Gli investitori europei potrebbero beneficiare di un importante cambiamento nella tassazione dei dividendi esteri. La direttiva europea Faster (UE 2025/50) introduce nuove procedure per ridurre la doppia tassazione sui redditi finanziari transfrontalieri, rendendo più semplice e rapido il recupero delle ritenute applicate in eccesso.
Oggi chi investe in azioni di società estere può subire un doppio prelievo: una prima tassazione nel Paese della società che distribuisce il dividendo e una seconda in Italia. Il risultato è un rendimento netto significativamente inferiore rispetto alla cedola lorda annunciata dalla società.
Le nuove regole prevedono invece procedure accelerate per applicare direttamente l’aliquota prevista dagli accordi fiscali o ottenere il rimborso delle imposte versate in eccesso in tempi molto più brevi. Vediamo tutto quello che c’è da sapere.
Dividendi azionari: come funziona oggi la doppia tassazione
Quando una società estera distribuisce un dividendo, il Paese di origine applica una ritenuta alla fonte. La Germania, ad esempio, trattiene il 26,375%, mentre altri Paesi applicano aliquote differenti.
Successivamente interviene la tassazione italiana, con l’imposta sostitutiva del 26% applicata sul dividendo già ridotto dalla ritenuta estera. Le convenzioni contro le doppie imposizioni prevedono generalmente un limite del 15% per la ritenuta applicabile dal Paese estero, ma il recupero della differenza è oggi complesso.
Gli investitori devono infatti presentare richieste di rimborso alle autorità fiscali straniere, spesso attraverso procedure burocratiche lunghe e costose. Per molti piccoli risparmiatori, il recupero non risulta conveniente rispetto all’importo da ottenere.
Dividendi azionari: cosa cambia con la direttiva Faster?
Il nuovo sistema si basa su tre elementi principali. Il primo riguarda il certificato digitale di residenza fiscale (eTRC), che dovrà essere rilasciato dagli Stati membri entro 14 giorni dalla richiesta e sarà valido in tutta l’Unione europea per un intero anno fiscale. Il secondo introduce due procedure semplificate:
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sgravio alla fonte, con l’intermediario che applica direttamente l’aliquota convenzionale al momento del pagamento del dividendo;
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rimborso rapido, con la restituzione dell’eccedenza entro 60 giorni dalla richiesta.
Il terzo pilastro riguarda i controlli antifrode, attraverso una maggiore standardizzazione dei dati trasmessi da banche e intermediari finanziari. L’obiettivo è anche prevenire fenomeni come i casi CumEx e CumCum, legati a richieste multiple di rimborso sulle stesse ritenute.
Dividendi e direttiva Faster: nessun cambiamento per titoli USA e svizzeri
La direttiva riguarda esclusivamente i flussi di dividendi e interessi provenienti da Stati membri dell’UE. Non modifica quindi la tassazione sui titoli di Paesi extra UE. Per gli investitori italiani con azioni statunitensi come Apple, Microsoft o Coca-Cola, oppure con titoli svizzeri, il meccanismo resterà invariato.
La ritenuta alla fonte estera continuerà ad applicarsi secondo le regole attuali. Si tratta di un aspetto rilevante considerando che molti portafogli degli investitori italiani hanno una forte esposizione verso il mercato americano.
Le nuove regole entreranno in vigore dal 2030
Nonostante l’approvazione della direttiva, il cambiamento non sarà immediato. Gli Stati membri dovranno recepire le nuove norme entro il 31 dicembre 2028, mentre l’applicazione effettiva è prevista dal 1° gennaio 2030.
Fino ad allora, gli investitori continueranno a utilizzare le procedure attuali per il recupero delle ritenute eccedenti. Nel frattempo, banche e intermediari dovranno adeguare i propri sistemi operativi per consentire l’applicazione automatizzata delle nuove procedure.