A un mese esatto dal debutto più atteso dell'anno, SpaceX ha vissuto la sua giornata forse più importante. Il titolo è sceso in intraday fino a 132,15 dollari, andando a toccare il prezzo di collocamento fissato a 135 dollari, per poi chiudere appena sopra quella soglia.
Dai massimi delle prime sedute la flessione è di circa il 33%. Un ridimensionamento netto per la società che l'11 giugno aveva realizzato la più grande offerta pubblica iniziale della storia americana, con oltre 75 miliardi di dollari raccolti e una capitalizzazione arrivata a sfiorare i 2.700 miliardi.
La domanda che percuote il mercato è se si tratti di un semplice raffreddamento dell'entusiasmo o del primo segnale di una fase più delicata per le grandi quotazioni tecnologiche.
Azioni SpaceX: non è (solo) una questione di multipli
Sul fronte delle valutazioni, poco è cambiato rispetto al giorno del collocamento. SpaceX tratta a un rapporto prezzo su vendite di quasi 100 volte, contro le circa 15 volte di Tesla, e già prima del debutto Morningstar la giudicava sopravvalutata di circa il 50%. Sono numeri che raccontano un titolo estremamente caro, ma che erano già noti agli investitori un mese fa. La sopravvalutazione, da sola, non spiega perché la correzione arrivi proprio adesso. La chiave va cercata altrove, nella struttura stessa dell'offerta.
Il nodo del flottante ridotto
Pur essendo l'IPO più grande di sempre, SpaceX ha reso disponibile al mercato meno del 5% delle proprie azioni, una quota stimata tra il 4 e il 5% del capitale. Un flottante così ridotto, a fronte di una domanda alimentata da fondi, ETF tematici e investitori retail, ha amplificato i movimenti in entrambe le direzioni. Lo stesso meccanismo che aveva spinto il titolo a guadagnare circa il 50% nelle prime sedute ne sta ora accentuando la discesa: poche azioni disponibili si traducono in oscillazioni di prezzo particolarmente violente.
I lock-up in scadenza da fine luglio
A pesare sulle aspettative è soprattutto il calendario dei lock-up, i periodi di blocco che impediscono a dipendenti e primi soci di vendere le azioni subito dopo la quotazione. La prima tranche si libera da fine luglio, dopo la pubblicazione della trimestrale, e riguarda una porzione compresa tra il 20 e il 30% delle azioni vincolate. Secondo le stime di mercato, il flottante disponibile è destinato prima a raddoppiare e poi a moltiplicarsi fino a sei volte entro fine settembre, con lo sblocco progressivo delle quote dei dipendenti.
Il timore è che una parte di questi azionisti scelga di monetizzare almeno una frazione del proprio patrimonio, generando pressione sull'offerta. Il mercato tende a scontare in anticipo questo scenario, il che contribuisce a spiegare la debolezza attuale. Va segnalato un elemento che mitiga il rischio: una tranche si sblocca soltanto se il titolo supera del 30% il prezzo IPO, ossia quota 175,50 dollari, legando di fatto le vendite degli insider a una fase di forza del titolo e non di debolezza.
Analisti divisi
Il quadro degli analisti resta improntato all'ottimismo: su 32 coperture, 27 indicano un giudizio di acquisto, a fronte di un solo giudizio di vendita e quattro neutrali. Sul versante opposto si collocano voci più caute, come quella del gestore veterano George Noble, che stima un valore equo intorno ai 30 dollari per azione. È una divergenza ampia, che riflette l'incertezza su come tradurre in valore la narrativa di crescita della società.
Cosa insegna in vista di Anthropic e OpenAI
Il caso SpaceX assume rilievo anche perché anticipa due delle quotazioni più attese dei prossimi mesi. Anthropic ha depositato in via riservata la documentazione per l'IPO il primo giugno, con l'obiettivo di approdare al Nasdaq intorno a ottobre su una valutazione di circa 965 miliardi di dollari. OpenAI ha presentato la propria richiesta pochi giorni dopo, con una valutazione vicina ai 1.000 miliardi, pur restando aperta l'ipotesi, riportata dalla stampa, di un rinvio al 2027.
Per entrambe, la lezione di SpaceX è chiara: nel valutare una quotazione contano tanto il prezzo e le prospettive di business quanto la percentuale di azioni effettivamente immessa sul mercato e la struttura dei periodi di blocco. Sono variabili tecniche, spesso trascurate, che possono incidere in modo decisivo sull'andamento dei primi mesi di contrattazione.
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