Oracle pubblicherà domani, 10 settembre 2026, dopo la chiusura di Wall Street, i risultati del primo trimestre fiscale 2027. L'appuntamento arriva in una fase particolarmente delicata per il gruppo, che sta cercando di trasformarsi da storico fornitore di database e software aziendale in uno dei principali operatori globali dell'infrastruttura cloud per l'intelligenza artificiale.
Oracle, grafico giornaliero. Fonte: TradingView
La domanda per la capacità di calcolo è molto forte, ma gli investimenti necessari per soddisfarla stanno aumentando rapidamente, alimentando le preoccupazioni degli investitori su indebitamento, liquidità e generazione di cassa.
Oracle, attese EPS. Fonte: Forecaster Terminal
Sulla base dei dati presenti sul Forecaster Terminal, Oracle dovrebbe registrare ricavi per circa 19,13 miliardi di dollari, in crescita di circa il 28% su base annua, e un EPS adjusted di circa 1,74 dollari.
Ma per il mercato il dato più importante potrebbe essere un altro: la velocità con cui la crescita di Oracle Cloud Infrastructure continuerà a espandersi e la capacità del gruppo di trasformare gli enormi contratti già acquisiti in ricavi effettivi.
Trimestrale Oracle: OCI resta il motore della crescita
Il principale catalizzatore della trimestrale sarà quindi Oracle Cloud Infrastructure (OCI). Nel quarto trimestre fiscale 2026 i ricavi complessivi cloud sono aumentati del 47% a 9,9 miliardi di dollari, mentre quelli dell'infrastruttura cloud sono balzati del 93% a 5,8 miliardi.
Nell'intero esercizio, i ricavi cloud hanno raggiunto 34 miliardi di dollari, in aumento del 39%, mentre l'IaaS è cresciuto del 77% a 18,1 miliardi. Per il primo trimestre Oracle ha indicato una crescita dei ricavi cloud complessivi compresa tra il 58% e il 64% in dollari.
Si tratta di un ritmo molto elevato, che rende difficile per il mercato accontentarsi di un semplice rispetto della guidance. Gli investitori cercheranno infatti segnali che la crescita dell'OCI possa mantenersi su livelli sufficientemente elevati anche mentre Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud continuano a investire pesantemente nell'intelligenza artificiale.
Oracle: focus sul backlog da 638 miliardi
Il dato che ha maggiormente attirato l'attenzione nell'ultima trimestrale è stato il Remaining Performance Obligations (RPO), salito a 638 miliardi di dollari alla fine del quarto trimestre fiscale 2026. Il valore è aumentato di 85 miliardi di dollari in un solo trimestre e del 363% rispetto a un anno prima.
Secondo Oracle, gran parte della crescita è stata determinata da grandi contratti legati all'intelligenza artificiale. L'RPO rappresenta il valore dei contratti già sottoscritti che devono ancora essere riconosciuti come ricavi. Per questo offre al mercato una visibilità molto maggiore rispetto a una semplice pipeline commerciale.
Oracle ha indicato che circa il 12% dell'RPO dovrebbe essere riconosciuto nei dodici mesi successivi e un ulteriore 34% nei successivi 13-36 mesi. Il problema è che un backlog così enorme deve essere trasformato in infrastrutture fisiche. Oracle deve quindi costruire data center, procurarsi chip e sistemi di networking e garantire energia sufficiente per soddisfare gli impegni presi con i clienti.
La crescita passa da OpenAI e competitors
Una parte importante della nuova fase di crescita di Oracle è legata ai grandi clienti dell'intelligenza artificiale, tra cui OpenAI. Oracle ha stretto con la società di Sam Altman un accordo da circa 300 miliardi di dollari per la fornitura di capacità di calcolo, nell'ambito del più ampio piano infrastrutturale di OpenAI.
La crescita della domanda rappresenta un'enorme opportunità per Oracle, ma introduce anche un tema di concentrazione. Una parte significativa dell'espansione dell'RPO deriva infatti da contratti di dimensioni eccezionali, anziché da una crescita distribuita su migliaia di clienti più piccoli.
Per gli investitori sarà quindi importante capire quanto rapidamente questi accordi entreranno nel conto economico e quali garanzie finanziarie accompagnino i contratti. La qualità del backlog dipenderà non soltanto dal suo valore nominale, ma anche dalla capacità dei clienti di rispettare gli impegni e dalla possibilità di Oracle di realizzare nei tempi previsti la capacità infrastrutturale necessaria.
Oracle, il rovescio della medaglia: capex e free cash flow
La principale fonte di preoccupazione per il mercato è rappresentata dal costo della crescita. Nell'esercizio fiscale 2026 Oracle ha registrato un cash flow operativo record di 32 miliardi di dollari, ma il free cash flow è risultato negativo per 23,7 miliardi di dollari, a causa degli ingenti investimenti necessari per espandere l'infrastruttura cloud.
Oracle ha raccolto 43 miliardi di dollari di finanziamenti tramite debito nel 2026 e prevede di raccogliere circa 40 miliardi tra debito ed equity nel 2027, includendo un programma di emissione azionaria da 20 miliardi di dollari. L'azienda ha inoltre affermato di non prevedere nuove emissioni di debito nel resto del 2026.
Questo è il punto sul quale il mercato sarà probabilmente più esigente. La forte domanda AI giustifica una crescita molto rapida, ma la domanda fondamentale è se Oracle riuscirà a generare abbastanza cassa nel tempo da finanziare una parte crescente dello sviluppo senza aumentare eccessivamente il debito o diluire gli azionisti.
Target da 90 miliardi di ricavi per l’anno fiscale 2027
Oracle ha confermato per il 2027 un obiettivo di 90 miliardi di dollari di ricavi, rispetto ai 67,4 miliardi registrati nell'esercizio precedente. L'obiettivo implica un'accelerazione significativa della crescita e rappresenta uno dei principali parametri attraverso cui gli investitori giudicheranno la trimestrale.
L'azienda ha inoltre portato la guidance sull'EPS non-GAAP a 8,05 dollari. Il primo trimestre rappresenterà quindi un primo test concreto. Un risultato superiore alle attese, accompagnato da una forte crescita dell'OCI e da un aumento dell'RPO, potrebbe rafforzare la fiducia nella capacità di raggiungere il target.
Al contrario, una decelerazione del cloud o un aumento delle esigenze di capitale potrebbe riaccendere i dubbi sulla sostenibilità finanziaria del piano.
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