Robotica umanoide: da Tesla ai concorrenti, ecco 10 aziende da seguire | Investire.biz

Robotica umanoide: da Tesla ai concorrenti, ecco 10 aziende da seguire

27 ago 2026 - 09:00

27 ago 2026 - 09:02

La robotica umanoide sta entrando nella fase della commercializzazione. Tesla, UBTECH, Figure, Agility e gli altri player si sfidano su costi, affidabilità e produzione

Fino allo scorso anno parlare di robotica umanoide significava soprattutto avere a che fare con prototipi spettacolari, dimostrazioni tecnologiche e grandi promesse. Nel 2026, però, qualcosa è cambiato. Dietro le immagini dei robot che camminano, afferrano oggetti e si muovono nelle fabbriche sta iniziando a prendere forma una vera industria.

Il problema è che tra un robot che funziona in una demo e una macchina capace di lavorare per otto ore al giorno, per centinaia di giorni all’anno, c’è ancora una distanza enorme. Ed è proprio questa distanza che gli investitori devono imparare a misurare.

Oggi non basta più sapere quante aziende hanno raccolto centinaia di milioni di dollari o quante unità dichiarano di voler produrre: contano soprattutto i robot realmente consegnati, le ore di funzionamento, i guasti, il costo dei componenti e quanto un'azienda riesce ad avvicinarsi all'economia dell'automazione tradizionale. Il settore sta quindi entrando nella sua fase più interessante, ma anche più delicata, ossia quella in cui l'entusiasmo deve lasciare spazio ai numeri.

 

Robotica umanoide: dalla promessa alla produzione

Il caso Tesla è probabilmente quello che meglio racconta questo passaggio. Optimus è nato pubblicamente nel 2021 e da allora Elon Musk ha progressivamente trasformato il robot in uno dei pilastri della strategia industriale del gruppo. Tesla ha investito ingenti risorse nel progetto, ma non ha mai comunicato una cifra separata destinata esclusivamente a Optimus. Oggi la società sta preparando linee produttive a Fremont e in Texas, mentre diversi fornitori asiatici stanno entrando nella catena di approvvigionamento.

Il quadro, però, è meno lineare di quanto lasciassero intendere le dichiarazioni degli anni passati. Durante la presentazione dei risultati del secondo trimestre 2026, Musk ha definito Optimus il prodotto più difficile da industrializzare mai realizzato da Tesla, spiegando che praticamente ogni componente deve essere sviluppato o industrializzato da zero. È un'ammissione importante perché sposta il problema dal semplice funzionamento del robot alla sua produzione in massa. Il vero traguardo, insomma, non è far camminare Optimus, ma è costruirne migliaia senza far esplodere costi, tempi e difetti.

 

La partita si gioca sulla catena di fornitura

Ed è qui che emerge uno dei principali vantaggi della Cina. Aziende come Unitree e UBTECH possono contare su un ecosistema industriale già molto sviluppato nella produzione di motori, attuatori, sensori, batterie ed elettronica di precisione. Non è un dettaglio, perché per un robot umanoide la distinta base è estremamente complessa e comprende migliaia di componenti. Tesla, invece, deve costruire gran parte di questa filiera mentre cerca contemporaneamente di perfezionare il prodotto.

La competizione non sarà quindi soltanto tra robot più o meno intelligenti, ma tra modelli industriali diversi. Da una parte ci sono aziende che cercano di controllare internamente hardware, software e intelligenza artificiale; dall'altra produttori che possono sfruttare una filiera già pronta e puntare rapidamente sui volumi.

I primi segnali arrivano già dal mercato. UBTECH ha dichiarato di aver venduto 1.079 robot umanoidi full-size nel 2025, mentre Unitree, dopo aver raccolto circa 900 milioni di dollari con la quotazione a Shanghai, ha visto il titolo esplodere al debutto.

Ma anche in questo caso bisogna andarci piano. Una parte importante della domanda cinese è ancora legata a ricerca, addestramento e dimostrazioni, e non equivale automaticamente a una domanda industriale stabile. È proprio per questo che il dato più importante dei prossimi anni non sarà il numero di robot presentati, ma quello dei robot che riusciranno a lavorare davvero, in modo continuativo e profittevole.

 

Robotica umanoide: le aziende da seguire

In questo contesto molto complesso, vale la pena di tenere sotto osservazione diverse aziende, quotate e non, che in questo momento sono attive nel grande progetto della robotica umanoide.

 

Tesla – Optimus

Il progetto è partito nel 2021 e non esiste una cifra pubblica separata degli investimenti. Tesla sta però costruendo linee dedicate a Fremont e in Texas e ha progressivamente internalizzato una parte significativa della produzione. Nel 2026 il progetto è ancora in fase di industrializzazione e Musk ha ridimensionato le aspettative sulla velocità di crescita della produzione. La prospettiva resta enorme, perché Tesla può sfruttare competenze accumulate nell'AI, nei semiconduttori e nella produzione automobilistica, ma il vero banco di prova sarà la capacità di passare dai prototipi ai grandi volumi.

 

UBTECH Robotics – Walker

Fondata nel 2012, UBTECH è diventata una delle prime aziende specializzate in robot umanoidi - della famiglia Walker - ad approdare sui mercati azionari, quotandosi a Hong Kong nel 2023. Nel 2025 ha generato oltre 2 miliardi di yuan di ricavi e ha venduto 1.079 umanoidi full-size, con oltre l'80% delle applicazioni concentrate in industria, logistica, automotive ed elettronica. È quindi una delle società più avanzate sul piano commerciale. La sfida ora è dimostrare che questi volumi possono crescere rapidamente mantenendo margini sostenibili.

