In Corea del Sud, in un solo giorno, oltre 1,2 milioni di conti a leva sono finiti in margin call. Di questi, tra i 320 e i 360 mila sono stati liquidati d'ufficio dai broker: capitale azzerato e, in alcuni casi, un saldo negativo. Rapportato alla popolazione adulta coreana, quella tra i 15 e i 64 anni pari a 35,7 milioni di persone, significa che circa il 3,4%, ossia 1 adulto su 30, si è visto arrivare la richiesta di coprire le perdite. Non per un evento macroeconomico esterno, ma per la leva accumulata sul mercato azionario.
Borsa Corea: sette circuit breaker in un solo anno
Il fatto scatenante è il tonfo del KOSPI, l'indice principale della Borsa di Seul, che il 13 luglio ha chiuso in ribasso di quasi il 9%: una delle giornate peggiori nella storia del listino coreano.
Il crollo ha attivato i meccanismi di emergenza del mercato: il sidecar, che congela temporaneamente gli ordini automatici, e il circuit breaker di livello 1, cioè la sospensione delle contrattazioni. Il dato che fotografa il clima è un altro: nel solo 2026 il KOSPI ha già visto scattare 7 circuit breaker, mentre in tutta la storia dell'indice se ne contano 13 complessivi. Più della metà dei blocchi di sempre si è concentrata in pochi mesi. Dal picco di giugno il listino ha perso circa il 27%.
Due titoli, mezzo indice
Il motore del ribasso è il comparto dei semiconduttori. SK Hynix il 13 luglio ha perso il 15,37% in una singola seduta, il peggior calo giornaliero della sua storia, mentre Samsung Electronics ha ceduto il 10,7%. Il punto cruciale è il peso di questi due nomi: da soli valgono oltre il 50% dell'intero indice e rappresentano circa il 75% dei guadagni che il KOSPI aveva accumulato nel 2026. In pratica, negli ultimi mesi buona parte del mercato coreano si era trasformata in una scommessa concentrata su due produttori di chip di memoria.
Come funziona la trappola della leva
Per capire la portata del fenomeno serve chiarire il meccanismo. Quando si comprano azioni a leva, il broker presta il capitale usando i titoli come garanzia. Finché i prezzi salgono, il guadagno viene amplificato. Quando i prezzi scendono, però, la garanzia perde valore e il broker chiede di versare nuove somme per ricostituirla: è la margin call. Se il cliente non integra in tempi rapidi, il broker vende i titoli, al prezzo di mercato disponibile. È la liquidazione forzata.
In Corea questa leva aveva raggiunto livelli record. I prestiti a margine sui conti retail erano saliti a circa 38-39 mila miliardi di won, un massimo storico. Alcune fonti, includendo altre forme di credito al trading, indicano cifre superiori, oltre 60 mila miliardi di won a fine maggio. Il tutto mentre il debito complessivo delle famiglie coreane si aggira intorno ai 2.000 mila miliardi di won.
Da qui la spirale. I prezzi in calo generano margin call, le posizioni non coperte vengono liquidate, le vendite forzate spingono i prezzi ancora più in basso e innescano nuove chiamate su altri conti. È il cosiddetto deleveraging: il mercato si libera della leva in massa, e ogni gradino trascina il successivo. A luglio le liquidazioni forzate hanno superato i 344 miliardi di won cumulati, con un picco di 142 miliardi in un solo giorno, il 9 luglio.
Una precisazione sulle cifre è doverosa. I dati sul crollo dell'indice e sui singoli titoli sono confermati da più fonti indipendenti. Le stime sul numero di conti coinvolti, quel milione e 200 mila di margin call e i 320-360 mila liquidati, risalgono invece a un'unica segnalazione ripresa poi dagli aggregatori: sono coerenti con il quadro generale, ma vanno considerate stime e non un dato ufficiale certificato. Inoltre le statistiche ufficiali sulle liquidazioni scontano un ritardo di un paio di giorni, quindi l'impatto pieno della seduta del 13 luglio non è ancora conteggiato.
Perché proprio ora: il ciclo della memoria
La miccia arriva da Wall Street e dal tema dell'intelligenza artificiale. Nelle ultime settimane il mercato ha iniziato a leggere alcuni segnali come un possibile picco del ciclo dei chip di memoria, quelli su cui SK Hynix e Samsung hanno costruito profitti record grazie alla domanda legata all'AI. Tra i catalizzatori, la notizia che Meta starebbe sviluppando un business per rivendere la propria capacità di calcolo AI in eccesso, interpretata come un possibile primo raffreddamento della domanda.
A pesare in modo specifico su SK Hynix è arrivata poi una stima secondo cui l'utile operativo del secondo trimestre potrebbe risultare circa l'8% sotto le attese. Il paradosso è che l'azienda ha venduto la memoria ad alte prestazioni, la cosiddetta HBM, con contratti pluriennali a prezzo fisso: una scelta che offre visibilità ma che le impedisce di cavalcare pienamente eventuali rialzi dei prezzi. Il mercato, che l'aveva valutata sull'ipotesi di una crescita continua, ha reagito con le vendite.
Un contagio oltre i confini coreani
La vicenda non è rimasta confinata a Seul. Il comparto dei semiconduttori ha bruciato circa 1.500 miliardi di dollari di capitalizzazione dal 25 giugno. Micron, Samsung, SK Hynix e l'ETF sulla memoria DRAM sono scesi tutti oltre il 20% dai massimi recenti, portando di fatto il settore in mercato orso. Sul fronte valutario il won si è indebolito fino a quota 1.560 circa contro il dollaro, con tensioni propagate agli altri mercati asiatici. Gli investitori stranieri, da inizio anno, hanno venduto azioni coreane per circa 171 mila miliardi di won netti, oltre 112 miliardi di dollari.
C'è poi un risvolto tipico del mercato coreano. Non appena la Borsa è crollata, parte dei capitali retail si è spostata sulle criptovalute: su Upbit, il principale exchange nazionale, i volumi nelle 24 ore sono aumentati del 436%, oltre 4 miliardi di dollari. È il cosiddetto effetto altalena, storicamente rapido e concentrato in uno-tre giorni, che tende a rientrare non appena l'azionario si stabilizza. Sul piano istituzionale, il vertice della Financial Supervisory Service ha convocato i responsabili di 20 grandi società di gestione, chiedendo un rafforzamento dei controlli sulla leva e maggiore tutela dei risparmiatori.
Le lezioni del caso coreano
Al di là dei numeri, il caso coreano offre tre spunti. Il primo riguarda la concentrazione: un indice nazionale appeso a due soli titoli amplifica ogni oscillazione di quei nomi sull'intero mercato. Il secondo è il ruolo della leva, che trasforma una correzione ordinaria in una catena di vendite forzate capace di colpire anche chi non aveva assunto rischi eccessivi. Il terzo è il rischio insito nell'euforia su un singolo tema, in questo caso l'AI e la memoria, quando diventa una scommessa di massa finanziata a debito.
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