Le indiscrezioni giornalistiche su una fusione tra AstraZeneca e Bristol Myers Squibb non sono piaciute affatto agli investitori. Quando, a inizio settimana, alcuni importanti quotidiani internazionali hanno riportato le voci di una possibile combinazione, il titolo del colosso farmaceutico britannico è crollato, riprendendosi solo dopo che, nei giorni successivi, Reuters ha citato una fonte che negava l’esistenza dei colloqui.
AstraZeneca-Bristol Myers Squibb: nasce il colosso da 400 miliardi?
La situazione resta ancora incerta e il mercato continua a valutare l’evolversi degli avvenimenti. Di certo, se AstraZeneca dovesse acquisire Bristol Myers attuerebbe un netto cambio di paradigma rispetto alla strategia aziendale seguita nell’ultimo decennio, improntata sulle acquisizioni di aziende più piccole.
In realtà, tutto il settore farmaceutico ha subito una metamorfosi dopo l’ondata di mega-fusioni dei primi anni 2000, dovuta principalmente alla scadenza dei brevetti e all’esigenza di rafforzare la pipeline di nuovi farmaci.
Negli ultimi anni il comparto si è orientato verso accordi di licenza e acquisizioni mirate di dimensioni più ridotte, consentendo alle grandi aziende di ottenere tecnologie promettenti e nuovi farmaci senza le complicazioni tipiche delle fusioni integrali. In pratica, le aziende hanno preferito acquistare società focalizzate su specifiche aree terapeutiche, lasciandole operare con una certa autonomia, piuttosto che intraprendere grandi operazioni che richiedevano tempi lunghi e rischiavano di compromettere la produttività.
Ora, però, il settore potrebbe tornare a guardare alle mega-fusioni per creare maggiori economie di scala. "Se c’è mai stato un momento in cui potremmo rivedere le mega-fusioni nel settore farmaceutico, è questo", ha dichiarato Jared Holz, analista di Mizuho.
AstraZeneca: la grande leva americana
Un’acquisizione di Bristol Myers porterebbe indubbiamente alcuni vantaggi ad AstraZeneca. Innanzitutto, darebbe vita a un gigante del valore di circa 400 miliardi di dollari, consentendo all’azienda britannica di ottenere ciò che anni di operazioni più piccole non sono riusciti a garantire.
In pratica, AstraZeneca avrebbe una maggiore scala negli Stati Uniti, controllerebbe una rete commerciale più profonda e potrebbe accedere - o rafforzare l'accesso - al business di comparti chiave come l’oncologia, l’ematologia e le neuroscienze. Il gruppo ha già investito miliardi di dollari negli Stati Uniti in produzione e ricerca, ma la fusione con Bristol Myers gli permetterebbe di compiere un enorme salto di qualità.
Assorbire Bristol Myers "consentirebbe di soddisfare rapidamente molti dei suoi obiettivi", ha affermato Daniel Chancellor, vicepresidente di Norstella. Secondo Alex Torgerson, partner M&A di West Monroe, AstraZeneca potrebbe raggiungere obiettivi simili anche attraverso una serie di acquisizioni più piccole, ma non con la stessa rapidità.
"Bristol Myers offre una grande organizzazione commerciale statunitense, franchise consolidati, forte generazione di cassa e una vasta pipeline avanzata, tutto in un’unica operazione", ha spiegato.
I rischi dell’acquisizione di Bristol Myers
Non è però tutto oro quel che luccica. Secondo alcuni analisti, l’acquisizione di Bristol Myers potrebbe trasformarsi in una trappola per AstraZeneca.
Bristol Myers si avvicina infatti alla perdita del brevetto dei suoi due principali farmaci, Eliquis e Opdivo. Questo potrebbe avere un impatto negativo sui ritorni economici per AstraZeneca, che dovrà comunque affrontare in seguito le proprie scadenze brevettuali, previste tra il 2031 e il 2033. UBS dubita che le sinergie attese intorno al 2030 siano sufficienti a compensare le successive scadenze brevettuali di AstraZeneca.
Secondo Johannes Hesche, portfolio manager di ACATIS Value Event Fund, "nel breve termine, l’incremento degli utili e le sinergie di costo potrebbero aumentare l’utile per azione di AstraZeneca di circa il 10-15%. Tuttavia, il quadro a lungo termine appare meno allettante. Diversi prodotti di punta di Bristol Myers, in particolare Eliquis e Opdivo, stanno per arrivare alla naturale scadenza del loro brevetto nei prossimi anni, mettendo a rischio due importanti fonti di ricavi".
In secondo luogo, i prossimi risultati clinici avanzati di Bristol Myers potrebbero rendere la situazione ancora più complessa, poiché potrebbero modificare sensibilmente il valore della società. Alcuni esperti sottolineano che attendere tali risultati prima di qualsiasi operazione ridurrebbe probabilmente l’incertezza, ma rischierebbe anche di trasformare Bristol Myers in un obiettivo più costoso.
Infine, potrebbero emergere problemi di natura regolamentare, soprattutto nel settore oncologico. Le due aziende competono già in questa branca della medicina e le rispettive pipeline risultano in parte complementari. AstraZeneca è più forte nei tumori solidi, mentre Bristol Myers nei tumori del sangue e nelle terapie cellulari. Inoltre, le mega-fusioni, pur potendo creare valore attraverso l’eliminazione di duplicazioni, il consolidamento delle operazioni e l’aumento del potere d’acquisto, possono anche indebolire l’innovazione mediante tagli alla ricerca, perdita di talenti e rallentamento dei processi decisionali.