Nvidia verso i 6.000 miliardi, per le opzioni il momento si avvicina | Investire.biz

Nvidia verso i 6.000 miliardi, per le opzioni il momento si avvicina

07 ott 2026 - 10:00

Nvidia a un passo dal record assoluto dei 6.000 mld di capitalizzazione. Maxi buyback, forti stime sui ricavi e fondamentali solidi guidano la corsa in direzione 248 $

Nvidia si avvicina alla soglia dei 6.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, un livello mai raggiunto da alcuna società quotata. Al momento il valore di mercato del colosso di Santa Clara si attesta in quota 5.778 miliardi e, secondo un'analisi pubblicata da CNBC sulla base dei prezzi praticati dai market maker, le opzioni scontano circa il 50% di probabilità che il traguardo venga raggiunto entro la fine di ottobre.

Con l'attuale numero di azioni in circolazione, la soglia corrisponde a un prezzo di 248 dollari. Sullo sfondo restano tre fattori: l'aumento da 150 miliardi del piano di riacquisto di azioni proprie annunciato il 28 settembre, una guidance che indica una crescita dei ricavi di circa il 70% nell'esercizio fiscale 2028 e una valutazione che, sui multipli, resta inferiore a quella di inizio anno in rapporto agli utili.

Sommario 

 

Nvidia e la soglia dei 248 dollari per azione

Il calcolo alla base del traguardo è aritmetico. Nel secondo trimestre dell'esercizio fiscale 2027, chiuso il 26 luglio 2026, Nvidia ha riportato un numero medio ponderato di azioni base pari a 24,19 miliardi. Moltiplicato per 248 dollari, questo dato restituisce una capitalizzazione di circa 6.000 miliardi. 

Il numero di azioni non è una variabile statica. Il piano di riacquisto riduce progressivamente il flottante, mentre i compensi azionari ai dipendenti agiscono in senso opposto. Una contrazione del numero di titoli in circolazione abbassa, a parità di altre condizioni, il prezzo necessario per raggiungere una determinata capitalizzazione. L'effetto, nell'orizzonte di poche settimane, è tuttavia marginale rispetto alla volatilità giornaliera del titolo. 

Il precedente più vicino risale al 29 ottobre 2025, quando Nvidia è diventata la prima società della storia a superare i 5.000 miliardi di dollari di valore di mercato, poco più di tre mesi dopo aver oltrepassato la soglia dei 4.000 miliardi, nel luglio dello stesso anno. Il passaggio successivo ha richiesto quasi dodici mesi, un intervallo più lungo che riflette sia le dimensioni ormai raggiunte dalla società sia le fasi di correzione attraversate dal titolo nel corso del 2026.

 

 

Cosa dicono le opzioni: delta, scadenze e call skew

Le probabilità citate da CNBC derivano dai delta delle opzioni, cioè dalla sensibilità del prezzo di un contratto alle variazioni del sottostante. Sulle opzioni con strike a 248 dollari, il delta dei contratti in scadenza questa settimana si colloca intorno al 13%, quello delle scadenze del 30 ottobre intorno al 50%. Le stesse quotazioni implicano inoltre circa una probabilità su sedici che Nvidia raggiunga i 7.000 miliardi di capitalizzazione entro la scadenza di novembre. Con il numero di azioni attuale, quel livello corrisponderebbe a un prezzo di circa 289 dollari.

Il dato va letto con cautela metodologica. Nella teoria delle opzioni, il delta approssima la probabilità neutrale al rischio che un contratto scada in the money, non la probabilità che il titolo tocchi un determinato livello in un momento qualsiasi prima della scadenza, che per costruzione tende a essere più elevata. Si tratta inoltre di una misura che incorpora la volatilità implicita e i premi per il rischio, non di una previsione sulla direzione del prezzo: una variazione di pari ampiezza in senso opposto resta altrettanto compatibile con le quotazioni. 

Un secondo indicatore riguarda la struttura della volatilità implicita. Secondo i dati di Barchart citati da CNBC, alcune opzioni call su Nvidia trattano con una volatilità implicita superiore a quella delle put equivalenti. Questa configurazione, definita call skew, è meno comune sulle azioni, dove di norma la domanda di protezione al ribasso rende le put più care. Indica una propensione relativa degli operatori a coprirsi da un rialzo, ad esempio da parte di investitori sottopesati sul titolo rispetto ai benchmark. Non equivale, tuttavia, a un'aspettativa di mercato sul prezzo futuro.

