Il sell-off sui titoli obbligazionari USA unito allo stallo dei negoziati tra Usa e Iran impattano negativamente sulle Borse europee, che aprono la seduta in leggero territorio ribassista.
In questo contesto non si arresta la frenata dei listini asiatici che, in scia alle decise vendite che hanno interessato il settore tecnologico, hanno terminato le contrattazioni in generale ribasso. Nello specifico il Nikkei e il Kospi hanno registrato un calo del 3,19% e 6,21%.
Con i futures di Wall Street che si muovono in calo dello 0,15%, il FTSE Mib apre le contrattazioni nei pressi dei valori di ieri a 53.050 punti.
Con un'impostazione di fondo che sull'indice italiano rimane sempre al rialzo, nel breve periodo eventuali discese sotto i 53 mila punti alimenterebbero ulteriori correzioni in direzione dei 52.800-52.700 punti e a seguire verso i 52.500 punti. Al contrario la tenuta dei 53 mila punti dovrebbe aprire la strada a nuovi acquisti, il cui primo obiettivo sarebbe posto sui 53.500 punti.
Tra le azioni da seguire in queste ore a Piazza Affari troviamo Banca Mps, con la banca senese che starebbe studiando alcune alternative per ostacolare l'Opas di Intesa Sanpaolo. Andiamo a scoprire di cosa si tratta.
Banca Mps studia offerte su Bpm e Banca Generali?
A oltre due mesi e mezzo dall'Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Banca Mps, l'amministratore delegato della banca senese, Luigi Lovaglio, starebbe preparando due alternative per ostacolare l'operazione da parte dell'istituto guidato da Carlo Messina.
Secondo alcune indiscrezioni di stampa un'Ops riguarderebbe Banco BPM e un'altra Banca Generali.
Entrambe le ipotesi presenterebbero però degli ostacoli rilevanti, in quanto su Banco BPM peserebbe il veto del primo azionista Crédit Agricole, mentre un'offerta su Banca Generali richiederebbe l'accordo della capogruppo Generali.
Per finanziare le due operazioni la Banca di Piazza Salimbeni potrebbe decidere di vendere il 13% di Generali detenuto attraverso Mediobanca, superando in questo modo i vincoli della passivity rule e le necessarie autorizzazioni societarie.
Ricordiamo che nelle passate settimane il Cda di Banca Mps ha bocciato l'offerta presentata da Intesa Sanpaolo.
Secondo il Consiglio del Monte dei Paschi infatti il corrispettivo offerto, 30,6 miliardi di euro dei quali 3 in contanti, offrirebbe un premio inferiore alla media delle offerte osservate finora nel settore.
Inoltre l'istituto guidato da Luigi Lovaglio ha sempre sottolineato come l'Opas porti con sé “rilevanti incertezze”, prima tra tutte la quota di Generali che finirebbe in pancia a un gruppo concorrente del Leone di Trieste.
Banca Mps: analisi tecnica e strategie operative
Andiamo ora a scoprire quali sono le attese sulle azioni Banca Mps nel breve e medio periodo. È stata una giornata all'insegna della cautela quella di ieri per il titolo Banca MPS, con le quotazioni che hanno chiuso sugli stessi livelli della seduta precedente a 12,03 euro, che rappresentano i massimi degli ultimi 4 anni.
Con un trend che su tutti i time frame rimane confermato al rialzo, nel breve periodo le attese sono per una continuazione degli acquisti prima in direzione dei 12,25-12,30 euro e a seguire verso l'area dei 12,5 euro.
Nel caso in cui anche tali aree dovessero essere messe alle spalle si assisterebbe a ulteriori allunghi in direzione dei 13 euro e successivamente i 13,5 euro.
Il superamento di questi ultimi livelli andrebbe a rafforzare il quadro grafico, con nuovi target posti sui 14 euro e in seguito i 15 euro.
In questo contesto eventuali prese di beneficio che dovessero spingere i corsi fin verso gli 11 euro, dove troviamo l'indicatore daily del Supertrend, potrebbero essere lette come nuove occasioni di acquisto.
Al contrario, la perdita di tali supporti andrebbe a indebolire almeno nel breve periodo la struttura grafica delle azioni.
In questo caso il primo obiettivo ribassista sarebbe sui 10,7 euro e a seguire la soglia dei 10,45 euro, dove il titolo andrebbe a chiudere il gap-up lasciato aperto lo scorso 12 giugno.
La mancata tenuta di tali supporti favorirebbe ulteriori ribassi verso i 10 euro e in seguito i 9,7-9,65 euro. La violazione di questi ultimi supporti aprirebbe le porte per la chiusura dell'ampio gap-up lasciato aperto lo scorso 8 giugno, all'indomani dell'offerta di Intesa Sanpaolo, a 9,055 euro.
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