La fusione SpaceX-Tesla torna prepotentemente al centro dell'attenzione di Wall Street. A riaccendere le voci è stato il debutto in Borsa di SpaceX, evento che ha innescato un'ondata di ipotesi su un possibile matrimonio societario con Tesla, entrambe controllate da Elon Musk.
JP Morgan interviene nel dibattito con una nota firmata dall'analista Rajat Gupta, che promuove l'operazione sul piano strategico pur senza sbilanciarsi su tempi, modalità o probabilità effettive di realizzazione.
La combinazione dei due colossi legati al nome di Musk alimenta un dibattito che va ben oltre la semplice curiosità finanziaria, toccando temi di governance, valutazione e strategia industriale.
Fusione SpaceX-Tesla: numeri e valutazioni sul tavolo
JP Morgan mantiene un giudizio "overweight" su SpaceX con un target price di 225 dollari, quasi il 51% sopra la chiusura di giovedì. La banca d'affari, che ha agito da bookrunner nell'IPO della società aerospaziale, applica invece un rating "neutral" a Tesla, con un obiettivo di 475 dollari che implica un potenziale rialzo del 17%.
L'offerta pubblica di SpaceX, collocata a 135 dollari per azione, ha raccolto circa 85 miliardi di dollari e valorizzato l'azienda 1.770 miliardi di dollari complessivi, una cifra che secondo Gupta rappresenta una moneta di scambio di prim'ordine per eventuali operazioni straordinarie sul mercato azionario.
SpaceX attualmente vale poco meno di 2 mila miliardi (1.952), classificandosi in settima posizione a livello mondiale, mentre Tesla occupa l'undicesimo posto con 1.528 miliardi.
A rafforzare la partita concorre anche una mossa parallela di Musk, che ha portato la propria quota di voto in Tesla al 20% circa, esercitando il pacchetto azionario legato al piano di incentivi del 2018: un passaggio che ne consolida sensibilmente il controllo sul costruttore di veicoli elettrici e che, secondo l'analista, rientra tra i catalizzatori più concreti dell'operazione.
Le parole che alimentano i rumor
Gupta definisce l'ipotesi di combinazione tra SpaceX e Tesla "strategicamente coerente sulla carta", capace di unificare visione, missione e leadership ingegneristica tra le due piattaforme guidate da Musk. Il precedente più significativo in questa vicenda risale a fine maggio, quando alcune fonti vicine al dossier avevano riferito di colloqui già avviati dal fondatore per accorpare le due società sotto un'unica regia.
Poche settimane più tardi la direttrice operativa di SpaceX, Gwynne Shotwell, ha alimentato ulteriormente le speculazioni sostenendo che l'operazione potrebbe rendere la vita più semplice a Musk. Per JP Morgan l'integrazione operativa tra le due realtà industriali è già profonda: l'ambizione condivisa nel campo dell'intelligenza artificiale funge da collante strategico per un'eventuale convergenza su robotica, energia, trasporti e attività spaziali, settori nei quali le due aziende già oggi condividono competenze, fornitori e talenti ingegneristici.
Gli ostacoli
Non mancano tuttavia i nodi da sciogliere prima che l'ipotesi di fusione SpaceX-Tesla possa concretizzarsi. Gupta segnala che la stampa tende a sottovalutare la complessità delle autorizzazioni regolatorie richieste in più giurisdizioni, un tema particolarmente delicato considerata l'ampia esposizione manifatturiera di Tesla su scala globale.
Pesa inoltre l'asimmetria di governance tra le due società: Musk controlla circa l'85% dei diritti di voto in SpaceX contro appena il 20% in Tesla, un divario che alimenta la percezione di un'acquisizione a trazione SpaceX più che di una fusione tra pari.
Un aspetto, questo, che gli investitori, per natura cauti di fronte a operazioni asimmetriche e prive di precedenti diretti nel settore, continueranno a monitorare con attenzione nelle prossime settimane, mentre il mercato prova a prezzare probabilità ancora tutte da verificare e Musk resta l'unico regista in grado di sciogliere davvero il nodo.