Wall Street: ecco 3 insidie da considerare nelle prossime grandi IPO | Investire.biz

Wall Street: ecco 3 insidie da considerare nelle prossime grandi IPO

03 giu 2026 - 15:07

Le grandi IPO in arrivo a Wall Street pongono un problema di valutazioni. Gli investitori osserveranno, tra l'altro, tre importanti aspetti. Vediamoli nel dettaglio

Wall Street si sta preparando a quella che potrebbe essere la più grande stagione di IPO della sua storia. Il 12 giugno dovrebbe debuttare il colosso spaziale SpaceX, che punta a raccogliere 75 miliardi di dollari per una valutazione di 1.750 miliardi (SpaceX fissa il prezzo della sua IPO a 135 dollari per azione). Successivamente dovrebbero arrivare le quotazioni delle principali startup dell'intelligenza artificiale, OpenAI e Anthropic, la cui valutazione potrebbe aggirarsi intorno ai 1.000 miliardi di dollari ciascuna.

Per giustificare queste cifre, le tre società stanno cercando di convincere gli investitori che i loro progetti più ambiziosi siano in grado di cambiare il mondo. SpaceX punta alle missioni su Marte, alla costruzione di data center per l'intelligenza artificiale nello spazio e alla creazione di un'infrastruttura Internet senza precedenti. OpenAI e Anthropic, invece, cercheranno di sviluppare modelli sempre più sofisticati, capaci di sostituire l'essere umano in una miriade di attività e mansioni.

Ma sarà davvero così? Queste visioni affascinanti riusciranno a impressionare gli investitori al punto da imprimere un segno importante sul valore delle azioni a Wall Street? Solo il mercato potrà fornire una risposta a queste domande. In ogni caso, esistono alcune insidie che le società in procinto di diventare pubbliche dovrebbero evitare. Vediamole nel dettaglio.

 

Il quiet period delle IPO a Wall Street

La Securities and Exchange Commission prevede un protocollo chiamato "quiet period", ossia un periodo durante il quale i dirigenti delle aziende si astengono dal rilasciare dichiarazioni pubbliche. Tuttavia, la fase che precede un'IPO è caratterizzata da una serie di incontri e presentazioni ad altissima tensione, in cui i potenziali investitori mettono sotto pressione il management. L'obiettivo è ottenere una visione più chiara dei conti aziendali e valutare se la società sarà in grado di crescere e generare profitti.

Contestualmente, i manager devono convincere il mercato della propria affidabilità e potrebbero quindi cadere nella tentazione di rilasciare dichiarazioni avventate. Questo potrebbe influenzare il comportamento degli investitori una volta aperte le contrattazioni, oltre a creare problemi di natura regolamentare.

"Le IPO sono processi che dovrebbero essere attentamente orchestrati e l'attenzione dovrebbe concentrarsi sulla qualità del business e della storia aziendale", ha spiegato Scott Bisang, partner fondatore di Collected Strategies e consulente di diverse società durante il processo di quotazione, tra cui Lyft. "Ma a volte i dirigenti escono dal copione ed è allora che tutto può diventare imprevedibile".

 

 

L'immagine pubblica durante i roadshow

Prima di un'IPO si svolge il roadshow, ossia la serie di incontri tra i dirigenti aziendali e gli investitori. In questa occasione, i vertici della società presentano il proprio business e si sottopongono alle domande spesso incalzanti del pubblico.

Alcuni quesiti possono essere particolarmente difficili e la capacità dei manager di rispondere con chiarezza e in modo convincente può risultare decisiva. Ad esempio, da domani inizierà il roadshow di SpaceX, che dovrà spiegare come e in quali tempi le perdite della divisione di intelligenza artificiale possano trasformarsi in profitti.

Il modo in cui i dirigenti si presentano e comunicano è fondamentale per trasmettere un'impressione positiva agli investitori, ha affermato Elizabeth Blankespoor, docente della University of Washington specializzata nello studio dei roadshow. "È un'occasione per costruire un'immagine aziendale e quindi l'aspetto conta".

Anche il look non va trascurato, a differenza di quanto fece l'allora ventisettenne Mark Zuckerberg, CEO di Facebook, che durante il roadshow della IPO del 2012 si presentò in tenuta sportiva. La scelta contribuì ad alimentare dubbi sulla sua serietà e sulla maturità del progetto aziendale. Nei primi giorni di contrattazione, il leader dei social media perse circa un quinto della propria capitalizzazione di mercato. Naturalmente, nel lungo periodo emergono i numeri concreti, come dimostra la storia successiva di Facebook-Meta. Tuttavia, gli investitori preferiscono evitare un impatto traumatico nelle prime fasi di negoziazione.

 

Attenzione al prospetto informativo

Un altro rischio da considerare riguarda il documento S-1 che viene presentato alla SEC prima dell'IPO e che contiene il prospetto informativo della società. Quello che viene inserito in questo documento può risultare cruciale per la valutazione del titolo.

Alcuni casi del passato invitano alla massima prudenza. Nel 2011, ad esempio, Groupon fu costretta a rivedere il proprio prospetto perché una metrica finanziaria utilizzata dalla società non includeva le spese di marketing, una voce essenziale per il suo modello di business.

Nel 2019, invece, WeWork fu costretta a ritirare la quotazione dopo il crollo della propria valutazione. Nel prospetto informativo emersero infatti perdite enormi e si scoprì che la società pagava i diritti per utilizzare il marchio "We", acquistato personalmente dall'allora Amministratore delegato Adam Neumann. La vicenda contribuì a minare la fiducia degli investitori e portò al fallimento dell'operazione di quotazione.

 

 

 

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