Nvidia ha annunciato lunedì 10 agosto la costituzione, insieme ad Apollo, BlackRock, Blackstone, Brookfield, Goldman Sachs e KKR, di piattaforme di finanziamento dedicate all'infrastruttura di calcolo, con l'obiettivo di mobilitare oltre 500 miliardi di dollari di capitale di terzi.
È la più grande operazione di finanziamento mai assemblata per un singolo settore. Nella stessa seduta il titolo Nvidia ha perso il 2,86%, chiudendo a 217,55 dollari. La divergenza tra l'annuncio e la reazione in Borsa è il dato più informativo della giornata.
L'indice dei semiconduttori di Philadelphia ha ceduto il 2,94%, mentre l'S&P 500 è rimasto sostanzialmente invariato, a meno 0,06%: non è stata una seduta negativa di mercato, è stata una seduta negativa dei chip. Nelle stesse ore Blackstone guadagnava il 3,30% e Apollo il 3,59%.
Che cosa prevede l'accordo, e che cosa non prevede
Secondo il comunicato ufficiale diffuso dalla società, Nvidia costituirà con i sei gruppi delle piattaforme indipendenti di finanziamento della potenza di calcolo. Si tratta di veicoli separati dal bilancio di Nvidia, il cui compito è raccogliere e impiegare capitale per finanziare l'acquisto di acceleratori, la costruzione di data center e l'accesso alla capacità elettrica.
L'obiettivo dichiarato è mobilitare oltre 500 miliardi di dollari di capitale di terzi, formula che indica risorse che non appartengono né a Nvidia né ai sei gestori, ma agli investitori istituzionali che quei gestori amministrano: fondi pensione, assicurazioni, fondi sovrani.
Il destinatario del finanziamento non è Nvidia, sono i suoi clienti. Il comunicato parla esplicitamente di creare riserve di capitale di dimensione rilevante e a condizioni vantaggiose per i clienti di Nvidia, indicando come beneficiari i laboratori di intelligenza artificiale, le imprese e gli operatori di cloud dedicati all'AI.
Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ha sintetizzato la logica dell'operazione affermando che nell'intelligenza artificiale la potenza di calcolo è ricavo. Jim Zelter, presidente di Apollo, ha usato una definizione ancora più esplicita dal punto di vista finanziario, descrivendo il calcolo moderno come una classe di attivi scarsa e critica, con caratteristiche di investimento interessanti: per un gestore di credito privato, in altri termini, le schede grafiche sono un bene da porre a garanzia di un prestito, non un prodotto tecnologico.
Le informazioni assenti dal comunicato pesano quanto quelle presenti. Non viene indicato l'impegno di capitale di ciascun partner, non viene chiarito se e quanto capitale proprio conferisca Nvidia, non viene precisato se la società fornisca garanzie sui finanziamenti erogati, né viene descritta la struttura giuridica dei veicoli.
Il testo specifica inoltre che sono stati sottoscritti memorandum d'intesa e che le partnership restano subordinate alla firma degli accordi definitivi. Rilevante anche la formula temporale: i 500 miliardi vanno mobilitati nel tempo, senza alcuna scadenza indicata.
La reazione del mercato: premiato chi presta, non chi vende
Il comportamento dei prezzi di lunedì delinea una gerarchia precisa lungo la catena del valore. Sul fronte di chi produce e vende gli acceleratori, Nvidia ha chiuso a 217,55 dollari con un calo del 2,86%, toccando in giornata un minimo a 216,77, e AMD ha perso il 2,86% a 469,56 dollari. Nvidia resta comunque in guadagno del 15,2% da inizio anno e circa l'8% sotto il massimo delle ultime cinquantadue settimane, fissato a 236,54 dollari.
Sul fronte opposto, quello di chi il capitale lo raccoglie e lo impiega, il segno è invertito ma non uniforme. I rialzi si sono concentrati sui due nomi più esposti al credito privato, cioè al prestito erogato al di fuori del sistema bancario: Blackstone ha guadagnato il 3,30% a 141,66 dollari e Apollo il 3,59% a 132,02. KKR si è fermata a un progresso dell'1% circa, mentre BlackRock, Brookfield e Goldman Sachs si sono mossi in un intervallo inferiore al mezzo punto percentuale, in entrambe le direzioni.
