Wall Street è con il fiato sospeso per l'annuncio dei dazi del presidente degli Stati Uniti
Donald Trump. Stasera, il tycoon renderà noti i Paesi colpiti dai
dazi reciproci e quali saranno i beni interessati. Inoltre, ufficializzerà le tariffe generalizzate del 25% sulle auto che entreranno in vigore domani e si aggiungeranno a quelle su acciaio e alluminio della stessa misura già in essere.
L'indice
S&P 500 si è lasciato alle spalle un trimestre di perdite, il peggiore dal 2022. Ad alimentare il sell-off è stata proprio la preoccupazione per la politica commerciale del capo della Casa Bianca. Più precisamente, il timore che la guerra commerciale innescata dalle tariffe faccia male all'economia americana, rendendo effettivo il
rischio di una stagflazione. Gli investitori non stanno più comprando il ribasso come facevano fino a qualche tempo fa ogni volta che a Wall Street andava in scena una correzione.
Ora prevale la cautela e alcuni segnali provenienti dai trading desk delle banche non sono confortanti. Secondo quanto riportato dai trading floor, che analizzano il flusso di denaro tra investitori istituzionali e retail, il sell-off degli ultimi mesi si potrebbe approfondire sull'aumento di volatilità generata dalle decisioni di stasera.
"Le bearish calls (la strategia utilizzata dagli investitori per trarre profitto da prezzi neutri o in calo, ndr) stanno registrando un aumento", ha scritto il trading desk di Goldman Sachs, indicando un livello di volatilità previsto questa settimana paragonabile a quello delle elezioni statunitensi di novembre.
Wall Street: le banche sono diventate ribassiste
Le grandi banche di Wall Street non credono più nell'azionariato statunitense, almeno per quest'anno. Troppe incertezze in vista, in particolare in merito all'impatto dei dazi sull'economia.
A giudizio di Alexander Altmann, responsabile globale delle strategie tattiche azionarie, la principale preoccupazione è che alla fine Trump stasera lascerà spazio all'interpretazione, fomentando l'incertezza generale. Questa "è il killer più temuto sui mercati. Uccide le decisioni di investimento, la spesa aziendale, così come la fiducia delle imprese e dei consumatori", ha dichiarato in un'intervista.
Secondo Michael Romano, responsabile delle vendite di derivati azionari di hedge fund presso UBS Securities, "c'è un'ampia gamma di risultati con una coda violenta in entrambe le direzioni" e "particolarmente preoccupanti sono le alte probabilità assegnate ai movimenti estremi al ribasso".
Intanto, molti strategist hanno abbassato le previsioni sull'S&P 500 per il 2025. Alla fine dello scorso anno, la stima media era di 6.600 punti, ma dopo il disastroso primo trimestre dell'anno in corso, l'outlook è stato rivisto. Una recente nota di UBS ha avvertito che il principale benchmark borsistico americano potrebbe scivolare a 5.400 punti, se Trump dovesse implementare tariffe del 20% (ieri il benchmark si è fermato a 5.633 punti).
In linea David Kostin, strategist di Goldman Sachs, che però partiva da una base più alta. L'esperto ora vede l'indice chiudere a 5.700 punti nel 2025, rispetto alla stima dell'11 marzo di 6.200 punti, che peraltro aveva abbassato da 6.500.
Sulla stessa scia gli strategist di Barclays, che hanno rivisto al ribasso l'obiettivo per l'S&P 500 da 6.600 a 5.900. John Tully, Head of Macro Sales - Equities di Bank of America vede l'indice a 5.500.