Goldman Sachs: azioni Alphabet? Una mossa senza precedenti | Investire.biz

Goldman Sachs: azioni Alphabet? Una mossa senza precedenti

03 giu 2026 - 12:13

03 giu 2026 - 12:23

Azioni Alphabet in forte calo dopo l'annuncio di un'emissione da $80 miliardi, la più grande della storia del gruppo. Wall Street divisa sulla scommessa AI

Ieri le azioni Alphabet hanno segnato un rosso del 3,86% dopo che la società madre di Google ha comunicato al mercato un piano di raccolta azionaria da 80 miliardi di dollari: si tratta del più grande aumento di capitale nella storia dell'azienda e uno dei più grandi mai realizzati a livello globale nel settore tecnologico.

La notizia ha colto di sorpresa buona parte degli investitori. Negli ultimi dodici mesi le azioni Alphabet hanno più che raddoppiato di valore, trascinate dall'entusiasmo per le iniziative di intelligenza artificiale del gruppo. Un'euforia che ha reso ancora più brusco il confronto con la realtà dell'annuncio: nuove azioni in circolazione, diluizione degli azionisti esistenti e un piano di spesa in capital expenditure che non accenna a stabilizzarsi.

"Non riuscirà a far ripartire davvero il titolo, perché non appena inizia a salire rimettono carta sul mercato", ha detto Jim Cramer di CNBC commentando il programma ATM - at-the-market - da 40 miliardi che Alphabet utilizzerà per vendere azioni in modo graduale nel mercato secondario a partire dal terzo trimestre del 2026. Un meccanismo che per definizione comprime i rialzi del titolo ogni volta che il prezzo cerca di spingere verso l'alto.

La reazione negativa non ha sorpreso del tutto gli analisti. David Solomon, CEO di Goldman Sachs, ha definito l'operazione "il più grande follow-on equity deal (operazione di finanziamento azionario in più fasi, ndr) mai realizzato" e ha sottolineato che il titolo stava reggendo "abbastanza bene" considerate le circostanze. Un'ammissione velata che il mercato avrebbe potuto punire la notizia in modo ancora più severo.

 

 

Emissione nuove azioni Alphabet: i numeri dell'operazione

Il piano si articola in tre segmenti distinti. La prima tranche, da circa 30 miliardi di dollari, comprende un'offerta pubblica sottoscritta che include circa 15 miliardi in azioni privilegiate convertibili obbligatorie e 15 miliardi in azioni ordinarie e di Classe C. La seconda componente è il programma ATM da 40 miliardi, che prenderà avvio nel terzo trimestre 2026 e distribuirà le nuove emissioni nel tempo. La terza è il collocamento privato da 10 miliardi riservato alla Berkshire Hathaway.

Goldman Sachs ha agito come placement agent sul deal con la Berkshire, oltre a essere co-bookrunner dell'intera operazione insieme a JP Morgan e Morgan Stanley.

L'ingresso della Berkshire è quello che ha evitato una caduta più profonda del titolo. Con questo investimento, la holding di Omaha porta la propria esposizione sulle azioni Alphabet a circa 32 miliardi di dollari, pari a circa un decimo dell'intero portafoglio azionario. Alphabet diventa così uno dei cinque titoli quotati più rilevanti nel portafoglio della Berkshire, affiancandosi a Coca-Cola, che vale oltre 31 miliardi. Si tratta di una delle operazioni di sottoscrizione più significative nella storia della holding, e rappresenta una delle prime grandi scommesse di Greg Abel da quando ha preso il posto di Warren Buffett alla guida del gruppo a inizio anno. L'accordo con la Berkshire sarebbe stato definito nell'arco di appena 24 ore.

Sul fronte della spesa, i numeri sono di un'altra dimensione rispetto a qualsiasi benchmark storico. Alphabet ha ribadito che intende investire tra 180 e 190 miliardi di dollari in capital expenditure nel 2026, con un'ulteriore crescita "significativa" prevista per il 2027. Il cash flow operativo degli ultimi dodici mesi si è attestato a 174 miliardi. Non basta. Negli ultimi dodici mesi il gruppo aveva già emesso circa 85 miliardi in debito, incluse emissioni obbligazionarie da 25 miliardi a novembre 2025 e oltre 30 miliardi a febbraio 2026.

 

 

Dichiarazioni, guidance e implicazioni finanziarie

"L'AI sta guidando la crescita di Alphabet", ha dichiarato il gruppo in una nota, aggiungendo che la raccolta servirà a "sostenere la significativa opportunità di crescita che ci attende". Un linguaggio volutamente generico che lascia spazio all'interpretazione, ma che nei fatti fotografa una situazione in cui la domanda di servizi supera la capacità infrastrutturale disponibile e il gruppo si muove in modo aggressivo per colmare il gap.

Anthony Gutman, co-CEO di Goldman Sachs International, ha parlato di "territorio senza precedenti" in un'intervista a CNBC. "L'emissione di Alphabet è a livello record su qualsiasi parametro", ha aggiunto, sottolineando che c'è "molta domanda" per emissioni azionarie di questa portata e che, in rapporto alla capitalizzazione totale del mercato, il volume rimane "molto gestibile".

A questo punto la nuova emissione di azioni Alphabet pone la questione se la diluzione valga il ritorno atteso. I numeri del primo trimestre offrono qualche elemento di valutazione: ricavi a 110 miliardi di dollari, +22% anno su anno, con la divisione Cloud cresciuta del 63% e la Search del 19%. Il backlog di Google Cloud è salito in modo marcato, segnalando che la domanda per i servizi AI del gruppo è concreta e in accelerazione.

 

 

Il contesto competitivo e la lettura degli investitori

La mossa di Alphabet porta alla luce una tensione che attraversa l'intero settore tecnologico: quanto sostenibile è la corsa alle infrastrutture AI, e chi ha le risorse per finanziarla senza compromettere la struttura finanziaria?

Microsoft e Meta, per confronto, hanno finanziato i propri investimenti in AI prevalentemente tramite cash flow operativo e debito, senza ricorrere a emissioni azionarie di questa scala. La scelta di Alphabet di battere questa strada per prima - e con questi volumi - ha alimentato la percezione di un gruppo che sente l'urgenza più acuta dei propri concorrenti. La risposta del titolo il giorno successivo all'annuncio riflette esattamente questo: il mercato non ha ancora deciso se interpretare la mossa come forza strategica o come segnale di tensione finanziaria.

Baird ha provato a inquadrare la dimensione del fenomeno in termini più ampi: il finanziamento legato all'AI tra hyperscaler, laboratori di ricerca e neocloud ha superato i 600 miliardi di dollari negli ultimi due anni, in quello che la banca stima diventerà un ciclo di investimento da 4.000 miliardi entro il 2030.

"Più spendi, più guadagni", ha detto Jim Cramer riecheggiando le parole del CEO di Nvidia Jensen Huang sull'inevitabilità degli investimenti. È questa la logica che tiene Alphabet nel portafoglio di chi non ha venduto martedì: la convinzione che il capitale oggi bruciato torni sotto forma di vantaggio competitivo nei prossimi anni, quando la corsa alle infrastrutture rallenterà e chi avrà costruito di più raccoglierà di più.

La parent company di Google ha annunciato un'operazione che nessuno si aspettava con questa forma e questa dimensione. Le azioni Alphabet hanno subito il contraccolpo immediato. Il vero giudizio arriverà dai prossimi trimestri: Cloud, ricavi AI, andamento dei buyback. Sono quei numeri, non il prezzo di collocamento, a dire se la scommessa regge.

 

 

 

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