La lettura più immediata è che il mercato abbia prezzato un flusso commissionale aggiuntivo per i gestori specializzati nel credito privato, senza attribuire lo stesso beneficio ai gruppi con attività più diversificate. Nel segmento intermedio, quello degli operatori che acquistano capacità di calcolo per rivenderla, CoreWeave ha ceduto il 2,74% a 88,19 dollari, mentre Oracle è salita del 2,74% a 151,05.
Va però ricordato che Oracle è stata portata al rating BBB meno, l'ultimo gradino del grado di investimento, e che i suoi credit default swap a cinque anni trattano intorno ai 215 punti base.
Il nodo del finanziamento circolare
La ragione principale del calo va cercata in un tema che accompagna il titolo da diverse settimane, quello del finanziamento circolare, in inglese vendor financing. Il meccanismo è il seguente: il fornitore immette risorse nel cliente, entrando nel capitale oppure garantendone il debito; il cliente impiega quelle risorse per acquistare i prodotti del fornitore; l'acquisto si contabilizza come ricavo del fornitore.
La conseguenza analitica è che una parte della crescita registrata non misura domanda finale indipendente, ma la stessa disponibilità finanziaria che cambia forma passando da investimento a ordine e infine a fatturato.
Nel caso di Nvidia la questione non è teorica. Secondo la ricostruzione di Bloomberg, nel solo 2026 la società ha annunciato oltre 540 miliardi di dollari di accordi riconducibili a questa categoria. Il più discusso riguarda OpenAI, con una garanzia stimata in 250 miliardi di dollari collegata al leasing di capacità di calcolo per un progetto di data center in Ohio.
Nvidia è inoltre azionista di CoreWeave, che dei suoi acceleratori è cliente. Si tratta di impegni e partecipazioni, non di ricavi già realizzati, ed è una distinzione che va tenuta ferma nella valutazione. Va detto che l'operazione annunciata lunedì, sul piano formale, si muove nella direzione opposta rispetto al finanziamento circolare: se le risorse provengono da investitori terzi, il rischio di credito si colloca fuori dal bilancio di Nvidia anziché dentro.
La società mette a disposizione il proprio nome e il proprio ecosistema, non necessariamente il proprio capitale. L'obiezione che il mercato ha formulato lunedì è di natura diversa e riguarda il presupposto dell'operazione: un fornitore che vende un prodotto conteso con margini lordi intorno al 75% non ha ragioni evidenti per occuparsi delle modalità con cui il cliente reperisce le risorse.
Il fatto che se ne occupi indica che quelle risorse, ai tassi e nei tempi richiesti dal ritmo di installazione previsto, non sono immediatamente disponibili. Il precedente storico che viene richiamato con maggiore frequenza è quello di Lucent e Nortel, che alla fine degli anni Novanta finanziarono direttamente i propri clienti per l'acquisto di apparati di rete.
Il volume degli ordini apparve eccezionale finché il ciclo resse, poi i crediti si trasformarono in perdite. Il paragone ha limiti evidenti, a partire dalla redditività e dalla posizione finanziaria di Nvidia, oggi incomparabili con quelle dei due gruppi di allora, ma il meccanismo contabile sottostante è lo stesso.
Sul tema sono intervenuti anche il Fondo Monetario Internazionale e la Banca dei Regolamenti Internazionali, entrambi segnalando il finanziamento circolare nell'intelligenza artificiale tra i rischi per la stabilità finanziaria.
Che cosa dice il mercato del credito
L'indicatore che negli ultimi mesi ha anticipato meglio la percezione del rischio su Nvidia non è il prezzo dell'azione ma il credit default swap, il contratto con cui ci si assicura contro il mancato pagamento del debito di un emittente. Il premio si esprime in punti base, cioè centesimi di punto percentuale, e cresce al crescere del rischio percepito.
Il credit default swap a cinque anni di Nvidia ha raggiunto lo scorso 27 luglio quota 82 punti base, secondo i dati di ICE Data Services ripresi da Bloomberg. È il livello più alto da quando il contratto ha iniziato a trattare attivamente, nel novembre 2025, e il movimento è stato rapido: dieci punti base nella sola giornata, a fronte di una quotazione intorno ai 40 punti base all'inizio dello stesso mese. In sostanza, il costo della copertura è raddoppiato nell'arco di quattro settimane.