 

 

Il recupero dai minimi di luglio e il peso negli indici

I recenti massimi hanno interrotto sette settimane di andamento laterale e sono arrivati al termine di un recupero che, secondo i calcoli di Bloomberg, vale circa il 23% dai minimi di fine luglio. In quella fase, una correzione durata circa due mesi aveva cancellato oltre 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, sullo sfondo dei timori legati alla sostenibilità degli investimenti in intelligenza artificiale. Il prezzo di chiusura di venerdì si è fermato poco sotto il massimo di chiusura registrato a maggio, a fronte di un nuovo record sui valori intraday. 

Il traguardo dei 6.000 miliardi ha implicazioni che vanno oltre il singolo titolo. Secondo i dati riportati da CNBC, Nvidia rappresenta circa il 13% del Nasdaq e l'8% dell'S&P 500. Una concentrazione di questa entità rende l'andamento della società un fattore determinante per la performance degli indici e dei fondi passivi che li replicano, e amplifica l'esposizione degli investitori al ciclo degli investimenti in infrastrutture per l'intelligenza artificiale.

 

 

Il buyback da 235 miliardi e la remunerazione degli azionisti

Il 28 settembre il Consiglio di amministrazione di Nvidia ha approvato un incremento di 150 miliardi di dollari del programma di riacquisto di azioni proprie, portando l'autorizzazione complessiva disponibile a 235 miliardi (Azioni Nvidia al traino del nuovo buyback record, cosa fare in Borsa?). Si tratta del maggiore incremento di un'autorizzazione al buyback nella storia delle società statunitensi. Nella nota diffusa con l'annuncio, l'Amministratore delegato Jensen Huang ha attribuito la crescita del gruppo alla transizione verso l'intelligenza artificiale e il calcolo accelerato, presentando l'autorizzazione come un segnale di fiducia nelle opportunità di lungo periodo. 

Ben Emons, managing director di Highline Asset Management, ha definito l'annuncio un elemento positivo, descrivendolo come una decisione di allocazione del capitale che esprime fiducia nella domanda di intelligenza artificiale nel lungo periodo.

L'operazione si inserisce in una progressione costante. Nell'esercizio fiscale 2026 Nvidia ha riacquistato 282 milioni di azioni per 40,4 miliardi di dollari. Nel primo semestre dell'esercizio 2027 ne ha riacquistate 203 milioni per 39,8 miliardi, di cui 94 milioni per 19,7 miliardi nel solo secondo trimestre. A maggio il Consiglio aveva già approvato un'autorizzazione aggiuntiva di 80 miliardi e aumentato il dividendo trimestrale da 0,01 a 0,25 dollari per azione: con circa 24,2 miliardi di azioni, l'esborso annualizzato si colloca intorno ai 24 miliardi di dollari. Nel secondo trimestre i dividendi pagati sono stati pari a 6 miliardi. 

L'effetto sul numero di azioni resta tuttavia contenuto. Secondo i dati di Forecaster.biz, le azioni in circolazione sono passate da 24.366 milioni nel secondo trimestre dell'esercizio 2026 a 24.190 milioni nello stesso periodo del 2027, una riduzione di circa lo 0,7%. La differenza tra i titoli riacquistati e la contrazione netta del flottante riflette in larga parte le emissioni legate ai piani di compensazione azionaria. A titolo puramente indicativo, ai prezzi attuali i 150 miliardi della nuova autorizzazione corrisponderebbero a circa 630 milioni di azioni, pari a circa il 2,6% del capitale, ma l'esecuzione è distribuita nel tempo e dipende dalle condizioni di mercato.

 

 

Conti del secondo trimestre e guidance sul 2028

Il riferimento fondamentale per la valutazione resta la trimestrale pubblicata il 26 agosto. Nel secondo trimestre fiscale 2027 Nvidia ha registrato ricavi per 96,2 miliardi di dollari, in crescita del 106% su base annua e del 18% rispetto al trimestre precedente, contro un consenso LSEG di circa 92,2 miliardi. Il segmento Data Center ha generato 89 miliardi, in aumento del 117%, pari a oltre il 92% del fatturato complessivo. Il margine lordo si è attestato al 75%, l'utile operativo GAAP a 63,7 miliardi.

