Lo stesso collo di bottiglia che da settimane agita i mercati petroliferi si sta ripercuotendo con forza sui prezzi dei fertilizzanti liquidi. A segnalarlo è Laurence Alexander, analista di Jefferies, secondo cui la chiusura dello Stretto di Hormuz ha generato "volatilità immediata" nelle quotazioni del settore.
Hormuz è un'arteria vitale per i flussi globali di fertilizzanti, poiché questi prodotti vengono spesso ricavati dai sottoprodotti della raffinazione petrolifera o estratti dal metano. Secondo i dati di Morgan Stanley, il canale gestisce circa il 27% dei flussi mondiali di ammoniaca e il 35% di quelli di urea - due ingredienti fondamentali per nutrire i campi di mezzo mondo.
Dal momento in cui la crisi si è acuita, i segnali sui prezzi sono stati immediati. Il prezzo dell'urea-nitrato d'ammonio sul mercato statunitense del Golfo (NOLA), stima Jefferies, è salito del 21% dalla fine di febbraio.
Il quadro si è ulteriormente complicato all'inizio di marzo, quando QatarEnergy ha sospeso la produzione di gas naturale liquefatto - la principale materia prima utilizzata per produrre fertilizzanti azotati come ammoniaca e urea - aggravando una situazione già tesa. "Con lo Stretto di Hormuz chiuso e i produttori mediorientali che hanno interrotto le attività, i mercati globali dei fertilizzanti si sono contratti e i prezzi sono saliti in modo marcato", ha scritto Alexander in una nota.
Nutrien e LSB: i produttori nordamericani al riparo dalla tempesta
In questo scenario di tensione, Jefferies ha individuato due società in grado di beneficiare della stretta sui prezzi: Nutrien e LSB Industries. Entrambe operano in Nord America e sono geograficamente distanti dal conflitto, il che le rende relativamente impermeabili alle interruzioni produttive che colpiscono i concorrenti mediorientali.
"Il conflitto ha spinto verso l'alto i prezzi spot domestici proprio mentre inizia la stagione delle semine primaverili", ha osservato Alexander, sottolineando come la combinazione di fattori geopolitici e stagionali stia creando un contesto insolito per i produttori locali.
Jefferies ha promosso Nutrien a "buy", alzando il target di prezzo da 74 a 96 dollari, +14% rispetto alla chiusura di giovedì. Il mercato sembra già scontare parte di questo scenario: il titolo ha guadagnato il 18,5% nell'ultimo mese.
Più eclatante la corsa di LSB Industries, salita del 57% nello stesso arco di tempo. Per quest'ultima, Jefferies ha alzato il target da 11 a 15 dollari - meno 2,8% rispetto ai valori correnti - confermando tuttavia un giudizio "hold" sul titolo. La distinzione tra i due rating riflette le diverse dimensioni e il diverso profilo di rischio delle due società, ma entrambe emergono come potenziali beneficiarie di un ciclo di prezzi straordinariamente favorevole.
Stagione di semina e mercati già tesi: l'incastro perfetto per un'ulteriore fiammata
Il timing della crisi non potrebbe essere più delicato. I mercati dei fertilizzanti si trovano ad affrontare questa ondata di pressioni logistiche e produttive proprio nella fase di picco della domanda: la stagione delle semine primaverili nell'emisfero settentrionale, il momento dell'anno in cui agricoltori e distributori acquistano le scorte necessarie per la campagna agricola.
Lisa De Neve, analista di Morgan Stanley, ha evidenziato come i mercati di azoto, fosfati e potassio fossero già in una condizione di offerta ridotta prima che la crisi di Hormuz si manifestasse in tutta la sua portata. "Le difficoltà logistiche e produttive si sono finora tradotte in prezzi temporaneamente più alti, con aumenti incrementali - e una potenziale distruzione della domanda - che dipendono in larga misura dalla durata dell'evento", ha scritto De Neve in una nota del 4 marzo.
In un'altra nota datata 2 marzo, la stessa analista aveva già avvertito: "stiamo entrando nella stagione agricola di punta per l'emisfero settentrionale, in un contesto di mercati dell'azoto, dei fosfati e del potassio già tesi: un impatto logistico potrebbe tradursi in un effetto inflazionistico a breve termine sui prezzi dei fertilizzanti". Le parole si sono rivelate profetiche.
Il rischio ora è che, anche qualora lo Stretto di Hormuz dovesse essere riaperto in tempi rapidi, la normalizzazione degli scambi commerciali richiederebbe comunque settimane, se non mesi - un lasso di tempo sufficiente a imprimere una spinta duratura alle quotazioni e a ridisegnare, almeno temporaneamente, le gerarchie competitive nel settore. Per i produttori nordamericani come Nutrien e LSB, la finestra di vantaggio è aperta. La domanda è per quanto.