Il dato va interpretato con cautela e non equivale a un dubbio sulla solvibilità della società. Nel primo trimestre dell'esercizio 2027, chiuso il 26 aprile, Nvidia ha registrato ricavi per 81,6 miliardi di dollari, in crescita dell'85% su base annua, un utile netto contabile di 58,3 miliardi, un flusso di cassa libero di 48,5 miliardi e una posizione in liquidità e titoli negoziabili complessivamente vicina agli 81 miliardi.
Il confronto con Oracle, che a 215 punti base ha un premio quasi tre volte superiore, rende la scala del fenomeno. Il segnale riguarda piuttosto la quantità di impegni dell'ecosistema che il bilancio di Nvidia viene chiamato a sostenere, direttamente o indirettamente.
Manish Kabra di Société Générale ha osservato che per le società dell'infrastruttura di calcolo il parametro rilevante è ormai il credit default swap e non l'utile per azione: è una posizione estrema, ma segnala il cambio di quadro analitico in corso.
Utile anche il rapporto di scala: i 48,5 miliardi di flusso di cassa libero generati in un trimestre implicano che i 500 miliardi della piattaforma valgano all'incirca due anni e mezzo dell'intera generazione di cassa della società. È la ragione per cui quel capitale viene raccolto presso terzi.
L'ondata di debito che accompagna la costruzione dei data center
L'operazione va collocata dentro un fenomeno più ampio di ricorso al debito da parte del settore. Nei primi cinque mesi del 2026 i cinque maggiori gruppi del cloud hanno collocato circa 159 miliardi di dollari di obbligazioni, contro 121 miliardi nell'intero 2025.
Bank of America ha successivamente alzato la stima di emissione per l'anno in corso da 140 a 175 miliardi. Allargando il perimetro all'intero comparto dell'intelligenza artificiale, Goldman Sachs ha stimato in circa 489 miliardi il debito emesso da inizio anno, mentre JPMorgan calcola in un massimo di 1.500 miliardi il fabbisogno di obbligazioni con rating investment grade nei prossimi cinque anni.
La struttura annunciata da Nvidia si inserisce esattamente in questo contesto, con una differenza rilevante: sposta una quota del fabbisogno dal mercato obbligazionario pubblico al credito privato, cioè a un canale meno trasparente in termini di prezzo e di condizioni contrattuali. È anche il motivo per cui i due gestori più esposti a quel canale, Apollo e Blackstone, sono stati i principali beneficiari dell'annuncio in Borsa.
Gli elementi da monitorare
Il primo appuntamento è il 26 agosto, quando Nvidia pubblicherà i conti del secondo trimestre dell'esercizio 2027, per il quale la guida indica ricavi intorno ai 91 miliardi di dollari. Al di là del fatturato, la voce da osservare sono i crediti verso clienti: a fine aprile ammontavano a 40,7 miliardi a fronte di 81,6 miliardi di ricavi trimestrali, un rapporto che equivale a circa 45 giorni di vendite non ancora incassate.
Un allungamento significativo di quel valore segnalerebbe che i clienti stanno dilazionando i pagamenti, ed è la prima voce di bilancio in cui una tensione di finanziamento diventa visibile. Il secondo elemento è l'andamento del credit default swap a cinque anni: il superamento degli 82 punti base a piattaforma già annunciata indicherebbe che il mercato del credito non ha accolto l'argomento del rischio trasferito su investitori terzi.
Il terzo è la firma degli accordi definitivi, con due dettagli decisivi, ovvero se Nvidia presti garanzie e a quale costo venga raccolto il capitale: un costo elevato misurerebbe il prezzo che i clienti stanno pagando per accelerare. Il quarto è il passaggio da riservata a pubblica della documentazione di quotazione di Anthropic, che rappresenterà la prima occasione di leggere i conti verificati di un laboratorio di intelligenza artificiale di quelle dimensioni.
Resta il dato di fondo emerso lunedì. Di fronte al più grande annuncio di finanziamento mai formulato per un settore, il mercato ha premiato chi eroga il capitale e penalizzato chi vende il prodotto. È il segnale che, in questa fase del ciclo, la risorsa scarsa lungo la catena dell'intelligenza artificiale non sono più gli acceleratori, ma il denaro necessario ad acquistarli.
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