L'utile netto GAAP è stato di 59,7 miliardi, pari a 2,46 dollari per azione diluita, mentre l'utile per azione non GAAP si è fermato a 2,22 dollari, sopra le attese di circa 2,10 dollari. Il divario tra le due misure dipende in larga parte dalle plusvalenze sulle partecipazioni azionarie, pari a 7,8 miliardi nel trimestre e a 23,7 miliardi nel semestre, escluse dal dato rettificato. Dall'inizio dell'esercizio 2027, inoltre, le misure non GAAP del gruppo non escludono più i compensi azionari, un cambiamento che rende i dati rettificati più conservativi rispetto al passato. 

Per il terzo trimestre la società prevede ricavi di 108 miliardi di dollari, con un margine di oscillazione del 2%, contro un consenso di circa 104,2 miliardi. Sarebbe la prima volta che il fatturato trimestrale supera i 100 miliardi. La guidance non include ricavi dalla vendita di chip per data center in Cina. Il margine lordo è atteso al 74%, più o meno 50 punti base. 

L'elemento che ha modificato maggiormente le stime degli analisti è arrivato durante la conference call. Il direttore finanziario Colette Kress ha indicato una crescita dei ricavi di circa il 70% nell'esercizio fiscale 2028, che corrisponde in larga parte all'anno solare 2027, contro il 44% previsto in media dagli analisti. Si tratta della prima indicazione a dodici mesi fornita dalla società. Kress ha precisato che la stima riflette vincoli di offerta e che le previsioni dei clienti indicherebbero una crescita più elevata. Huang ha aggiunto che la domanda supera ampiamente il 70%, ma che la capacità produttiva disponibile consente di garantire con sicurezza quel livello.

 

 

L'analisi di Forecaster.biz: margini, rendimenti e fair value

I dati della piattaforma Forecaster.biz consentono di misurare la qualità dei conti oltre il dato di crescita. Nel secondo trimestre fiscale 2027 il margine lordo si è attestato al 74,98%, in linea con il 74,93% del trimestre precedente e in aumento rispetto al 72,42% di un anno prima. Il margine operativo è salito al 66,24%, dal 65,60% del primo trimestre e dal 60,84% dello stesso periodo dell'esercizio 2026: la crescita dei costi operativi, pur sostenuta, resta inferiore a quella dei ricavi. Il margine netto è sceso al 74,32% dall'85,65% del primo trimestre, ma il confronto è distorto dalle plusvalenze straordinarie sulle partecipazioni, particolarmente elevate nei mesi tra febbraio e aprile.

Sul fronte dei rendimenti, il ROE trimestrale è pari al 28,12%, in calo dal 33,06% del primo trimestre, il ROA al 18,64%, dal 22,48%. Il ROIC si attesta al 21,68%, in progressiva discesa dal 34,02% registrato nel primo trimestre dell'esercizio 2025. La flessione non segnala un deterioramento della redditività operativa, che anzi migliora, ma l'espansione della base di capitale: il patrimonio netto è passato da 157,3 a 229 miliardi di dollari tra gennaio e luglio 2026 e il debito a lungo termine è salito a 32,4 miliardi. L'indicatore Rule of 40, che somma crescita dei ricavi e redditività, si colloca al 128,09%, un livello molto superiore alla soglia di riferimento del 40%. L'Altman Z-Score, a 35,76, segnala un rischio di insolvenza minimo.

Sui multipli, Forecaster.biz indica un rapporto prezzo/utili sugli ultimi dodici mesi di 29,83, con un utile per azione di 7,94 dollari. Su base annua mobile la piattaforma rileva ricavi per circa 303 miliardi di dollari, un utile netto di circa 193 miliardi e un free cash flow di circa 154 miliardi. Il dividend yield è dello 0,22%, lo shareholder yield, che include i riacquisti netti, dell'1,24%.

La sezione dedicata alla valutazione restituisce un fair value medio di 394,09 dollari per azione, superiore del 66,4% al prezzo rilevato dalla piattaforma. Il dato aggrega quattro metodologie con risultati molto distanti tra loro: il modello a flussi di cassa scontati indica 636,28 dollari, il metodo Peter Lynch 352,05 dollari, il modello Economic Value Added 339,40 dollari e il multiplo EV/Sales 248,64 dollari. 

