato è tuttavia la questione Fed. L’incriminazione di Jerome Powell ordinata da Trump con l’accusa di “sabotaggio economico” segna un attacco frontale all’indipendenza della Federal Reserve ed è un elemento di preoccupazione non banale per gli investitori istituzionali, con un premio al rischio “politico” destinato a salire specie sulla parte lunga della curva del debito sovrano USA.
Se per ora le indicazioni giunte dalle trimestrali hanno aiutato a calmierare i timori del mercato, il cocktail shakerato da Trump rischia tuttavia di produrre più di un mal di testa.
PMI: l’indice che sa tutto
I PMI (Purchasing Managers’ Index) sono tra i pochi indicatori macroeconomici che meritano davvero l’etichetta di “lead indicator”. Tra i termometri macro più rapidi e “market-moving”, si tratta di indici basati su survey mensili sottoposte ai direttori degli acquisti - figure operative che captano in tempo reale oscillazioni di ordini, tempi di consegna e pressioni sui costi input - segnalano espansione sopra la soglia dei 50 punti e contrazione sotto.
La loro correlazione con il PIL trimestrale è robusta al punto che sia la Fed che la BCE li integrano nei modelli di “nowcasting” ufficiali. Oltre al dato generale, grande attenzione va riservata anche ai sottoindici relativi nuovi ordini, prezzi e ordini in arretrato. Se nel caso di Regno Unito e Stati Uniti i dati relativi al mese di dicembre 2025 si sono entrambi attestati in territorio positivo, più solido nel caso degli USA, più incerto in quello della “Perfida Albione”, nel caso di Eurolandia continuiamo ad assistere ad un approccio a due velocità, in rialzo nel caso del terziario ed in contrazione in quello del manifatturiero.
Con i PMI in versione “flash”, venerdì si chiuderà una settimana che oggi propone i dati cinesi su produzione industriale, vendite al dettaglio e PIL, domani prevede l’indice tedesco ZEW ed i dati britannici sull’andamento del mercato del lavoro mentre mercoledì, sempre restando Oltremanica, è in arrivo l’aggiornamento sull’inflazione. Giovedì negli Stati Uniti sono in agenda gli aggiornamenti su PIL, indice dei prezzi PCE, redditi e spese. Venerdì attenzione anche al meeting della Bank of Japan.
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