 

Xiaomi – CyberOne/Iron

Xiaomi ha iniziato a lavorare sulla robotica umanoide nel 2022, quando presentò CyberOne, ma non ha comunicato un investimento autonomo destinato al progetto. Il robot rimane soprattutto una piattaforma tecnologica all'interno della più ampia gamma di attività AI, smartphone, auto elettriche e IoT del gruppo. L'azienda possiede però una filiera hardware molto forte e un importante centro di ricerca interno. Per gli azionisti, quindi, Xiaomi rappresenta soprattutto un'opzione sulla robotica più che una pura scommessa sugli umanoidi.

 

Hyundai Motor/Boston Dynamics – Atlas

Hyundai ha acquisito l'80% di Boston Dynamics nel 2021, in un'operazione che valorizzava la società circa 1,1 miliardi di dollari. Atlas Electric rappresenta oggi il principale progetto umanoide del gruppo ed è destinato anche agli ambienti produttivi Hyundai. Il vantaggio è evidente: Boston Dynamics può testare la tecnologia all'interno di un grande gruppo industriale, senza dover cercare da zero ogni cliente. Atlas è però ancora nelle prime fasi della commercializzazione, quindi l'investimento va letto come una scommessa di lungo periodo sulla robotica.

 

Figure AI – Figure 01/02/03

Fondata nel 2022, Figure ha raccolto quasi 2 miliardi di dollari complessivi, compreso più di 1 miliardo nella Series C del 2025, che ha portato la valutazione dell'azienda a 39 miliardi di dollari. Il progetto relativo ai robot Figure 01, Figure 02 e Figure 03 è già passato dalle dimostrazioni ai test in ambienti industriali, con particolare attenzione alla collaborazione con grandi produttori. La società sta investendo contemporaneamente nel robot, nel modello AI Helix, nella produzione BotQ e nella raccolta di dati. È uno dei candidati più credibili a una futura quotazione, ma la valutazione molto elevata rende altrettanto alto il rischio se la commercializzazione dovesse procedere più lentamente.

 

Agility Robotics – Digit

Agility Robotics lavora sulla robotica bipede da anni e ha trasformato Digit in uno dei primi umanoidi realmente impiegati in attività logistiche e industriali. La società ha raccolto oltre 390 milioni di dollari e dispone di una capacità produttiva RoboFab indicata in 10.000 robot all'anno. Digit è già utilizzato da clienti come GXO e altri operatori industriali, mentre la società prepara la versione v5. Il passaggio decisivo sarà trasformare gli attuali contratti e le prime installazioni in una produzione ripetibile su larga scala.

Apptronik – Apollo

Nata nel 2016, Apptronik ha portato Apollo fino a una raccolta complessiva vicina al miliardo di dollari: nel 2025 aveva raccolto 415 milioni, seguiti da altri 520 milioni nel febbraio 2026. Tra i finanziatori figurano Google, Mercedes-Benz, John Deere e Qatar Investment Authority. Apollo è già coinvolto in programmi industriali con Mercedes-Benz e GXO e beneficia della collaborazione con Google DeepMind. Con quasi un miliardo di dollari a disposizione, la società ha oggi soprattutto il compito di trasformare il capitale raccolto in produzione e installazioni commerciali.

 

1X Technologies – NEO

1X Technologies, fondata nel 2014, ha superato i 125 milioni di dollari raccolti già nel 2024 e ha continuato a investire soprattutto nell'intelligenza artificiale. NEO è pensato non soltanto per il lavoro industriale, ma anche per gli ambienti domestici, con una forte attenzione alla raccolta di dati e all'apprendimento. Nel 2026 la società ha creato il World Model Lab per sviluppare modelli capaci di generalizzare a compiti mai visti prima. La prospettiva è interessante, ma il passaggio a una distribuzione commerciale di massa è ancora da dimostrare.

 

Unitree Robotics – G1/H1/R1

Fondata nel 2016, Unitree è stata per anni una delle realtà cinesi più aggressive sul fronte dei costi e dei volumi. Nell'agosto 2026 è diventata una società quotata a Shanghai, raccogliendo circa 6,1 miliardi di yuan, pari a poco più di 900 milioni di dollari, e raggiungendo una capitalizzazione superiore ai 50 miliardi di dollari al debutto. Nel 2025 aveva generato circa 1,7 miliardi di yuan di ricavi e spedito migliaia di robot. Ora dispone di nuovo capitale per ricerca e produzione, ma dovrà dimostrare che l'enorme entusiasmo del mercato può tradursi in applicazioni industriali realmente redditizie.

 

Sanctuary AI – Phoenix

Sanctuary AI è una società canadese fondata nel 2018 e ha sviluppato Phoenix con una forte attenzione alla destrezza delle mani e al sistema AI Carbon. Ha raccolto oltre 140 milioni di dollari e ha già completato le prime implementazioni commerciali. Rispetto ai concorrenti più orientati alla produzione di massa, Sanctuary punta soprattutto sullo sviluppo dell'intelligenza capace di trasferire competenze tra compiti diversi. Il potenziale è quindi elevato, ma anche il percorso verso una produzione industriale su larga scala appare più lungo.

 

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