La dispersione è significativa e dipende dalla sensibilità del modello DCF alle ipotesi di crescita di lungo periodo. Il valore derivato dal multiplo EV/Sales, il più prudente dei quattro, coincide quasi esattamente con il prezzo di 248 dollari necessario per raggiungere i 6.000 miliardi di capitalizzazione. Sul piano dell'allocazione del capitale, la piattaforma classifica la società come solida, con un numero di azioni in diminuzione e una remunerazione degli azionisti in crescita.

 

 

Margini, Cina e concentrazione: i rischi da monitorare

Il primo elemento di attenzione riguarda i margini. Secondo quanto indicato dal management durante la conference call di agosto, il margine lordo è destinato a scendere fino a un minimo compreso tra il 71% e il 72% nel quarto trimestre fiscale 2027, a causa dell'aumento dei costi delle memorie, per poi risalire tra il 72% e il 73% nell'esercizio 2028 grazie agli aumenti di prezzo previsti. La guidance al 74% per il terzo trimestre aveva già pesato sul titolo nelle prime contrattazioni dopo la pubblicazione dei conti.

Il secondo riguarda la generazione di cassa. Nel secondo trimestre il free cash flow è sceso a 21,3 miliardi di dollari dai 48,6 miliardi del primo, per effetto di un aumento dei crediti commerciali di 22,3 miliardi e delle scorte di 5,8 miliardi. Nello stesso periodo Nvidia ha emesso debito per 24,9 miliardi, tornando sul mercato obbligazionario per la prima volta dal 2021, come abbiamo ricostruito nell'articolo dedicato alla raccolta fino a 25 miliardi annunciata da Nvidia. Il debito a lungo termine è passato da 7,5 a 32,4 miliardi tra gennaio e luglio.

Il terzo riguarda il rapporto con i clienti. Secondo quanto riportato dalla stampa sulla base dei documenti depositati presso la SEC, oltre la metà dei ricavi proviene da tre soli clienti, grandi gruppi del cloud che sviluppano in parallelo chip proprietari. A questo si aggiunge il ruolo crescente di Nvidia nel finanziamento della domanda: al 26 luglio le partecipazioni azionarie in bilancio ammontavano a circa 94 miliardi di dollari, tra titoli quotati e non quotati, e ad agosto la società ha annunciato intese preliminari con Apollo, BlackRock, Blackstone, Brookfield, Goldman Sachs e KKR per piattaforme di finanziamento in grado di mobilitare oltre 500 miliardi di capitale di terzi per le infrastrutture AI.

Una parte degli analisti considera questa integrazione tra fornitore e clienti un fattore di rischio per la qualità della crescita, mentre il management la presenta come uno strumento per accelerare la costruzione di capacità di calcolo. Nel dibattito rientra anche la questione della vita utile dei chip, sollevata tra gli altri da Michael Burry, alla quale Nvidia ha replicato rivendicando la durata economica dei propri prodotti. 

Resta infine il capitolo Cina, esclusa dalle previsioni per i chip destinati ai data center. Qualsiasi evoluzione del quadro normativo sulle esportazioni rappresenterebbe una variabile non incorporata nella guidance, in un senso o nell'altro. Il calendario più vicino comprende la scadenza delle opzioni del 30 ottobre, le indicazioni sui piani di investimento dei grandi clienti cloud e la prossima trimestrale di Nvidia, prevista il 18 novembre, due giorni prima della scadenza mensile delle opzioni di novembre.

 

 

Il quadro complessivo

Nvidia si trova decisamente vicino alla soglia dei 6.000 miliardi di dollari, un livello che nessuna società ha mai raggiunto. Le probabilità del 50% entro fine ottobre e di circa una su sedici per i 7.000 miliardi entro novembre sono invece una lettura dei prezzi delle opzioni, che misurano la volatilità attesa e non la direzione del titolo.

I dati di Forecaster.biz descrivono una società con margini operativi in espansione al 66,24%, un rischio di insolvenza minimo e un fair value medio di 394,09 dollari, con una forte dispersione tra le metodologie: il modello più prudente, basato sul multiplo EV/Sales, si colloca proprio in prossimità dei 248 dollari. Sul fronte opposto, la discesa attesa del margine lordo, il calo del free cash flow nel secondo trimestre, la concentrazione dei ricavi e il crescente coinvolgimento finanziario della società nella domanda dei propri clienti restano gli elementi su cui si concentrerà l'attenzione degli operatori. La trimestrale del 18 novembre fornirà il primo aggiornamento sulla tenuta della guidance a dodici mesi.

 

 

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