Le ultime due settimane sono state molto intense sul fronte delle trimestrali, con le Big Tech che hanno rilasciato i risultati finanziari. Solo Nvidia manca all'appello tra le Magnifiche Sette, ma, come di consueto, è l'ultima a riferire. Per il gigante dei chip bisogna aspettare il 26 agosto.
Questa tornata di utili era però particolarmente attesa, in quanto l'intelligenza artificiale è ormai diventata una mina vagante per le grandi aziende tecnologiche. In particolare, gli investitori sono alla ricerca di segnali che mostrino come i grandi investimenti nella tecnologia che sta cambiando il mondo si traducano in una crescita importante di ricavi e profitti.
Su questo punto, però, stanno diventando sempre più scettici e sono ormai pronti a punire con la vendita delle azioni le società che deludono. Nel contempo, non gradiscono le aziende che continuano ad aumentare le spese per le infrastrutture legate all'AI, poiché temono che una maggiore esposizione faccia aumentare il debito e riduca la redditività.
Big Tech: il bilancio delle trimestrali
La stagione delle trimestrali delle Big Tech ha riservato, alla fine, luci e ombre. Alcune società ne sono uscite bene e le azioni in Borsa sono salite con decisione. Altre, invece, hanno pagato lo scotto di aver alimentato proprio quelle preoccupazioni che gli investitori volevano evitare, pur sfoderando numeri eccezionali.
Alphabet è stata la prima, insieme a Tesla, a pubblicare i conti tra le Magnifiche Sette. Non sono bastati ricavi e profitti record al gigante di Mountain View. Wall Street non ha apprezzato la decisione dell'azienda di aumentare il capex a 200 miliardi di dollari per quest'anno.
Microsoft, invece, non ha seguito la stessa strada, mantenendo invariata la spesa per l'AI nell'anno in corso. Ma soprattutto ha registrato una forte crescita del cloud Azure legata all'AI. Il mercato ha quindi premiato il fatto che i maggiori investimenti effettuati finora abbiano trovato giustificazione nei ritorni economici.
Lo stesso non può dirsi per Meta Platforms, le cui azioni sono crollate perché l'azienda ha aumentato la spesa senza offrire segnali altrettanto convincenti sui frutti degli investimenti. Oltre al fatto di aver prosciugato 784 milioni di dollari di cash flow nel trimestre.
Meta Platforms: guidance delude e cash flow crolla
Trimestrali Amazon e Apple: reazioni contrastanti
Gli investitori hanno reagito in maniera diversa anche alle trimestrali di Amazon e Apple pubblicate ieri a mercati chiusi. Nelle contrattazioni pre-market, il titolo Amazon sale di circa il 12%, mentre Apple sta bruciando l'8% della capitalizzazione. In sostanza, una ha impressionato, l'altra ha deluso.
Il colosso di Seattle ha comunicato che i ricavi del cloud Amazon Web Services (AWS) sono saliti del 37% su base annua, registrando la crescita più forte dal 2021. In questo segmento la società contabilizza la maggior parte delle vendite legate all'intelligenza artificiale, quindi gli investitori lo considerano un indicatore della domanda per i prodotti AI dell'azienda.
La forza del cloud ha messo in secondo piano anche il fatto che la società abbia aumentato gli investimenti in conto capitale a 220 miliardi di dollari nel 2026, rispetto ai 200 miliardi stimati in precedenza. In altri termini, il mercato sta dicendo che l'aumento della spesa nella nuova tecnologia può essere accettato, ma solo se porta benefici economici dimostrati nei numeri.
Nel momento in cui i maggiori sforzi finanziari non trovano corrispondenza nelle entrate aziendali, vengono considerati fini a sé stessi. Di conseguenza, Wall Street vende le azioni.
Apple ha invece un rapporto molto diverso con l'intelligenza artificiale. Non ha un business legato al cloud e ha deciso di investire con molta prudenza per abbracciare la nuova tecnologia. Quest'anno il colosso di Cupertino ha effettuato aggiornamenti importanti e mirati sul versante dell'AI, cercando di tenere il passo con la concorrenza. E infatti le azioni in Borsa ne hanno tratto giovamento.
La trimestrale di ieri, però, ha posto un altro problema legato indirettamente all'intelligenza artificiale. La carenza di chip di memoria, necessari soprattutto per tutto l'ecosistema AI, sta creando vincoli di fornitura che limitano la produzione dei dispositivi Apple e fanno aumentare i costi. Ciò finora ha inciso relativamente su ricavi, vendite e utili dell'azienda, che infatti hanno superato le attese nel terzo trimestre fiscale, anche grazie all'aumento dei prezzi di Mac e iPad.
Gli investitori, però, hanno venduto le azioni perché la società ha fornito indicazioni deboli per il trimestre in corso, citando proprio le problematiche della catena di approvvigionamento. Apple prevede una crescita dei ricavi compresa tra il 9% e l'11%, inferiore al 12% atteso dagli analisti.