Dopo 36 anni di quotazione, Electronic Arts ha salutato definitivamente Wall Street. Il 4 agosto 2026 il colosso dei videogiochi ha completato il delisting in seguito all'acquisizione da circa 55 miliardi di dollari da parte del consorzio guidato dal fondo sovrano saudita Public Investment Fund (PIF), insieme a Silver Lake e Affinity Partners.
Si tratta del più grande leveraged buyout mai completato e di una delle operazioni finanziarie più rilevanti degli ultimi anni. Vediamo cosa sapere sulla storia della società dalla sua IPO al delisting dalla Borsa USA (Wall Street: cosa succede se una società viene cancellata dal listino?).
Electronic Arts: dall'IPO da 84 mln a una società da oltre 52 mld
La storia di Electronic Arts in Borsa è una delle più redditizie del settore tecnologico. Quando la società si quotò al Nasdaq nel 1989 valeva circa 84 milioni di dollari, con ricavi pari a 63,5 milioni e un utile netto di appena 4 milioni.
Il modello di business era già chiaro: sviluppare software per qualsiasi piattaforma, evitando gli elevati investimenti richiesti dalla produzione di hardware. Una strategia che garantiva margini elevati e un utilizzo efficiente del capitale.
Nei primi anni da società quotata, gli utili crebbero a ritmi vicini al 60% annuo, mentre il lancio di FIFA nel 1993 e la nascita del marchio EA Sports posero le basi per uno dei franchise più redditizi della storia dei videogiochi.
Chi avesse investito 1.000 dollari al momento dell'IPO e mantenuto la posizione fino al delisting avrebbe ottenuto un rendimento composto annuo di circa il 17-18%, moltiplicando il capitale per un fattore nell'ordine delle 400 volte. Il calcolo tiene conto dei quattro frazionamenti azionari 2-per-1 effettuati tra il 1992 e il 2003.
La crisi del modello tradizionale
Il percorso non è stato però privo di ostacoli. Tra il 2007 e il 2013 il modello basato sulla vendita dei videogiochi in formato fisico entrò in difficoltà, mentre i costi di sviluppo aumentavano sensibilmente con l'arrivo della nuova generazione di console.
Electronic Arts tentò di crescere attraverso acquisizioni e arrivò persino a lanciare un'offerta ostile su Take-Two Interactive, senza successo. I risultati furono deludenti: la società registrò perdite in quattro dei primi cinque esercizi sotto la gestione di John Riccitiello e nel 2008 il titolo perse oltre il 70% del proprio valore. Nonostante la crescita dei ricavi, l'aumento dei costi continuava a comprimere la redditività.
Nel 2013 la svolta con i ricavi ricorrenti
Il vero punto di svolta arrivò nel 2013 con la nomina di Andrew Wilson come Amministratore delegato. La società completò la trasformazione del proprio modello di business, passando dalla semplice vendita dei videogiochi ai cosiddetti "live services", ovvero contenuti digitali acquistabili nel tempo dai giocatori.
Ultimate Team, la modalità introdotta in FIFA, divenne progressivamente il principale motore di ricavi ricorrenti, migliorando la prevedibilità dei flussi di cassa e modificando radicalmente la percezione del mercato.
Non cambiarono soltanto i risultati economici, ma soprattutto la qualità dei ricavi, elemento che portò a una significativa rivalutazione del titolo in Borsa. Nel 2020 Electronic Arts introdusse anche il primo dividendo della propria storia, accompagnato da un piano di riacquisto di azioni proprie, segnando il passaggio a una fase di piena maturità finanziaria.
Un ultimo bilancio da record
Paradossalmente, l'ultimo esercizio da società quotata è stato anche il migliore della sua storia. Nell'anno fiscale chiuso il 31 marzo 2026, Electronic Arts ha registrato net bookings record per 8,026 miliardi di dollari (+9%), ricavi per 7,531 miliardi (+1%) e un flusso di cassa operativo di 2,553 miliardi (+23%), confermando la capacità di generare liquidità in modo stabile e prevedibile. Proprio queste caratteristiche hanno reso la società un obiettivo ideale per un'operazione di private equity.
L'acquisizione da 55 miliardi
L'accordo, annunciato nel settembre 2025 e completato il 4 agosto 2026 dopo il via libera delle autorità regolatorie, valuta Electronic Arts circa 55 miliardi di dollari di enterprise value e circa 52,5 miliardi di equity value, con un prezzo di 210 dollari per azione.
Il consorzio acquirente ha finanziato l'operazione con circa 36 miliardi di capitale proprio, importo che comprende il conferimento della quota del 9,9% già detenuta da PIF, valorizzata circa 5,2 miliardi al prezzo d'offerta, e 20 miliardi di debito, di cui circa 18 miliardi erogati al closing.
Secondo le stime, l'operazione incorpora un multiplo EV/EBITDA di circa 20 volte. Dopo il closing, il Public Investment Fund controlla il 93,4% della società, mentre Silver Lake e Affinity Partners detengono rispettivamente il 5,5% e l'1,1%.
Il nodo del debito
C'è un aspetto dell'operazione che merita attenzione. Prima dell'acquisizione Electronic Arts aveva circa 2,2 miliardi di dollari di debito lordo, sostanzialmente compensati dalla liquidità disponibile: una società senza leva finanziaria netta, in altre parole.
Dopo il closing il debito sale a circa 18 miliardi erogati, su 20 complessivamente impegnati. A un costo medio ipotizzabile intorno al 7%, in linea con le condizioni di mercato per operazioni analoghe, gli oneri finanziari annui si collocherebbero tra 1,3 e 1,5 miliardi di dollari: una porzione rilevante dei 2,55 miliardi di flusso di cassa operativo generati nell'ultimo esercizio.
È il tratto tipico di un leveraged buyout: la stessa prevedibilità dei flussi che ha reso Electronic Arts appetibile per gli acquirenti è ora il presupposto su cui si regge la sostenibilità del debito.
Delisting Electronic Arts: cosa cambia per gli investitori?
Con il delisting di Electronic Arts, il mercato azionario perde uno dei pochi grandi editori occidentali di videogiochi rimasti quotati dopo l'acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft.
Per gli investitori diventa quindi sempre più difficile ottenere un'esposizione diretta al settore videoludico attraverso società quotate, mentre una quota crescente dell'industria passa sotto il controllo di grandi gruppi tecnologici o di investitori privati.
La parabola di Electronic Arts si chiude così con una creazione di valore straordinaria: da una capitalizzazione di 84 milioni di dollari nel 1989 agli oltre 52 miliardi riconosciuti agli azionisti nel 2026.