In oltre quarant'anni di mercati finanziari, raramente si è vista una convergenza di forze così violenta e coordinata contro la valuta di riserva mondiale. Oggi, 28 gennaio 2026, il dollaro americano non sta semplicemente attraversando una fase di debolezza ciclica; si trova al centro di una tempesta perfetta in cui geopolitica, interessi commerciali e strategie monetarie si scontrano frontalmente.
Il Dollar Index (DXY) ha rotto supporti storici, scivolando verso area di 95,5, un segnale che i grandi investitori non possono più ignorare. Non è solo un movimento tecnico, è il riflesso di un mondo che sta ridisegnando i propri equilibri.
La dottrina Trump: quando la Casa Bianca tifa contro il dollaro
Il primo, e forse più dirompente, fattore di instabilità arriva direttamente dallo Studio Ovale. Donald Trump ha recentemente infranto un tabù che durava da decenni: la sacralità del "Dollaro Forte". Definire "fantastica" la svalutazione della propria moneta è un messaggio inequivocabile inviato ai mercati globali.
La logica del Presidente è squisitamente pragmatica: un dollaro debole rende le esportazioni americane estremamente competitive, riducendo quasi istantaneamente il deficit commerciale e riportando linfa vitale alle industrie del Midwest. Tuttavia, questo cinismo economico ha un costo: la perdita di fiducia degli investitori esteri che, vedendo il garante della valuta tifare per il suo declino, iniziano a liquidare le proprie posizioni in Treasury.
Lo scudo di Tokyo: la guerra silenziosa per salvare lo Yen
Mentre Washington spinge per un indebolimento del dollaro, dall'altra parte del Pacifico assistiamo a una manovra speculare e altrettanto aggressiva. Il Giappone, dopo aver subito mesi di svalutazione punitiva dello Yen che ha messo in ginocchio il potere d'acquisto interno, ha deciso di passare al contrattacco.
Le indiscrezioni sui "rate check" effettuati in coordinamento con la Fed di New York confermano che Tokyo sta vendendo massicce riserve di dollari per puntellare la propria valuta. Questa azione crea un eccesso di offerta di dollari sul mercato internazionale proprio mentre la domanda sta evaporando, accelerando una spirale ribassista che sta mettendo in crisi i modelli di previsione di molte banche d'affari.
Il dilemma di Powell: tra indipendenza e pressione politica
In questo scenario incandescente, la riunione della Federal Reserve di stasera si prospetta come la più delicata dell'intero mandato di Jerome Powell. Il governatore si trova stretto in una morsa: da un lato la necessità di mantenere l'indipendenza dell'istituto centrale dalle pressioni della Casa Bianca, dall'altro l'evidenza di un'economia che inizia a risentire del peso dei tassi d'interesse.
Se Powell dovesse accennare anche solo minimamente a un atteggiamento più morbido (il tanto atteso "pivot"), il mercato interpreterebbe questa mossa come una resa definitiva alla linea politica di Trump, scatenando un'ulteriore ondata di vendite sul dollaro. La sua sfida sarà pesare ogni singola parola per evitare un panico valutario che potrebbe scappare di mano.
Oro, Bitcoin e azioni: la nuova mappa del 2026
Il declino del dollaro sta già ridisegnando la gerarchia degli investimenti per i prossimi mesi. Quando la fiducia nella cartamoneta vacilla, i capitali cercano rifugio in asset scarsi e reali. Non è un caso che l'oro stia aggiornando i propri massimi storici proprio in queste ore, confermandosi l'unica vera assicurazione contro l'instabilità valutaria.
Parallelamente, il Bitcoin sta consolidando il suo ruolo di "oro digitale", agendo come una valvola di sfogo per la liquidità globale in fuga dal biglietto verde. Per quanto riguarda l'azionario, le multinazionali americane potrebbero paradossalmente beneficiare di questa situazione, vedendo i propri profitti esteri gonfiarsi una volta riconvertiti in patria, ma la volatilità di stasera potrebbe riservare sorprese anche ai trader più esperti (Scalping LIVE con Giancarlo Prisco durante la conferenza della Federal Reserve).
Verso un nuovo ordine: cosa monitorare nelle prossime ore
Non bisogna lasciarsi ingannare dalla calma apparente che precede la conferenza stampa di stasera. Siamo davanti probabilmente a un reset del sistema monetario per come lo abbiamo conosciuto negli ultimi anni. La combinazione tra una presidenza che desidera un dollaro debole e alleati asiatici che hanno bisogno di vendere dollari per sopravvivere è un mix esplosivo. Se il dollaro non dovesse rimbalzare stasera, il trend ribassista potrebbe diventare la nuova normalità per tutto il resto dell'anno.
Disclaimer: File MadMar.